Contenuto sponsorizzato
Trento
16 settembre | 07:55

Morte di Matteo Franzoso, De Chiesa: "Dopo Matilde Lorenzi un'altra vittima in allenamento. È pazzesco. Finito contro una staccionata, ma le reti c'erano? Cambiamo le regole"

"Il compagno che sarebbe dovuto partire subito dopo di lui ha atteso circa un’ora e mezza al cancelletto. Terminati i soccorsi, una volta che l’elicottero è ripartito, l’hanno fatto scendere. E dopo di lui tutti gli altri. Nessuno ha pensato a fermarsi, a far sistemare le reti, a proteggere gli altri sciatori"

TRENTO. "E’ il momento di dire basta. Così non si può più andare avanti. Adesso è obbligatorio fermarsi, ragionare e trovare delle soluzioni. Pratiche, non chiacchiere. Avrebbero dovuto farlo già un anno fa, quando a perdere la vita era stata Matilde Lorenzi. Ma non accaduto. Adesso siamo qui a piangere un’altra morte, un’altra giovane vita spezzata, un’altra tragedia che colpisce una famiglia e un movimento che, procedendo di questo passo, è destinato a sparire. Perché, a queste condizioni e questi rischi, chi manderà i propri figli a sciare in futuro?".

 

Paolo De Chiesa, uno degli elementi di spicco della “Valanga azzurra”, che negli anni ’70 fece sognare l’Italia e da 32 anni autorevole “voce” tecnica di RaiSport quando si parla di sci alpino, si batte da sempre per una maggior sicurezza sui tracciati. Soprattutto quelli d’allenamento.

 

De Chiesa, dopo Matilde Lorenzi lo sci piange adesso la morte di Matteo Franzoso.
"Assurdo, siamo nel 2025 e ci ritroviamo a commentare un’altra tragedia sulle piste da sci. Conoscevo Matteo, un ragazzo fantastico, solare, educato, bravissimo in pista e carinissimo anche all’esterno delle gare. Sognava di entrare tra i primi del mondo. Non esiste, è pazzesco. Le cose avrebbero dovuto cambiare già lo scorso anno dopo la morte di Matilde e, invece, non si è fatto nulla. Il motivo? L’incidente in cui ha perso la vita la giovane sciatrice torinese è stato derubricato ad una terribile fatalità, ma non è così. E’ tutto falso quello che è stato detto".

 

Ha parlato con qualcuno che si trova in Cile? Cosa le è stato detto riguardo l’incidente in cui ha perso la vita lo sciatore ligure?
"Da quello che mi è stato riferito si sarebbe schiantato contro una staccionata di legno che non era protetta in maniera adeguata. Avrebbe spigolato su un dosso prima di una curva verso sinistra e, perdendo il controllo dello sci, sarebbe partito per la tangente, finendo fuori pista".

 

Nel comunicato diramato dalla Fisi è riportato che Franzoso “ha oltrepassato due file di reti e ha sbattuto contro la staccionata posizionata 6-7 metri fuori dal tracciato”. Le reti, dunque, c’erano?
"Dalle foto che ho visto c'erano, in doppia fila, molto vicine alla staccionata, di cui proteggevano solamente una parte. In quel punto le file avrebbe dovuto essere almeno 4 e ben distanziate. Così avrebbero funzionato e contenuto l'uscita di pista. Il sistema di protezione che c'era si è rivelato assolutamente inefficace. La domanda che, ormai, ci poniamo da anni è sempre la medesima: perché in allenamento le condizioni di sicurezza non sono le stesse rispetto ad una gara? Eppure gli atleti vanno alla stessa velocità".

 

In effetti il ragionamento non fa una grinza.
"In Coppa del Mondo la situazione è migliorata, ma in allenamento che differenza c’è per un atleta. Si raggiungono comunque velocità altissime, le stesse che si cercano in gara e i rischi sono i medesimi. Elevatissimi. Dunque le condizioni devono essere le stesse. Altrimenti non si scende, non si scia, non si ci allena: bisogna avere il coraggio di dire “no” quando in ballo c’è la vita delle persone".

 

In Cile non è accaduto.
"E, aggiungo che, dopo la caduta di Matteo, il compagno che avrebbe dovuto partire subito dopo di lui ha atteso circa un’ora e mezza al cancelletto. Terminati i soccorsi, una volta che l’elicottero è ripartito, l’hanno fatto scendere. E dopo di lui tutti gli altri. Nessuno ha pensato a fermarsi, a far sistemare le reti, a proteggere gli altri sciatori. Si è andati avanti senza fermarsi. Lo trovo scandaloso".

 

Concretamente, cosa si può fare per migliorare la sicurezza?
"Prima di tutto, come ho detto, non scendere se le condizioni non sono le medesime di una gara di Coppa del Mondo, dove vengono prese tutte le precauzioni possibili. Poi il casco deve essere integrale. E’ più scomodo? Sì, ma ti protegge tutto il volto e poi guardare agli altri sport. In Formula 1 hanno deciso, per migliorare la sicurezza dei piloti, di obbligare i costruttori ad utilizzare l’Halo, quella barra trasversale che i piloti hanno davanti al casco. Non credo che nessuno sia stato contento di avere la visuale “ridotta”, ma visto che si parla di sicurezza e protezione nessuno ha fiatato".

 

Tredici mesi fa moriva Matilde Lorenzi, adesso Matteo Franzoso. Non è cambiato nulla: è desolante.
"E’ vergognoso non sia stato fatto nulla ma adesso bisogna che le regole vengano riviste. Subito e in maniera decisa. Io continuerò a battermi per la sicurezza. Con questa non si scherza. E’ una questione di vita o di morte: chi di dovere ha il dovere di fare qualcosa. Immediatamente".

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 25 maggio | 18:02
Il pauroso incidente stradale si è verificato nella mattinata di oggi, lunedì 25 maggio, lungo la SS 48 delle Dolomiti, all'interno del [...]
Cronaca
| 25 maggio | 17:41
"I corvidi, percependo i cani come potenziali predatori, possono mettere in atto comportamenti difensivi - spiega il comune di Trento. Si tratta di [...]
Cronaca
| 25 maggio | 17:05
Dalle prime informazioni pare si sia trattato di un tamponamento con la moto che avrebbe colpito la vettura che la precedeva: entrambe viaggiavano [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato