Paura alla Residenza Brennero, operatore ferito con un coltello da un migrante con ''disagi mentali'': "Non possiamo gestire certe situazioni. Il sistema non funziona"
Un grave episodio di violenza è avvenuto nei giorni scorsi alla residenza Brennero dove un ragazzo, considerato una persona fragile, è andato in escandescenza e con un coltello ha distrutto un ufficio ed ha ferito un operatore. Una situazione che porta a galla le difficoltà che si trovano ad affrontare chi lavora nelle strutture

TRENTO. Traumi ignorati, un'accoglienza che esclude e che va ad acuire quei traumi mentali che possono trasformarsi in veri e propri episodi di violenza. Uno di questi è quello che è avvenuto nei giorni scorsi alla residenza Brennero, una delle due strutture che si trovano ad accogliere in Trentino i richiedenti protezione internazionale. Si tratta di una struttura che ospita una settantina di migranti e che viene gestita dalla cooperativa Kaleidoscopio dopo una parentesi passata della Croce Rossa.
L'episodio è avvenuto giovedì 20 febbraio verso le 17, e a raccontarlo a Il Dolomiti sono stati alcuni operatori che lavorano nella residenza e a cui tremano ancora i polsi ripensando a quei terribili momenti.
Protagonista di quello che è successo è un ragazzo di circa 26 anni, una persona considerata fragile e con già delle manifestazioni di problematiche legate alla salute mentale. Il giovane si è presentato nell'ufficio di un operatore che stava svolgendo il proprio turno, tenendo in mano un coltello di circa 35 centimetri e urlando: “Chiama la polizia, chiama l'ambulanza. Io voglio tornarmene a casa o ammazzo tutti e poi ammazzo me stesso”.
L'operatore terrorizzato si è trovato davanti il ragazzo agitato, che ha iniziato a distruggere ogni cosa nell'ufficio, dal pc presente alle poltrone in pelle. Ogni cosa è stata distrutta brandendo il coltello fino a quando, a un certo punto, sbattendolo violentemente sulla scrivania, la lama si è spezzata.
“Non è la prima volta che questo ragazzo assume comportamenti del genere e già in altre occasioni i suoi evidenti problemi di salute mentale sono stati segnalati alle autorità, senza però che venissero presi provvedimenti adeguati, lasciando il peso della situazione su chi non ha strumenti per intervenire”, ci spiegano gli operatori.
A un certo punto l'operatore che si trovava seduto in ufficio, preso quasi in ostaggio, è riuscito a scappare sfruttando l'arrivo di un collega, ma proprio in quell'attimo il ragazzo, con uno scatto velocissimo, è riuscito a ferirlo ad una mano. Nonostante questo, è comunque riuscito a uscire dalla struttura e a mettersi in salvo, mentre il migrante ha iniziato a distruggere altri uffici, fino a quando si è scontrato con altri due ospiti, ferendoli sempre con il coltello.
Solamente l'arrivo delle forze dell'ordine e dell'ambulanza ha permesso di tranquillizzare la situazione, che ha rischiato di avere conseguenze molto gravi. L'operatore ferito e gli altri due ospiti sono poi stati portati al pronto soccorso e anche l'aggressore è stato medicato e subito dopo è ritornato nuovamente nella struttura.
Un episodio grave che oltre a far capire che il sistema non funziona, porta a galla ancora una volta un tema importante all'interno delle strutture di accoglienza e troppo spesso sottostimato: quello della salute mentale degli ospiti, trascurata da un sistema di accoglienza impreparato e che spesso preferisce scaricare i problemi sulle “ultime ruote del carro” invece di affrontarli.
“Non è la prima volta che accadono situazioni del genere – denunciano gli operatori – e alcuni di noi hanno paura di venire al lavoro”. Le esperienze di migrazione possono avere un impatto significativo sulla salute mentale delle persone e, nonostante questo, i servizi messi in campo spesso sono insufficienti.
“Ci sono persone che hanno problemi di salute mentale – spiegano gli operatori – chi ne ha con la droga o altre patologie. Più volte abbiamo scritto alle autorità competenti spiegando che questi non sono i luoghi adatti per aiutarli, ma nulla è stato fatto e nessuno se ne sta prendendo carico. Situazioni del genere, se non gestite adeguatamente, possono davvero sfociare in episodi gravi e noi siamo stanchi di venire ignorati”.













