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| 25 nov 2025 | 19:05

Stop all'utilizzo di insetticidi dannosi per le api e la popolazione di uccelli insettivori torna a crescere, lo studio che analizza il (lieve) aumento

Gli uccelli insettivori come merli, capinere e fringuelli, dopo un netto calo registrato negli anni, sembrano registrare un aumento della popolazione in seguito al divieto di utilizzare gli insetticidi neonicotinoidi, tra i più dannosi inoltre anche per le api: ecco i dati del recente studio

Stop all'utilizzo di insetticidi dannosi per le api e la popolazione di uccelli insettivori torna a crescere

TRENTO. Gli uccelli insettivori - come ad esempio merli, capinere e fringuelli - dopo un netto calo registrato negli anni, in Francia sembrano registrare un aumento della popolazione: questo in seguito al divieto, votato nel 2018 dagli stati membri dell'Ue, di utilizzare gli insetticidi neonicotinoidi, tra i più dannosi inoltre anche per le api.

 

A fornire questo dato uno studio pubblicato sulla rivista Enviromental Pollution, a firma del principale ricercatore Tomas Perrot della Fondazione per la ricerca sulla biodiversità di Parigi e che spiega come a distanza di quattro anni dal divieto si sia osservato un aumento del 2-3% delle popolazioni di uccelli insettivori: ad essere specificato è come anche un piccolo aumento percentuale sia significativo per dimostrare che il divieto ha sortito degli effetti positivi.

 

Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo la scelta di vietare l'uso degli insetticidi neonicotinoidi. A partire dagli anni 2000, in Francia e in Germania, sono state registrate delle morie di massa di api, con le ricerche che hanno dimostrato che l'utilizzo di tali pesticidi può danneggiare la specie. Nell’aprile 2018, gli Stati membri dell’Unione europea avevano votato a favore del divieto permanente per i tre insetticidi più dannosi per le api – clothianidin, imidacloprid e thiamethoxan – in tutto il territorio dell’Ue. Con il voto favorevole del Comitato permanente dell’Ue su piante, animali, cibi e mangimi (Paff) è stata approvata la proposta della Commissione europea di proibirne ogni uso esterno: a votare a favore della proposta 16 Stati membri che rappresentano il 76,1% della popolazione europea, e tra questi l’Italia.

 

Tornando allo studio sugli uccelli insettivori, ripercorso in un approfondimento del The Guardian e che testimonia un seppur leggero aumento della popolazione degli uccelli insettivori, questo ha analizzato i dati provenienti da oltre 1900 siti in Francia e raccolti da ornitologi volontari. I ricercatori hanno poi diviso i dati in due periodi: dal 2013 al 2018 (i 5 anni prima del divieto, ndr) e il periodo dal 2019 al 2022 in cui il divieto è entrato in vigore.

 

Ad essere prese in considerazione 57 specie di uccelli insettivori e ad emergere è stata l'evidenza che il numero di questi era inferiore del 12% nelle aree trattate con i pesticidi rispetto alle aree non trattate. Perrot spiega inoltre come anche altri uccelli insettivori come piccoli mammiferi, pipistrelli e pesci possano beneficiare del divieto imposto.

 

I pesticidi, emerge dal report, possono "colpire" le specie sia direttamente che indirettamente: nel primo caso con contaminazioni con effetti letali o sub-letali che riducono sopravvivenza e riproduzione e alterano inoltre parametri demografici e comportamenti come l’evitamento dei predatori o la tempistica migratoria. Nel secondo caso, invece, i pesticidi riducono la quantità e la diversità delle risorse alimentari: principalmente insetti per la maggior parte delle specie, ma anche semi.

 

Tornando all'aumento della popolazione degli uccelli insettivori, i ricercatori ipotizzano poi che lo stesso trend possa emergere anche nel resto dell’Unione europea: per ora, però, mancano studi analoghi condotti in altri Paesi.

 

Infine, oltre a confermare l'impatto dannoso dei pesticidi sulle specie di uccelli insettivori, ad essere messo in evidenza nello studio è anche il fatto che il divieto, seppur abbia impatti positivi sulla biodiversità, non garantisca un recupero immediato di questa: questo, viene specificato, rende necessarie ulteriori azioni di conservazione nei paesaggi contaminati da neonicotinoidi per ripristinare le popolazioni di insetti e di uccelli.

 

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