Prime nevicate in montagna, attenzione ai rischi. Barattin (Soccorso Alpino): "Pochi centimetri non significano meno pericoli. Ci vuole occhio e saper rinunciare"
"Sia in presenza di nebbia che di nuvole di condensazione bisogna fermarsi. Subito, senza pensarci su e senza rischiare. Avere una visibilità imperfetta significa perdere di vista i compagni, non avere contezza dello stato della neve ed espone a tanti, ulteriori pericoli che si trovano in quota. Rinunciare anche all'inizio può fare la differenza. La montagna non "scappa", è sempre lì e si potrà tornare con condizioni migliori"

TRENTO. Prime nevicate ad alta quota sulle Alpi, ma qualche "spolverata" è arrivata anche sotto i 1.000 metri. Non si tratta certamente di precipitazioni "clamorose" (si parla di un massimo di circa 15 centimetri), ma l'attenzione per chi va in montagna deve continuare ad essere massima. Anzi, bisogna prestare un'attenzione ancora maggiore.
Sembrerà paradossale, ma la pericolosità non dipende direttamente da quanta neve cade, ma da ciò che si trova sotto la coltre fresca: è lì, infatti, che si nascondono le maggiori insidie ed è da lì che "nascono" anche le valanghe.
"Bisogna differenziare - spiega Alex Barattin, consigliere nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, frequentatore dell'ambiente innevato e grande conoscitore della materia neve - da quanto accade oltre quota 2.300 / 2.400 metri e da quanto, invece, succede nella cosiddetta parte "bassa". La neve caduta in questi giorni forma un piccolo e sottile strato al di sopra di quella scesa in precedenza che ha subito un "metaformismo costruttivo". Gli strati sottostanti sono deboli, perché hanno "subito" il caldo. Dunque non bisogna pensare alla neve che troviamo in superficie, ma a cosa c'è sotto. Quindi attenzione massima ai pendii scoscesi, prima di avventurarsi in qualsiasi escursione è importante osservare bene l'ambiente che si andrà ad affrontare. Pensare che se la neve fresca è poca allora la sicurezza è maggiore è un errore da non commettere. E poi bisogna ricordarsi del fattore "vento", che trasporta altra neve, soffice, che si deposita in superficie".
E, invece, a quote minori, ad esempio sotto i 1.000 metri?
"Il rischio è più contenuto, l'accumulo è minore e, in certi casi, risulta addirittura impossibile sciare. Però non bisogna nemmeno commettere l'errore di pensare che, se "si vedono le rocce", allora sotto c'è il "duro" e si può procedere tranquillamente. Le raccomandazioni valgono per tutti, dagli sciatori ai ciaspolatori, dagli escursionisti agli alpinisti. In montagna bisogna procedere con massima attenzione. Vale per tutti".
Seguire le tracce "battute" da altri è un errore?
"Assolutamente sì. Non bisogna farsi ingannare dal fatto che, se lungo quel percorso c'è passato già qualcuno, allora ci posso andare anche io. No, sbagliatissimo, perché dipende da tanti fattori come - ad esempio - il peso dell'escursionista e dell'attrezzature che porta con sé. E poi raccomandiamo di mantenere sempre la distanza di sicurezza: tra un escursionista e un altro che vi siano almeno dieci metri, non di meno".
Per chi sceglie di scendere con gli sci?
"Il modo di sciare può fare la differenza. Infatti non bisogna pensare solamente alla salita, ma anche alla discesa. Quindi è preferibile affrontare il percorso sciando in maniera armonica, affrontando dolcemente le curve, senza "strappi" e troppa durezza".
E quando la visibilità non perfetta, è obbligatorio rinunciare.
"Sia in presenza di nebbia che di nuvole di condensazione bisogna fermarsi. Subito, senza pensarci su e senza rischiare. Avere una visibilità imperfetta significa perdere di vista i compagni, non avere contezza dello stato della neve ed espone a tanti, ulteriori pericoli che si trovano in quota. Rinunciare anche all'inizio può fare la differenza. La montagna non "scappa", è sempre lì e si potrà tornare con condizioni migliori".












