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Belluno
17 aprile | 11:42

Olimpiadi, problemi al trasporto pubblico e allora si pensa alla chiusura delle scuole. I sindacati: ''Così si danneggiano ragazzi, insegnanti, famiglie e imprese''

Non sia la scuola a dover risolvere il problema legato alla mobilità durante i giochi e non siano ragazzi, insegnanti e famiglie a pagare il prezzo della mancata programmazione sulla mobilità provinciale: così il mondo sindacale prende posizione sul tema scuola e Olimpiadi. Cgil, Cisl e Uil esprimono le loro preoccupazioni e chiedono un incontro urgente alla Provincia per individuare soluzioni condivise, nonostante l’ormai forte ritardo

BELLUNO. Non sia la scuola a dover risolvere il problema legato alla mobilità durante i Giochi e non siano ragazzi, insegnanti e famiglie a pagare il prezzo della mancata programmazione sulla mobilità provinciale”: il tema scuola e Olimpiadi continua a far discutere e a prendere posizione ora è il mondo sindacale, con Cgil, Cisl e Uil che esprimono le loro preoccupazioni. “Oltre al fatto che siamo in forte ritardo, è mancata l’azione di un ente che avrebbe dovuto raggruppare tutte le posizioni, tra cui anche le proposte sindacali” afferma a Il Dolomiti Sonia Bridda, coordinatrice di Uil Veneto Belluno.

 

“Che si stia discutendo di chiudere le scuole della provincia per due settimane - dichiara anche Denise Casanova, segretaria della Cgil Belluno - è incredibile. Si sta affermando il principio che l'istruzione dei ragazzi sia sacrificabile perché, vista la carenza di autisti di autobus, sarà privilegiato il trasporto dei ben paganti turisti. Inoltre, non si tengono in considerazione le ripercussioni sulle famiglie, che dovranno rimanere a casa coi i minori, e sulle imprese, che dovranno rassegnarsi a fare a meno dei lavoratori. Il problema del trasporto rimane irrisolto da tempo immemore in provincia e ha già causato molteplici disservizi a studenti e cittadini. Sembra che nessuno si stia rendendo conto che un numero crescente di famiglie si stanno rivolgendo all’Alto Adige per garantire un futuro ai loro figli, iscrivendoli dove i servizi sono efficienti e attenti alle esigenze delle persone”.

 

Inoltre, le sigle sindacali denunciano la mancanza di un approccio unitario su tutti gli aspetti organizzativi non strettamente legati ai giochi. “Attualmente non siamo ancora stati coinvolti. So che c'è stato un Tavolo nel quale si è parlato di alternanza scuola lavoro e possibili chiusure - prosegue Bridda - ma non credo sia la scuola a dover pagare il prezzo di un problema di trasporto urbano. E soprattutto non è giusto parlarne a “spizzichi e bocconi”: bisognava aver pensato prima e in maniera unitaria ai vari temi, come scuola, alloggi o sicurezza, e averli trattati con tutti i soggetti interessati. Manca dunque il ruolo forte di un ente, che secondo noi deve essere la Regione, che tenga la cabina di regia con gli organismi territoriali, tra i quali i rappresentanti di lavoratori e pensionati e quelli delle imprese”.

 

In linea anche la posizione di Cisl Belluno Treviso: “l’ipotesi di chiudere le scuole - afferma Francesco Orrù, segretario generale - merita un confronto serio e approfondito, che coinvolga anche le organizzazioni sindacali. I ragazzi non possono essere penalizzati nel loro percorso educativo né le famiglie possono essere lasciate senza soluzioni adeguate. Ci preoccupa molto anche l’ipotesi che il trasporto pubblico locale venga dirottato in larga parte per garantire la mobilità olimpica, lasciando a piedi centinaia di lavoratori e lavoratrici che utilizzano i bus per raggiungere il posto di lavoro. Condividiamo l’importanza dell’evento, ma il benessere delle comunità locali non può e non deve essere messo in secondo piano”.

 

Cgil, Cisl e Uil hanno dunque chiesto un incontro urgente alla Provincia per avere trasparenza sulle ipotesi in campo e individuare soluzioni condivise. Tra le alternative suggerite da Uil Belluno, ad esempio, ci sono possibili accordi con il trasporto dei territori vicini e, qualora si prevedano stage di alternanza scuola lavoro, è fondamentale che sia posta la massima attenzione sulla sicurezza degli studenti.

 

“La didattica a distanza, come il Covid ci ha insegnato, non rappresenta a nostro avviso una buona scelta. Riteniamo più costruttivo rivedere di qualche giorno le festività annuali, l'inizio e la chiusura dell'anno scolastico, con al massimo due giornate di didattica a distanza. Parallelamente, lavorare attivamente sul reclutamento di autisti e mezzi aggiuntivi rappresenta la soluzione più efficace per permettere a tutti di godere dei giochi senza creare disagi alle normali attività. Nonostante il ritardo, credo ci sia ancora tempo per intervenire: speriamo che, in questa partita, il sindacato possa avere la sua parte di ascolto, che finora un po’ è mancata” conclude Bridda.

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