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| 04 dic 2025 | 12:11

Dramma durante lo sgombero, trovato senza vita il corpo di un migrante: Hichem Billal Magoura aveva 32 anni. E' il quarto caso in pochi giorni

E' il quarto migrante trovato senza vita in pochi giorni in Friuli Venezia Giulia. Il 32enne è stato trovato draiato a terra in un giaciglio improvvisato accanto a pochi indumenti e attorniato da immondizia

Dramma durante lo sgombero, trovato senza vita il corpo di un migrante: Hichem Billal Magoura aveva 32 anni
di Marco Calabrese

TRIESTE. Riverso a terra senza vita, probabilmente morto a causa del freddo. E' stato trovato in questo modo il corpo di un richiedente asilo durante l'operazione straordinaria di sgombero e chiusura dei magazzini 2 e 2A del Porto Vecchio di Trieste coordinata dalla prefettura, avvenuta nella giornata di ieri (QUI L'ARTICOLO). 

 

Un ritrovamento improvviso, che ha gelato l'intera area trasformandola in una scena carica di dolore e domande. Dalle prime ricostruzioni si tratterebbe di un cittadino algerino di 32 anni di nome Hichem Billal Magoura. 

 

Il corpo è stato trovato in una piccola stanza di fronte al magazzino 2, da un altro migrante di origine marocchina che stazionava nelle vicinanze, sdraiato a terra in un giaciglio improvvisato accanto a pochi indumenti e attorniato da immondizia.

La squadra mobile di Trieste e la polizia scientifica giunti sul posto non hanno trovato altre persone, ma dai primi riscontri hanno constatato che il decesso era avvenuto da ore, e che il corpo non presentava alcun segno di violenza.

Le cause, secondo le prime valutazioni, sarebbero da ricondursi nell'esposizione prolungata alle basse temperature.

 
E' noto come l'occupazione dei magazzini abbandonati nel Porto Vecchio di Trieste avvenga con maggiore frequenza con l'arrivo del freddo, dove centinaia di persone trovano un ricovero di fortuna nei vecchi stabili, in cui cercano di ripararsi come possono, spesso finendo in varie condizioni di pericolo che, come rimarcato ieri dall'assessore regionale alla sicurezza Pierpaolo Roberti per Il Dolomiti, sono rappresentate anche dall'accensione di fuochi o da altre situazioni di criticità.

 

In tal senso va sottolineato come il fatto drammatico risulti il quarto caso in pochi giorni che ha visto un migrante perdere la vita a causa di condizioni generali precarie e di scarsa sicurezza, dopo il ritrovamento dei corpi di due stranieri ritrovati in un casolare abbandonato nella periferia Nord Est di Udine e quello di un giovane afghano morto in una casa fatiscente di via Barcis a Pordenone a causa dell'intossicazione derivata dall'accensione di un falò, entrambi i casi avvenuti alla fine dello scorso novembre.

 

D'altro canto l'area del Porto Vecchio, così come in precedenza quella del silos, non è in nessuna misura pensata o predisposta da alcuna autorità all'accoglienza di migranti o richiedenti asilo, ma è al contrario la conseguenza spontanea del flusso migratorio, proveniente dalla rotta balcanica e non, che ormai da molti anni trova sfogo “naturale” in quegli ampi spazi abbandonati, peraltro adiacenti alla stazione e al centro città.

 

E' chiaro come tale situazione di precarietà crei disagio tanto alla cittadinanza quanto ai migranti stessi, costretti a rimanere in strutture fatiscenti, dove la riqualificazione dell'area promulgata dalle amministrazioni ma finora non concretizzata, benché da un lato si renda necessaria non solo come prevenzione del degrado ma anche nell'ottica del recupero e di una maggior fruizione della città stessa, dall'altro può avere l'effetto di avvicinare e sovrapporre ulteriormente il fenomeno dei migranti senza fissa dimora al tessuto sociale cittadino.

 

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