“Una volta che inizi osservarli da vicino scopri un intero universo”, una macchia di muschio può rappresentare uno degli ecosistemi più ricchi del mondo naturale
Sopravvivono dove poche altre piante riescono a farlo e crescono silenziosamente per decenni: si tratte delle briofite e hanno colonizzato i continenti circa 470 milioni di anni fa. Ecco tutto che c’è da sapere su queste preziosissime e microscopiche piante

BOLZANO. Spesso non li si degna nemmeno di uno sguardo però le loro funzioni sono molteplici e preziosissime: rendono più morbidi i tronchi degli alberi, ricoprono le rocce, si insinuano lungo i muri più antichi, tappezzano il suolo dei boschi, ma sono importanti anche perché dicono tantissimo sugli effetti del cambiamento climatico.
Un altro aspetto interessante? Sopravvivo dove poche altre piante riescono a farlo, crescendo silenziosamente per decenni, persino secoli, creando spettacolari paesaggi in miniatura.
“Una volta che inizi osservarli da vicino scopri un intero universo” spiega la biologa Silvia Poponessi dell’Istituto per l’ambiente alpino di Eurach Research, incentrata sulla ricerca e lo studio delle briofite: termine collettivo col quale ci si riferisce a muschi, epatiche e antocerote.
Queste (piccolissime) piante hanno colonizzato i continenti circa 470 anni fa, molto prima che esistessero le foreste alte ed imponenti che vengono in mente oggi: non hanno vere e proprie radici, assorbono acqua e sostanze nutritive attraverso l’intera superficie del loro corpo e restano ancorate al substrato tramite rizoidi filiformi.
Interessanti sono anche le modalità tramite le quali si riproducono: tutto dipende dall’acqua. Lo sperma, primitivo e nuotatore, utilizza infatti una sorta di coda per muoversi attraverso un sottile strato d’acqua e raggiunge così l’ovulo.
Queste piante sono inoltre poichiloidriche, un termine complicato per intendere che non sono in grado di regolare autonomamente il proprio contenuto idrico: si seccano in caso di siccità e si reidratano rapidamente quando l’umidità torna. Un cuscino marrone apparentemente privo di vita può diventare di un verde vivido nel giro di pochi minuti dopo la pioggia.
Questo straordinario adattamento permette alle briofite di sopravvivere anche in alcuni ambenti ostili del pianeta Terra e sono di conseguenza eccezionalmente sensibili al cambiamento ambientale: è soprattuto per questo motivo che al momento vengono tanto studiate da scienziati e scienziate proveniente da tutto il mondo.
Un tappeto di muschio è quindi molto più di un semplice insieme di piantine: è un intero ecosistema perché tra questi microscopici steli vivono ad esempio i tardigradi (conosciuti come orsi d’acqua), i nematodi, i rotiferi, gli acari, i collemboni e innumerevoli tanti altri animaletti.

Per entrare in questo mondo, è quindi necessario ‘ridimensionarsi’. Per queste specie pochi centimetri quadrati di muschio equivalgono ad un vasto bosco che fornisce riparo, umidità e cibo e molti di questi animali hanno anche sviluppato straordinarie strategie di sopravvivenza: i tardigradi, ad esempio, possono disidratarsi quasi completamente raggomitolandosi in uno stato di dormienza (definito come stato di tun dagli esperti).
Insieme, questi piccoli esseri viventi formano complesse reti alimentari: riciclano i nutrienti, decompongono la materia organica e contribuiscono a mantenere i suoli sani.
È anche per questo che una semplice macchia di muschio può rappresentare uno degli ecosistemi più ricchi del mondo naturale.
Questi piccoli universi verdi, fungono, come anticipato inizialmente, anche da indicatori naturali della salute dell’ecosistema: assimilando acqua e sostanze nutritive assorbono sorprendentemente anche gli inquinanti. Alcune specie accumulano metalli pesanti e contaminanti atmosferici, altre specie invece reagiscono scomparendo del tutto.
“L’assenza di certe specie può dirci tanto quanto la loro presenza” spiega la ricercatrice Poponessi. Se le comunità di briofite cambiano ciò può dunque rilevare tante informazioni precise prima che questi diventino evidenti nelle piante più grandi: variazioni nella qualità dell’aria, cambiamenti climatici, alterazioni della condizioni del bosco e nei parametri dell’umidità. Una notizia decisamente positiva che permette di affrontare in tempo (prima che sia troppo tardi) alcune questioni e agire di conseguenza.
Un altro aspetto interessante riguarda poi il concetto di stabilità: ogni piccolo cambiamento è significativo. Crescono di pochi millimetri all’anno quindi un monitoraggio a lungo termine può diventare strumento inestimabile per rivelare i cambiamenti.
In Eurac Research le briofite vengono studiate nella cornice del “Monitoraggio della biodiversità in Alto Adige”, un’iniziativa che analizza come stanno cambiando gli ecosistemi in tutta la provincia.
Questa ricerca è incentrata su 60 siti forestali e 33 località urbane: si esaminano i tronchi e i suoli adiacenti, e se possibile, si cerca di farlo prendendo in considerazione tutti e quattro i punti cardinali: la luce solare, l’umidità e l’esposizione possono infatti generare comunità di briofite molto diverse per ciascun lato e ogni specie rappresenta un tassello importante da inserire nel quadro complessivo dello studio.
Saranno anche piccole piante, ma svolgono un ruolo ecologico fondamentale: accumulano acqua, stabilizzano il suolo, offrono un habitat a minuscoli invertebrati, contribuiscono al ciclo dei nutrienti e aiutano la comunità scientifica a comprendere come sta cambiando l’ambiente che ci circonda (oltre a dimostrare come a volte sia necessario cambiare prospettiva e provare a guardare il mondo sotto un’angolazione diversa).













