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| 29 apr 2024 | 14:22

Un Centro Santa Chiara in salute conferma Ongaro: direzione per altri tre anni

Il bilancio 2023 dell'ente segna numeri record e archivia definitivamente il periodo nero della  pandemia. Le cifre tra proposte multidisciplinari in crescita così come il pubblico e gli incassi gettano le basi di un futuro sviluppo. Solide collaborazioni e una vocazione regionale grazie alla sinergia con Bolzano. La gestione della Music Arena è una sfida che sarà vinta se si si saprà archiviare l'epoca delle costose improvvisazioni senza progetto per un capriccio politico

TRENTO. Massimo Ongaro raddoppia. Il Cda del Centro Santa Chiara conferma per altri tre anni il direttore venuto dallo Stabile del Veneto col mandato di dare da una parte continuità e dall’altra (la parte che più conta) sviluppo all’ente culturale dal respiro ormai regionale (vista la solidità della sinergia con lo Stabile di Bolzano). La conferma di Ongaro non appare solo la logica conseguenza dei numeri positivi del bilancio 2023 appena licenziato. C’è infatti anche il sottinteso riconoscimento all’attitudine di Ongaro ai buoni rapporti con gli altri soggetti culturali (grandi e piccoli) che operano sul territorio con il risultato di dare vita a collaborazioni che solo qualche anno stentavano ad entrare nell’agenda del Santa Chiara.

 

 Un bilancio è fatto di numeri. Per un ente che promuove cultura attraverso lo spettacolo e palco dopo palco consolida e amplia i pubblici i numeri hanno una profonda valenza sociale. Una valenza di aggregazione, di scambio, di scoperta, concorrenza virtuosa alla prigionia televisiva ed in definitiva di miglioramento indubbio della comunità.

 

 Il 2023 del Centro Santa Chiara pare abbia davvero archiviato l’incubo dell’indispensabile isolamento pandemico.  “E’ stato un anno sfidante e intenso – si legge nella relazione di Ongaro approvata dal Cda - che ha confermato il pieno rilancio e ha posto le basi per una nuova fase di crescita”.  Più di quello che ci si aspettava: ecco il primo elemento di soddisfazione ma anche di impegno a proseguire su una strada di rinnovamento.

 

 Con un valore della produzione di euro 9.639.369 (+25% sul 2022), 33 diverse manifestazioni all’attivo, 604 alzate di sipario nei 5 teatri in gestione e in 50 ulteriori spazi del territorio regionale (teatri o luoghi pubblici), tra spettacoli di prosa, danza e musica, prodotti in residenza o ospitati, e quasi 150.000 presenze complessive.

 I numeri generalmente sono aridi. Ma questi numeri significano capacità di invertire una rotta che le chiusure forzate del Covid sembrava diretta verso un baratro non soltanto occupazionale sia per gli artisti che per tutta la complessa macchina di professionalità che rendono possibile l’offerta di spettacolo. La ripresa, che nei numeri è indubitabilmente solida, permette insomma fiducia anche nel futuro prossimo del Santa Chiara.

 

 Ancora cifre. Ancora cifre che si traducono in una vitalità culturale alla quale chi governa il Trentino dovrebbe porre attenzioni meno episodiche e meno dettate da meri interessi campanilistico elettorali. Gli spettacoli programmati nelle sedi gestite per attività proprie o di terzi sono stati 516, un dato mai raggiunto prima, in crescita del 13% rispetto all’anno precedente, con un notevole impatto sull’occupazione degli artisti e delle maestranze.

Nelle sedi gestite, le recite organizzate direttamente dal Centro sono state 280 con spettacoli di prosa, danza, musica, cinema, teatro ragazzi, mentre per eventi organizzati da terzi utilizzando i servizi teatrali dell’Ente, il sipario si è alzato 236 volte. Tutto questo ha una ricaduta notevole sui ricavi: il Centro ha incrementato i ricavi delle vendite e delle prestazioni rispetto al 2022 totalizzando 1.655.005 euro (+ 52,90%).

 

 I ricavi da botteghino sono stati 875.902 euro, più che raddoppiati rispetto ai 424.331 euro del 2022, mentre per quanto riguarda i ricavi da utilizzo sale si è passati dai 236.999 euro del 2022 ai 354.132 del 2023, con un aumento del 49,42%.

 

 Chi ancora dovesse credere alla strampalata teoria di chi diceva che “con la cultura non si mangia” ha materia per ricredersi. Il Centro Santa Chiara ha direttamente assicurato occupazione nel 2023 a 241 persone tra artisti, tecnici e collaboratori, oltre ai 58 dipendenti dell’Ente (dati dalla somma dei contratti a tempo determinato e indeterminato).

 

 Nell’anno 2023, inoltre, sono state ospitate 114 compagnie tra prosa, danza e teatro ragazzi.  Non ci sarebbero risultati positivi – Ongaro e il Cda lo sottolineano non per pro forma – se non si fosse creato negli anni un senso di appartenenza nel personale che oltre alla normale amministrazione dei calendari ha dovuto far fronte ad incarichi diversi dalle gestioni dei contenitori culturali, come ad esempio la gestione dal 2023 della nuova area archeologica “Villa Romana d’Orfeo” a Trento, che si è affiancata alla gestione dello Spazio archeologico sotterraneo del Sas - SASS. Ma poi le Feste Vigiliane e la collaborazione del Santa Chiara ai festival (Economia, Sport, Montagna).

 I riconoscimenti statali (il contributo aumentato per la danza fino al 2024) e le collaborazioni sono “voci di bilancio” di valenza. L’elenco dei partner istituzionali è lungo (Università, Mart, Buonconsiglio, Muse, Psa trai tanti) ma soprattutto – e qui sta un percorso con ampie possibilità di sviluppo – disegnano una logica di rete a maglie sempre più fitte. Tra queste stabili collaborazioni, quella con l’Opera Universitaria è di particolare importanza per l’attenzione che merita la popolazione studentesca che anima Trento. In questo senso, il Centro contribuisce ad “animare” il Teatro SanbàPolis attraverso una programmazione appositamente dedicata, e per molti versi di ricerca, con l’obiettivo di farlo diventare punto di riferimento generazionale ben oltre la dimensione universitaria.

 

 Se il valore complessivo della produzione è in aumento del 25,15 per cento rispetto al 2022, anche il vitale contributo della Provincia si è attestato nel 2023 a 6.162,575 milioni che, aggiunti ai finanziamenti dei Comuni di Trento e Rovereto per attività proprie o delegate, porta il totale dei contributi a 7.674.128 milioni (+16%). Molti altri numeri e molte altre tabelle di dettaglio testimoniano il valore economico, culturale ma soprattutto sociale del lavoro del Centro. Un lavoro che dai contenitori di Trento e Rovereto diventa punto di riferimento per l’intero Trentino. Nelle intenzioni del Centro dovrà infatti diventare sempre più visibile quella funzione di Ente per lo sviluppo culturale del Trentino che la Provincia ha assegnato (Ente Funzionale), in una logica di scambio virtuoso con altre realtà che operano nel comparto.

 

 Ma se i numeri certificano una gestione coraggiosa ma accorta, le sfide che il Centro ha di fronte sono al tempo stesso complesse ed entusiasmanti. Una su tutte la gestione – affidata recentemente dalla Provincia autonoma di Trento – della Trentino Music Arena. Potrebbe anche finire dunque l’epoca dei costosi capricci fugattiani, delle spese abnormi per eventi improvvisati ed improvvidi come quelli imposti la scorsa estate. Il Santa Chiara promette un progetto che si svilupperà nell’arco di un triennio, puntando a far entrare stabilmente Trento ed il Trentino nella geografia dei concerti di caratura nazionale ed internazionale, con un occhio alle esigenze di pubblici differenziati per età e gusto, ma anche grande attenzione alla sostenibilità economica delle iniziative (l’esatto contrario di quello a cui si è assistito da Vasco in poi all’area San Vincenzo). La prossima estate, in via di definizione, sarà di fatto ancora sperimentale perché la programmazione da “circuito” di nomi di rilievo si fa con un anno e più di anticipo.

 

 Una nuova identità visiva del Centro Santa Chiara, pensata e creata grazie alla collaborazione con la Libera Università di Bolzano - Facoltà di Design e Arti, guidata dal prof. Giorgio Camuffo, e l’avvio di un nuovo sistema di biglietteria sono le novità attese per i prossimi mesi.

Non c’è infine novità ma solo la certezza di uno sviluppo ancora più intenso e creativo attraverso la collaborazione non più episodica e su più fronti tra il Centro e il Teatro Stabile di Bolzano, nell’ottica di un “teatro regionale” che comincia finalmente ad avere molto più delle sole fondamenta teoriche, attraverso iniziative condivise anche con il Coordinamento Teatrale Trentino e la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento. Allo stesso modo, proseguirà lo sforzo per rafforzare le “identità” (con programmazioni ed ospitalità mirate) degli spazi direttamente in carico alla gestione dell’ente. Il bilancio 2023 chiude con circa 8000 euro di attivo.

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