Il Tribunale di Trento conferma la legalità della cannabis light. Cavattoni: “Speriamo dia certezza all’intera filiera, già danneggiata da norme confuse”
Il Tribunale di Trento si è espresso sul ricorso promosso dalle due associazioni (Canapa Sativa Italia e Imprenditori Canapa Italia) contro il decreto sicurezza del Governo Meloni. Andrea Cavattoni di "Cime di Montagna" spiega: "Speriamo di poter avere delle garanzie e sicurezze per poter poi lavorare in serenità"

TRENTO. ''Per il settore italiano della canapa si tratta di un segnale positivo: è confermato quindi che nulla è cambiato rispetto al quadro normativo in vigore da anni''. Questa la conclusione che arriva da Canapa Sativa Italia e Imprenditori Canapa Italia dopo che il Tribunale di Trento si è espresso sul ricorso promosso dalle due associazioni contro il decreto sicurezza del Governo Meloni che ha creato una grande confusione nel mondo della produzione di canapa in Italia.
“Siamo felici di questo risultato, ora speriamo di poter proseguire a lavorare con serietà come abbiamo sempre fatto. Speriamo anche di poter avere delle garanzie e sicurezze per poter poi lavorare in serenità” spiega a il Dolomiti Andrea Cavattoni, titolare di “Cime di Montagna”, uno dei maggiori produttori di cannabis light in Trentino, e tra gli autori di uno dei ricorsi presentati al Tribunale di Trento.
Quella della canapa è una filiera che nel nostro Paese, fino a pochi mesi fa, dava lavoro a circa 3.000 imprese e a oltre 30.000 addetti. In Trentino Alto Adige dal 2017 a oggi sono una decina le aziende impegnate nella produzione della canapa legale e in questi anni sono stati avviati anche diversi punti vendita per non contare le rivendite.
Poi, con la legge promossa dal governo, si è tentato di equiparare la cannabis light (la normativa di riferimento è la 242/2016 che ha legalizzato la coltivazione, la trasformazione e la vendita della cannabis light: si fa riferimento ai prodotti di canapa con una concentrazione di Thc inferiore allo 0,6% per la coltivazione e allo 0,5% per la commercializzazione affinché non provochi effetti psicotropi) con quella illegale.
Un'azione assurda e in aperto contrasto con la normativa europea e con quel che succede nel resto dell'Unione. Elemento, questo, che anche la giudice di Trento ha sottolineato ribadendo come, ai fini del fumus, siano ritenute non infondate le censure di compatibilità con il diritto Ue (proporzionalità/precauzione; no divieti generali sulle parti della pianta), con richiamo a Tar Lazio nn. 2616/2023 e 2613/2023 e coerenza con l’indirizzo del Consiglio di Stato (feb. 2025) sul Dm 21.1.2022 (interpretazione neutra rispetto alla L. 242/2016).
E infatti le sentenze del Tar Lazio e i principi europei ribadiscono che non è possibile vietare in modo assoluto le infiorescenze se non vi è reale rischio per la salute pubblica. ''I derivati privi di idoneità drogante non integrano illecito penale - chiariscono ancora le associazioni che hanno fatto ricorso”. “La giudice – continuano - precisa che una norma a portata generale e astratta dell’ordinamento sugli stupefacenti (D.p.r. 309/1990) non è sospendibile in cautelare; solo un provvedimento amministrativo specifico che vieti o inibisca l’attività (sequestro, ordine, diniego) può essere oggetto di sospensione. In assenza di tali provvedimenti, non vi è un oggetto su cui disporre la sospensiva e l’operatività prosegue nel rispetto del quadro vigente e del principio di offensività”.
In sostanza, oggi è stato riaffermato il principio secondo cui la canapa resta legale quando priva di effetti droganti, in linea con quanto già affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 2019.
“Sapevamo di essere nel giusto – spiega Andrea Cavattoni – ed era stato confermato anche dall'interpretazione data dai nostri legali e da quello che era stato deciso dalla Cassazione. Sappiamo che non è finita qui. Ora attendiamo di capire quando arriveranno e come saranno i decreti attuativi nei quali ci aspettiamo siano recepiti questi principi per farci continuare a lavorare nella massima serietà come sempre. Purtroppo i danni che queste norme hanno creato sono già stati tanti”.












