Si salva lanciandosi sul cofano dell'auto: l'ex campione olimpico e commentatore Silvio Martinello investito sull'attraversamento pedonale da una macchina non assicurata
Martinello, campione olimpico nella corsa a punti ad Atlanta '96, stava passeggiando con il proprio cane, quando è stato investito sull'attraversamento pedonale da parte di un'auto che è risultata poi priva di assicurazione. La domanda è: ma cos'altro bisogna fare per obbligare chi si trova alla guida di un mezzo a rispettare il codice della strada e viversi gli spazi comuni con ragionevolezza? La maleducazione imperante e intollerabile, l'inconsapevolezza di avere un'arma in mano che può uccidere se utilizzata impropriamente rappresentano ormai una costante nelle nostre vite, non se ne può veramente più"

SELVAZZANO. Alla fine se l'è "cavata" con 9 punti di sutura in testa e gli è andata ancora "bene". Silvio Martinello, campione olimpico nella corsa a punti su pista ad Atlanta '96, ex velocista di ottimo livello e per diversi anni commentatore tecnico della Rai per il ciclismo, ieri mattina - mercoledì 17 dicembre - se l'è vista veramente brutta.
Nella "sua" Tencarola di Selvazzano, il 62enne veneto, che per ben 16 anni ha indossato la maglia azzurra, era uscito per la consueta passeggiata mattutina con il suo cane, quando è stato investito sull'attraversamento pedonale da un'auto, risultata poi non assicurata.
Solamente la sua prontezza di riflessi gli ha permesso di non riportare gravissime conseguenze: ha realizzato che la macchina non si sarebbe fermata e, allora, è saltato sul cofano della vettura, esattamente come uno stuntman, impattando violentemente sul telaio ma evitando di essere "falciato".
E' stato soccorso sul posto, poi trasportato in ospedale, dove gli sono stati applicati 9 punti di sutura alla testa. Per il resto tante contusioni che, con il passare delle ore, si fanno sempre più dolorose.
"Questo è il risultato, visibile, di un investimento di cui sono stato vittima stamani intorno alle 7 - scrive Martinello sui propri canali ufficiali -, mentre attraversavo la strada sul passaggio pedonale con Hug, il mio fedele compagno a 4 zampe. La dinamica è semplice, si ferma l'auto per darmi la precedenza sul mio lato sinistro, inizio l'attraversamento e dal lato opposto sopraggiunge un'auto a velocità modesta e penso si fermo, invece non lo fa. L'impatto è violento ma comunque in parte limitato dalla mia prontezza di irrigidirmi e saltare letteralmente sul cofano dell'auto, che mi scaraventa ad un paio di metri di distanza".
Poi il trasferimento in ambulanza in ospedale e la scoperta che l'auto che lo ha investito non era assicurata.
"9 punti di sutura - prosegue - ma nessuna frattura, tante contusioni dolorose che con il passare delle ore si fanno sempre più cattive. La parte inferiore del mio corpo salvata dal salto sul cofano, condizione che ha sorpreso anche i medici del pronto soccorso e che mi ha consentito di non avere danni ben più seri. La corsa in ospedale, i rilievi della stradale e relativo sequestro dell'auto coinvolta, per non essere coperta dall'assicurazione!".
Ecco, allora, che quanto accaduto all'ex professionista è l'ennesimo esempio di quanto sia pericolosa la strada per gli utenti "deboli". E Martinello alza la voce, parlando di "maleducazione intollerante e inconsapevolezza di avere un'arma in mano". Con la promessa d'impegnarsi, ancora in più, per la sicurezza.
"Personalmente - conclude il campione ad Atlanta '96 - utilizzo l'automobile quando strettamente necessario, sono un assiduo pedone e ciclista per le mie commissioni, frequento marciapiedi e ciclabili, attraversamenti pedonali e passaggi pericolosi e sono aiutato dall'occhio sviluppato in tanti anni di competizioni. Vedo cose che gridano vendetta e che mi portano a chiedermi come molta gente abbia perduto definitivamente il buon senso. La domanda è: ma cos'altro bisogna fare per obbligare chi si trova alla guida di un mezzo a rispettare il codice della strada e viversi gli spazi comuni con ragionevolezza? La maleducazione imperante e intollerabile, l'inconsapevolezza di avere un'arma in mano che può uccidere se utilizzata impropriamente rappresentano ormai una costante nelle nostre vite, non se ne può veramente più. Fino ad oggi ne parlavo senza aver vissuto un'esperienza personale, facendo comunque la mia umile parte per sensibilizzare l'opinione pubblica, ora che sono stato coinvolto direttamente l'impegno sarà ancora maggiore".














