"Una vigliaccata rinviare la mozione sulla Ferrovia del Cadore", e scoppia lo scontro in Consiglio. Padrin: "Tema importante, servono contenuti più dettagliati"
Si accende lo scontro in Consiglio provinciale sulla mozione, presentata dalla consigliera Sindi Manushi, relativa al futuro della tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi-Calalzo. La richiesta, rivolta al presidente Roberto Padrin, è di sollecitare Regione Veneto e Rfi a un tavolo tecnico per accorciare i tempi di chiusura (al momento confermati fino al 2030), ma la mozione viene rinviata. Un episodio che Manushi definisce “uno dei peggiori a cui mi è capitato di assistere”. Assente la vicepresidente delegata in tema viabilità Silvia Calligaro

BELLUNO. “Una vigliaccata che poco si addice a un Consiglio che deve rappresentare gli interessi dei cittadini e non dei politici che ne fanno parte”. Si chiude con queste parole il dibattito sulla mozione presentata in Consiglio provinciale dalla consigliera Sindi Manushi in merito al futuro della tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi-Calalzo di Cadore.
La riunione si è svolta martedì 4 novembre, e tra i punti all’ordine del giorno c’era una mozione per chiedere che la Provincia solleciti Regione Veneto e Rete ferroviaria italiana (Rfi) alla convocazione di un tavolo in materia di trasporti ferroviari verso il Cadore. “La questione - esordisce Manushi - mi riguarda direttamente come sindaca di Pieve di Cadore, perciò in una prima fase ho cercato di tenere la Provincia lontana da questa battaglia perché mi sembrava di interesse locale. Poi mi sono convinta a portarla qui per le parole dell’assessora regionale Elisa De Berti, che ha detto più volte come gli oggetti di questa mozione debbano essere trattati direttamente dal territorio con Rfi, come se la Regione non avesse competenza in materia di trasporti”.
La tratta è stata infatti oggetto di un intenso dibattito, viste le continue chiusure per lavori che anche Manushi definisce positivi, poiché fino ad alcuni anni fa era data per morta. “Poi per fortuna - prosegue - anche grazie alla spinta del territorio sono ripresi i lavori di manutenzione straordinaria che, iniziati nel 2019, sarebbero però dovuti finire prima delle Olimpiadi. Infatti anche la stazione di Calalzo è stata oggetto di 5 milioni di investimento e tutto sembrava portasse a una riqualificazione in vista dell’evento: invece anche su questo fronte si è perso l'intento iniziale perché, nel piano viabilità dei Giochi, è stata individuata come stazione ultima per i grandi flussi quella di Ponte.
Nel frattempo, gli stessi tecnici di Rfi hanno confermato alla consigliera la chiusura della tratta per sei mesi l’anno fino al 2030 (qui il dettaglio). “Capite bene - osserva - che questo significa abbandonarla come mezzo di trasporto per residenti e pendolari, perché viene a mancare l'affidabilità tipica di un treno. Quello che chiedo, dunque, è un impegno del presidente a richiedere alla Regione Veneto, che finora se n’è lavata le mani facendo cadere il peso sui territori, e Rfi un tavolo per far sì che questi lavori di manutenzione, per quanto utili, siano eseguiti in un tempo il più concentrato possibile, perché mi viene difficile pensare che possano durare 11 anni per 6 mesi l’anno”.
Sul tema risponde direttamente Roberto Padrin, che fa sapere di aver già inviato in data 30 ottobre una lettera a entrambi gli enti per un tavolo di coordinamento. “Siccome si tratta di un tema di estrema attualità e importanza - aggiunge poi - direi di rinviare la mozione al prossimo Consiglio per avere contenuti più dettagliati a seguito delle informazioni ottenute”.
Non sono però d’accordo Manushi e il consigliere Nicola Vieceli. “Dispiace anzitutto - ribadisce Manushi - che non sia presente la vicepresidente Calligaro, che è delegata alla viabilità e sarebbe la più idonea a discutere del tema. Tuttavia la mozione non ha alcun tipo di richiesta in termini né di finanze né di informazioni, ma punta solo a richiedere un tavolo tecnico e garantire che il Consiglio provinciale sia informato sull’esito dello stesso. Ho scritto io la mozione: prendetevi la responsabilità di respingerla anziché rinviarla, usando pretesti di basso livello, a dopo le elezioni per non mettere in imbarazzo nessuno. Si tratta infatti di una cosa che non sta né in cielo né in terra e di uno dei peggiori episodi cui mi è capitato di assistere”.
“La vicepresidente Calligaro - conclude Padrin - è impegnata nelle celebrazioni del 4 novembre, per cui cerchiamo quindi di usare toni tranquilli e non fare le cose più grandi di quello che sono. Siccome sugli obiettivi della mozione abbiamo inviato una nota cui hanno 30 giorni per rispondere, ne riparleremo il 27 novembre al prossimo Consiglio con tutti gli elementi in mano. Ritengo anch’io il tema estremamente importante per il territorio, per cui la mozione va discussa in maniera seria con tutte le informazioni raccolte e con un tavolo la cui data andrà comunicata appena disponibile”.












