Uno stipendio di 1200 euro al mese e una laurea in tasca, la storia di Oussama: "Dormo in un edificio abbandonato, nessuno affitta a un richiedente asilo"
Oussama ha 25 anni e nel 2023 è partito dal Marocco per cercare un lavoro e aiutare i suoi genitori anziani e il fratello malato. Dopo essere rimasto per sei mesi in Spagna è arrivato lo scorso settembre a Trento. Ha una laurea triennale in Giurisprudenza e un lavoro stabile. Fino ad oggi non è mai riuscito a trovare una casa: "Quando c'è l'occasione di un affitto, tutto si blocca appena dico che sono un richiedente asilo"

TRENTO. Lasciano la propria casa e il proprio Paese per cercare un futuro migliore, un lavoro con cui aiutare padre, madre, fratelli e sorelle. Tante speranze che spesso, purtroppo, vanno ad infrangersi contro il muro dell'ignoranza e dell'egoismo.
E' la storia di tantissimi giovani migranti che arrivano in Italia e, nonostante un lavoro, rimangono bloccati, sospesi nell'attesa di ottenere una risposta alla domanda d'asilo che arriva dopo mesi o addirittura anni. E nel frattempo? Non riescono ad avere una casa, un luogo caldo dove dormire e sono costretti a vivere sui marcipiedi, sotto i ponti o negli edifici abbandonati.
Vite ferme, come quella di Oussama, 25 anni, arrivato a Trento a settembre dello scorso anno. Laureato alla triennale di Giurisprudenza in Marocco, con un lavoro e uno stipendio da 1200 euro al mese, è costretto a vivere in un edificio abbandonato assieme ad un amico. La sua è una delle tante storie che accomunano moltissimi giovani migranti che oggi si trovano a Trento in un vero e proprio limbo fra tempi di attesa e ostacoli per ottenere una risposta alla richiesta di protezione internazionale.
Per conoscere Oussama bisogna fare un passo indietro. Lo incontriamo al centro sociale Bruno dove assieme a tanti altri partecipa alle lezioni di italiano organizzate due volte a settimana da LiberaLaParola, grazie alle quali persone migranti e persone italiane si ritrovano in uno spazio aperto e accogliente.
Il suo viaggio è iniziato nel 2023 quando decide di lasciare il Marocco per cercare un lavoro e aiutare, in questo modo, i suoi genitori anziani e i suoi due fratelli, uno dei quali malato. “In Marocco – ci racconta Oussama – ho frequentato il triennio di Giurisprudenza”. La strada che voleva intraprendere era quella dello zio avvocato ma il percorso venne presto interrotto. Oussama decide quindi di partire alla ricerca di un lavoro, di un futuro per lui e la sua famiglia.
La prima tappa del suo viaggio è stata la Spagna dove arriva grazie ad un visto turistico. “Sono stato fortunato ad ottenerlo – ci racconta – ma quando sono arrivato in Spagna non sono riuscito a trovare alcun lavoro. Ho dormito in alcuni edifici abbandonati, non è stato semplice”.
Nel corso dei sei mesi in Spagna ha però conosciuto un altro ragazzo ed è chiacchierando con lui che decide di ripartire nuovamente per raggiungere l'Italia, e a inizio settembre dello scorso anno arriva a Trento. “In principio ho dormito all'aperto, sotto ad un ponte nella zone del Muse. Per una decina di giorni ho poi trovato un posto alla casa S. Giovanni”.
Il 13 dicembre Oussama riesce a presentare una domanda di protezione internazionale. Dal cellulare ci mostra i documenti che ha consegnato. E' felice, nonostante l'attesa di una risposta sia ancora lunga e gli ostacoli ancora tanti. In questi mesi lui, però, non si è fermato. Ha iniziato a cercare lavoro a Trento ed è riuscito a trovarlo.
Nel frattempo, grazie anche ai volontari di LiberaLaParola, ha presentato domanda all'Università di Trento per poter proseguire il suo percorso di studi. Non tutto, però, sembra andare per il meglio.
Nonostante un lavoro regolare, uno stipendio e una laurea triennale, Oussama a Trento non ha una casa e per dormire utilizza gli spazi di un edificio abbandonato che condivide assieme ad un amico. “La notte fa freddo ma per fortuna - ci racconta – abbiamo diverse coperte e riusciamo a ripararci”. I tentativi di trovare un alloggio fino ad oggi non sono andati a buon fine.
“Una parte dei soldi dello stipendio – ci spiega – li mando alla mia famiglia per le cure che servono a mio fratello. Con quello che mi rimane difficilmente riesco a pagarmi una stanza”.
Ma non è solo una questione di soldi. “Quando c'è la possibilità di avere un posto in affitto, tutto viene bloccato appena il proprietario vede che sono un richiedente asilo. E' già successo diverse volte ed è sempre la stessa storia. Non mi rimane che attendere e riprovare, non voglio tornare in Marocco”.












