''Ema, figlio mio amato. Oggi sono 12 anni che ti sei tuffato in quell'acqua che ti ha portato via dal mio abbraccio terreno ma non dal mio amore. Il tuo papà, sempre''
Nella notte del 24 novembre 2013 moriva a 16 anni nelle acque del Chiese Emanuele Ghidini. Il padre Gianpietro da anni porta avanti la fondazione Ema Pesciolinorosso che si occupa di aiutare genitori e giovani nello scambiarsi idee, pensieri e nel condividere riflessioni su temi come l’adolescenza, il futuro, la scuola e il rapporto tra genitori e figli. Pubblichiamo una lunga e toccante lettera del papà di Ema: ''Se quel tuffo mi ha tolto un figlio, mi ha donato una missione. Ti amo, Ema. Ti amerò finché il mio respiro avrà spazio per battere. E quando verrà il mio tempo, ci ritroveremo in quell’acqua che non divide ma unisce. Il tuo papà, sempre''

GAVARDO. ''Ema, figlio mio amato, oggi sono dodici anni che ti sei tuffato in quell’acqua che ti ha portato via dal mio abbraccio terreno, ma non dal mio amore. Quell’acqua che quella notte sembrò inghiottirti, oggi la guardo con occhi diversi: non la vedo più come una fine, ma come il luogo dove la vita ha ricominciato a pulsare, dove il silenzio è diventato voce, dove il dolore, lentamente, si è trasformato in seme. Sai Ema, il Pesciolino che avevi salvato quando avevi sei anni torna spesso nei miei pensieri. Allora non capii il messaggio, ma oggi sì: la vita non è ciò che tratteniamo, la vita è ciò che doniamo''. Comincia così, con queste parole, la toccante ''Lettera a Ema – 12 anni dopo'' testo che pubblichiamo integralmente qui di seguito e che è stato scritto da Gianpietro Ghidini, imprenditore della Val Sabbia, che nella notte del 24 novembre 2013 ha perso il figlio Emanuele finito nel fiume Chiese dopo aver partecipato a una festa. Ema è morto all'età di 16 anni, inghiottito dalle acque del fiume che passa vicino alla casa di famiglia a Gavardo.
Papà Gianpietro dopo un periodo di disperato scoramento ha deciso di onorare la memoria del figlio, dedicando la propria vita alla causa della Fondazione Ema Pesciolinorosso. Un'associazione che deriva il suo nome da un evento accaduto proprio in quel tratto di fiume quando da bambino, Emanuele liberò il suo pesciolino rosso. E l'associazione si occupa di sensibilizzare altri giovani e genitori e di fare prevenzione nella forma di divulgazione attraverso conferenze nelle scuole, nei teatri in tutta Italia e anche all'Estero. ''In questi anni - si legge sul sito - il PesciolinoRosso è diventata una community di migliaia di persone, in crescita costante, dove genitori e giovani si scambiano idee, pensieri e condividono riflessioni su temi come l’adolescenza, il futuro, la scuola e ovviamente il rapporto tra genitori e figli''.
Oggi che si ricorda quella tragica notte di 12 anni fa, papà Gianpietro ha condiviso questo pensiero che si conclude con queste parole in riferimento all'impegno per aiutare altri genitori e figli: ''Io ti prometto che non smetterò mai. Perché se quel tuffo mi ha tolto un figlio, mi ha donato una missione. E quella missione oggi è vita che scorre, come un fiume che non si ferma più. Ti amo, Ema. Ti amerò finché il mio respiro avrà spazio per battere. E quando verrà il mio tempo, ci ritroveremo in quell’acqua che non divide ma unisce. Il tuo papà, sempre''.
Ema, figlio mio amato,
oggi sono dodici anni che ti sei tuffato in quell’acqua che ti ha portato via dal mio abbraccio terreno, ma non dal mio amore.
Quell’acqua che quella notte sembrò inghiottirti, oggi la guardo con occhi diversi: non la vedo più come una fine, ma come il luogo dove la vita ha ricominciato a pulsare, dove il silenzio è diventato voce, dove il dolore, lentamente, si è trasformato in seme.
Sai Ema, il Pesciolino che avevi salvato quando avevi sei anni torna spesso nei miei pensieri.
Allora non capii il messaggio, ma oggi sì:
la vita non è ciò che tratteniamo,
la vita è ciò che doniamo.
E tu, con quel tuffo che mi ha spezzato in due, hai aperto un fiume.
Un fiume che mi ha trascinato lontano da quello che ero, per riportarmi a quello che dovevo diventare.
In questi anni ho capito che l’acqua non porta via:
trasforma.
Scioglie, pulisce, mescola, ricrea.
E anche il mio dolore, che all’inizio sembrava solo una tempesta, col tempo è diventato un mare più profondo: non più distruttivo, ma capace di generare movimento, incontri, mani tese, progetti, sorrisi, scelte.
Tu sei diventato un’onda che arriva ovunque.
Sei nel coraggio dei ragazzi che ce la fanno.
Sei negli occhi dei genitori che non mollano.
Sei nei passi di chi ieri non aveva speranza e oggi prova a ripartire.
Sei in ogni storia che raccontiamo e in ogni giovane che riusciamo a salvare dalla Bestia che corrode il cuore.
Ema, ieri alla tua Messa ho confessato il mio peccato più grande:
aver dubitato che Dio ci fosse.
Aver creduto che mi avesse abbandonato proprio quando avevo più bisogno di Lui.
Ma sai cosa ho capito?
Che Dio non era lontano:
era dentro di me, ma io non gli davo la parola.
Per troppo tempo ho urlato più forte di Lui.
Ho dato più ascolto alla paura che alla fede.
Più spazio alla Bestia del mio Ego, che mi spingeva a cercare risposte fuori, mentre il senso stava dentro.
Adesso lo so:
Dio non ci evita il dolore,
ma ci dà la forza di farlo diventare vita.
E tu sei diventato il mio ponte verso questa verità.
Dodici anni fa ti cercavo nell’acqua.
Oggi ti trovo nell’acqua che scorre in me.
Non sei più in quel punto del fiume:
sei nella corrente che mi guida,
nelle parole che dico ai ragazzi,
nei passi che faccio verso chi ha perso tutto,
nei sogni che continuiamo a seminare insieme.
Mi chiedono spesso come si fa a vivere dopo la morte di un figlio.
Io rispondo così:
si vive donando il dolore,
lasciandolo scorrere come acqua che non trattiene,
avendo il coraggio di continuare ad amare,
anche quando sembra impossibile.
Tu eri il mio bambino curioso,
quello che accarezzava le api,
che parlava all’axolotl,
che si chiedeva perché Dio avesse creato le zanzare.
E forse oggi so risponderti:
non tutto ha un senso immediato,
ma tutto può trovare un senso se non chiudiamo il cuore.
Ema,
tu non sei più dove ti ho visto cadere.
Sei dove mi hai insegnato a rialzarmi.
Sei la voce che mi sussurra nel silenzio:
«Papà, non avere paura. Continua. Stai amando.»
Io ti prometto che non smetterò mai.
Perché se quel tuffo mi ha tolto un figlio,
mi ha donato una missione.
E quella missione oggi è vita che scorre, come un fiume che non si ferma più.
Ti amo, Ema.
Ti amerò finché il mio respiro avrà spazio per battere.
E quando verrà il mio tempo, ci ritroveremo in quell’acqua che non divide ma unisce.
Il tuo papà,
sempre.












