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Bolzano
09 maggio | 18:36

"Hanno circa 4,5 miliardi di anni", l'astrofisico David Gruber sui due micrometeoriti caduti in Alto Adige: "Ci 'parlano' della nascita del sistema solare"

Il direttore del Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige David Gruber racconta la scoperta di due micrometeoriti in provincia: "Minuscole particelle che provengono dallo spazio, si formano quando un asteroide entra a contatto con l'atmosfera e riesce a 'sopravvivere' all'impatto raggiungendo la terra"

"Hanno circa 4,5 miliardi di anni", l'astrofisico David Gruber sui due micrometeoriti caduti in Alto Adige

BOLZANO. Due micrometeoriti, che ci permettono di "lanciare uno sguardo" sulle origini del nostro sistema solare, sono atterrati in provincia di Bolzano: l'eccezionale scoperta è stata fatta a Varna dal fotografo Claudio Tagliari che, dopo aver partecipato ad un laboratorio di microscopia al Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige, ha rinvenuto ed è riuscito ad identificare in una grondaia i due frammenti astronomici (QUI ARTICOLO).

 

A raccontare i dettagli della scoperta e il suo valore è l'astronomo e direttore del Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige David Gruber che, intervistato da il Dolomiti, spiega come i due micrometeoriti rinvenuti siano i "primi certificati" in provincia, aspetto che conferisce al ritrovamento un importante valore soprattutto "dal punto di vista divulgativo".

 

Ma cosa intendiamo quando parliamo di micrometeoriti e, soprattutto, come si formano e come possono arrivare sulla superficie terrestre?

 

"Si tratta di minuscole particelle che provengono dallo spazio e che tendenzialmente sono di misura inferiore al millimetro: caratteristica che li rende identificabili e analizzabili solo al microscopio. Questi si formano quando un frammento di roccia cosmica, un asteroide, entra a contatto con l'atmosfera della terra e i frammenti riescono a 'sopravvivere' all'impatto, attraversandola senza disintegrarsi. Ed è così che poi giungono sulla superficie terrestre, depositandosi su di essa e accumulandosi in luoghi quali ad esempio, come è avvenuto a Varna, un tetto o una grondaia".

 

Nello specifico, il primo frammento astronomico "altoatesino" rinvenuto misura circa 0,15 millimetri ed entrambi – che come spiega Gruber ora verranno analizzati in un laboratorio tedesco – appartengono alla cosiddetta classe "PO-Porphyritic Olivine", caratterizzata dalla presenza di cristalli di olivina immersi in una matrice fine, aspetto che rappresenta una tipica 'firma' dei primi processi di formazione planetaria.

 

"Ogni pezzo di meteorite rinvenuto è importante per la ricerca perché la loro formazione risale al tempo della nascita del nostro sistema solare – specifica il direttore del Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige – e parliamo circa 4,5 miliardi di anni fa. Studiandoli, in estrema sintesi, possiamo lanciare uno sguardo a quel periodo antichissimo. Così come accade con i fossili terrestri che ci svelano dettagli sugli antichi ecosistemi, questi 'fossili' del sistema solare, analizzati dal punto di vista della loro composizione chimica e rocciosa, ci permettono di comprendere meglio i primi processi di formazione dei pianeti".

I due micrometeoriti rinvenuti in Alto Adige

Ad essere specificato da Gruber è come questa scoperta affondi le radici nel concetto di Citizen Scienze (lo svolgimento di un’attività scientifica da parte dei comuni cittadini con la direzione scientifica degli scienziati, ndr), uno dei pilastri dell'attività di divulgazione proposta dal Museo altoatesino che propone da anni laboratori, tra cui quello di microscopia, che permettono alle persone di avvicinarsi alla scienza, comprendendola maggiormente.

 

"Questi permettono, come in questo caso, di scoprire il funzionamento di strumenti come i microscopi comprendendo le sfaccettature del loro utilizzo – prosegue David Gruber – e ad essere messi a disposizione sono inoltre vari reperti che poi vengono analizzati: parliamo ad esempio di coralli, di funghi, di muschi e da poco tempo proprio i micrometeoriti, con questa recente scoperta che rappresenta sicuramente un valore aggiunto per le attività che verranno proposte in futuro".

 

Infine una riflessione sul valore della Citizen Scienze, definita da David Gruber un "cardine" dell'attività del museo dal momento che "permette alle persone di diventare protagonisti partecipi del mondo della ricerca", contribuendo a "rafforzare il legame tra scienza, società e territorio".

 

"Soprattutto in tempi in cui la comunicazione veloce, connessa principalmente ai social network, rischia di appianare tutte le idee, togliendo addirittura il crisma della veridicità alle voci scientifiche – conclude Gruber – è fondamentale trasmettere ai cittadini come lavora il mondo della scienza e soprattutto come gli scienziati riescano ad arrivare a determinati risultati ed opinioni attraverso una precisa metodologia, mettendo in evidenza le strade approfondite e complesse che vengono percorse, che conferiscono il crisma della veridicità alle scoperte".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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