Paolo, a 20 anni scopre il più grande bunker del Calvario: ''Sin da bambino lo cercavo. Dal locale mitragliatrice al posto di controllo serviva di difesa dai Paesi dell'Est''
La scoperta sul monte Calvario riporta alla luce una fortificazione di 150 metri quadrati progettata dopo la seconda guerra mondiale per difendere il confine orientale in caso di invasione da parte dei paesi del Patto di Varsavia. Paolo Visintin è un cacciatore di bunker e ne ha trovati diversi nel tempo. In uno vi era ancora un foglio firme con le date e i nomi dei soldati che nel '91 andavano a ispezionare la struttura per verificare che fosse tutto a posto

GORIZIA. Avere vent'anni ed essere dei “cacciatori di bunker” delle varie epoche belliche. E' la storia di Paolo Visintin, giovane speleologo e conferenziere del Centro Ricerche Carsiche “Carlo Seppenhoffer” di Gorizia, che lo scorso marzo ha scoperto il più grande bunker postbellico della zona del monte Calvario, colle carsico che sovrasta Gorizia sulla sponda occidentale dell'Isonzo. Le ricerche del giovane esploratore hanno inoltre rimarcato come, nonostante il Calvario sia uno dei luoghi più emblematici per i cruenti scontri tra l'esercito italiano e quello austroungarico della prima guerra mondiale, esso ospiti anche un reticolato nascosto di cavità artificiali di realizzazione assai più recente, risalente a quando anche in Italia si temeva un invasione proveniente dai paesi dell'Est, in piena guerra fredda.

“Circa due mesi fa sono entrato per la prima volta in questo bunker – ha dichiarato il giovane ricercatore, raggiunto da Il Dolomiti -, che ho constatato appartenere alla rete di circa 1.300 fortificazioni costruite a partire dagli anni '60 a ridosso della Cortina di Ferro. E' stata una grande soddisfazione, anche se non è il primo bunker sotterraneo che ho trovato”. La scoperta del grande bunker sul Calvario è stata infatti il punto d'arrivo di un lungo percorso di ricerca fatto da Visintin nel corso degli anni, in questo ma anche in altri siti, dove si sono susseguiti una serie di tentativi e puntate che hanno cementato sempre di più la grande passione dello speleologo per l'esplorazione di questi meandri artificiali.
“Sin da quando ero bambino questo genere di luoghi ha sempre suscitato in me grande curiosità – ha proseguito Visintin -, ricordo in tal senso una gita in famiglia durante l'infanzia nella quale già allora notammo sulla destra di un sentiero un misterioso manufatto in cemento armato sempre sul monte Calvario, chiedendoci cosa fosse. Molti anni dopo quel ricordo sempre vivo ha mantenuto fervido dentro di me il desiderio di voler trovare quel posto da adulto, così ho iniziato a battere il Calvario alla ricerca di quella fantomatica struttura che avevo visto da piccolo. Sono dovuto andare a tentativi perché non ricordavo con precisione dove fosse, percorrendo tutti i sentieri, finché nel 2022 trovai qualcosa. Era una costruzione circolare in cemento, caratterizzata da un pozzo che scendeva di alcuni metri. Facendo il giro ho trovato l'ingresso di un bunker. Con quel primo ritrovamento è partito tutto, è iniziata l'attività che mi ha portato ai nostri giorni”.
Quel primo bunker rinvenuto nel 2022, fa parte della stessa rete nella quale rientra una miriade di altre strutture presenti sul Calvario per il controllo del territorio. E di questa rete fa parte anche l'ultimo scoperto, il più grande di tutti. “Quando ho messo piede in questo nuovo bunker sono rimasto colpito da subito per le dimensioni molto importanti, infatti mi sono reso conto della sua particolarità: di fatto sono due bunker collegati tra di loro, il primo è la postazione “M” (mitragliatrice), il secondo il Pco (Posto comando osservatorio), che in totale costituiscono un ambiente di 150 metri quadrati, per i quali ho realizzato la planimetria”.

Come evidenziato dallo stesso Visintin, in genere tutti i bunker che ha esplorato nei dintorni di Gorizia si presentano all'interno piuttosto spogli e non contengono niente di eccezionale. Un'eccezione è però rappresentata da un ritrovamento fatto dal giovane ricercatore che riavvolge il nastro del tempo proprio al momento della dismissione di queste strutture e della fine della guerra fredda. “La maggior parte dei bunker giace nell'abbandono e nel sottobosco del Calvario – ha raccontato – così come molte delle strutture simili che pullulano nei dintorni di Gorizia. Per quanto ne abbia esplorati non ho mai trovato niente di significativo, tranne in un caso: lo scorso anno a Farra d'Isonzo, località qui vicino, ho rinvenuto in un bunker un foglio firme con le date e i nomi dei soldati che nel '91 andavano a ispezionare la struttura per verificare che fosse tutto a posto. Alcuni mesi dopo sono stato invitato ad una conferenza per conto di un'associazione locale e assieme a me ha partecipato un componente della 'fanteria d'arresto', così si chiamava il reparto speciale dell'esercito italiano che operava nei bunker, che incredibilmente si è riconosciuto nel foglio firme. All'epoca aveva vent'anni e ciò che è emerso riguarda quelli che di fatto erano gli ultimi mesi della guerra fredda e quello doveva essere uno degli ultimi controlli che vennero fatti nei bunker prima dell'abbandono. Purtroppo non ebbi modo di mostrargli il foglio firme in originale ma solo in foto, poiché, tornato in loco poco tempo dopo mi sono accorto che quel prezioso cimelio era sparito, rubato da qualcuno”.

E' una storia molto particolare quella dei bunker della guerra fredda del monte Calvario, che ci parla di operazioni legate al contesto militare molto più recenti di quelle che in genere siamo abituati ad associare ai territori del goriziano, e al denso patrimonio storico relativo alle due guerre mondiali che la città ha scolpito nella sua stessa fisionomia. Luoghi costruiti preventivamente e che, fortunatamente, non furono mai utilizzati per lo scopo per il quale furono progettati, cioè la difesa terrestre del confine orientale, senza dimenticare che strutture analoghe si trovano, pur in quantità inferiore, anche in Veneto e Trentino-Alto Adige. L'auspicio di Paolo Visintin così come del Centro Ricerche Carsiche “Carlo Seppenhoffer” e del Comune di Gorizia, che supervisiona l'attività, è quello di riuscire a continuare a battere la strada delle esplorazioni anche delle cavità artificiali del goriziano, e parallelamente di progettare per il futuro una valorizzazione e una libera fruizione.












