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Bolzano
27 novembre | 12:26

Morì a 60 anni, indagati 8 parenti: "Lo costrinsero all'isolamento chiuso in un maso e lo curarono solo con l'omeopatia"

L'avvocato bolzanino Nikolaus Chizzali, scomparso nel 2022 a 60 anni, avrebbe subito “una pressione tale da generare uno stato di vessazione”

BOLZANO – A tre anni dalla morte dell'avvocato bolzanino Nikolaus Chizzali, scomparso il 27 ottobre 2022 a 60 anni, la Procura ha concluso le indagini preliminari iscrivendo otto familiari nel registro degli indagati. Per gli stessi, nei prossimi giorni, dovrebbe essere chiesto il rinvio a giudizio: secondo la Procura avrebbero fatto pressioni sull'avvocato, gravemente malato affinché abbandonasse le cure con la medicina tradizionale per preferire quella omeopatica.
 

Secondo gli inquirenti, Chizzali, socio dello studio legale associato Brandstätter, sarebbe stato segnato da mesi di isolamento e un regime di vita rigido, imposto dai parenti. Secondo la ricostruzione coordinata dal pubblico ministero Francesca Sassani, i familiari avrebbero esercitato su Chizzali “una pressione tale da generare uno stato di vessazione”. Per mesi, l'uomo avrebbe vissuto isolato dal mondo in una stanza di una struttura ricettiva in Alto Adige, privo di telefono e senza libertà di movimento. 

 

La fase culminante dell'isolamento sarebbe avvenuta negli ultimi tre mesi prima del decesso, quando Chizzali sarebbe stato trasferito in un maso di Castelrotto. Qui, sarebbe stato sottoposto a costante pressione psicologica e privato di qualsiasi contatto con l'esterno. L'accusa sostiene che i parenti abbiano imposto all'avvocato, già debilitato, un regime fondato esclusivamente su cure alternative (omeopatiche), escludendo categoricamente la medicina convenzionale nonostante il peggioramento del suo stato di salute.

 

Il trattamento omeopatico, ritenuto non adeguato dagli investigatori ad affrontare l’evoluzione del quadro clinico, sarebbe culminato in una serie di gravi complicazioni: ictus, infarto renale, ischemia e, infine, uno choc settico fatale. Nel capo d’accusa si fa riferimento anche a “condotte omissive e ripetute violenze psicologiche”.

 

L’intera vicenda, secondo l’accusa, avrebbe avuto origine alla fine di luglio 2022, quando i parenti avrebbero iniziato a esercitare una forte influenza sull’uomo, sfruttando anche la presenza tra gli indagati di un medico e un farmacista, convincendolo ad abbandonare le cure mediche tradizionali.

 

Durante il periodo di isolamento, Chizzali non avrebbe potuto chiedere aiuto né alla moglie (residente in Veneto e parte lesa nell'inchiesta) né ad altri. I familiari avrebbero inoltre gestito i suoi affari personali in sua vece, opponendosi persino alle indicazioni dei sanitari che occasionalmente visitavano la struttura.

Il reato ipotizzato è quello di maltrattamenti aggravati in famiglia, sfociati nella morte della vittima (articolo 572 del codice penale), contestazione che può comportare pene fino a 24 anni in caso di condanna. Con la conclusione delle indagini preliminari, la Procura si prepara alla richiesta di rinvio a giudizio. I difensori degli otto indagati avranno ora alcuni giorni per presentare memorie o richiedere ulteriori audizioni prima che il quadro accusatorio venga cristallizzato.

 

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