''Davide si addormenta nella sabbia. Poco dopo lo sveglio, un ragno cammello corre nella sua direzione'', Lorenzo Barone e l'impresa nella cuore del Sahara
Il cicloviaggiatore umbro dopo le imprese tra i ghiacci nel Nord Europa sta costruendo il suo prossimo progetto ''Dust – La via della polvere''. A giugno era in Ciad dove con la sua fatbike (e accompagnato per buona parte del viaggio da Davide Barbè gestore del rifugio Antola in Liguria) ha affrontato mille difficoltà tra temperature caldissime e un clima inospitale

CIAD. ''Davide si addormenta nella sabbia. Poco dopo lo sveglio, un ragno cammello corre nella sua direzione. Un poliziotto comincia a saltare e correre. Mi metto a ridere. Controllo le gomme e cambio entrambe le camere d’aria. Il giorno dopo ricontrollo tutto e lascio a Davide circa 3 chili di cose superflue. Nel pomeriggio l’auto finalmente arriva. Trattano sul prezzo e lo guardo scomparire tra le dune. Sono le 17, l’aria è più fresca. Saluto i poliziotti, metto lo zaino in spalla per non rompere il portapacchi posteriore, già oltre il limite. Dopo un chilometro mi fermo, mi guardo intorno. Non c’è nessuno. Il sole sta tramontando. Sono solo. Abbandono la pista con un nodo in gola e tiro dritto nel deserto''. Lorenzo Barone ha compiuto una nuova impresa. Dopo i viaggi tra i ghiacci del nord, le migliaia di chilometri percorse tra bici, kayak, corsa in Scandinavia il cicloviaggiatore umbro si è trasferito nel Ciad per affrontare la depressione di Bodulè fuori pista, nella sabbia, in sella alla sua fatbike.
Insomma è passato dalle temperature polari a quelle da deserto con picchi di 50 gradi, sabbia, clima arido che più arido non si può, rischio altissimo per la sopravvivenza di qualsiasi essere vivente. Barone è partito da N’Djamena il 7 giugno 2025 e il 22 giugno ha raggiunto un villaggio tra Faya-Largeau e Kirdimi. Quasi mille chilometri nel cuore del Sahara. Questa volta non era solo: è arrivato in Africa con Davide Barbè, gestore del rifugio Antola in Liguria conosciuto durante la Traversata Ligure, che ha accettato di provare questa esperienza estrema, parte di un progetto più complesso che si chiama “Dust – La via della polvere” e che porterà Barone a percorrere le traiettorie che segue la polvere del Sahara fino al Sud America e alla foresta amazzonica, per dimostrare quanto il mondo sia interconnesso e quanto cose che accadono in un continente hanno profonde ripercussioni in altri.
L'impresa in Ciad è stata di quelle davvero al limite. Barone la depressione di Bodulè l'ha affrontata in solitaria. Prima di partire Barbè, infatti, ha preferito lasciarlo andare da solo, come spiega lo stesso Barone: ''Davide dice che non se la sente di tentare la traversata: “se qualcosa va storto fisicamente, potremmo non uscirne vivi”. Poi aggiunge: “Se c’è una possibilità di farcela, devi provarci da solo”. Abbasso lo sguardo e penso: “Lui crede in me, più di quanto io creda in me stesso.”''. Quindi la preparazione alla traversata: ''È sera, filtro 50 litri d’acqua. Calcolo 17 litri al giorno, se percorro 278 chilometri in due giorni e mezzo, avrò 7,5 litri di margine. Comincio a prepararmi. Porterò con me due litri in più da versare sui calzini attorno alle borracce per tenerle fresche''.
E la partenza per questo incredibile viaggio nel caldo più torrido, raccontata sui social a impresa terminata: ''Sono le 17:00, l’aria è più fresca. Saluto i poliziotti, metto lo zaino in spalla per non rompere il portapacchi posteriore, già oltre il limite. Dopo un chilometro mi fermo, mi guardo intorno. Non c’è nessuno. Il sole sta tramontando. Sono solo. Abbandono la pista con un nodo in gola e tiro dritto nel deserto''. L'impresa è riuscita ma altre centinaia di migliaia di chilometri lo attendono. ''A piedi, in bici, in canoa e in barca a remi - spiegava presentando il suo progetto 'Dust - La via della polvere' -. Tenterò di attraversare quattro degli ecosistemi più grandi ed estremi sul nostro pianeta: il Sahara, l’Atlantico, l’Amazzonia e le Ande. A ottobre inizierà questo progetto. Ci sto lavorando da un anno e ancora c'è tanto lavoro da fare, soprattutto dal punto di vista logistico, burocratico e economico. Anche se la paura non manca, la vita è una e sento che il momento di provarci è arrivato. Non sarà facile, ma forse, proprio per questo, indimenticabile''.












