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Trento
31 agosto | 20:20

West Nile, Dengue, Zika, Chikungunya: da quali zanzare sono trasmessi i vari virus? Quali le precauzioni? "Con i cambiamenti climatici più probabile possibile outbreak"

Dopo i casi registrati quest'estate a Trento e in diverse zone italiane, Francesco Pizzo (del Dipartimento di prevenzione dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari) fa il punto sulla situazione arbovirosi: "Altri casi importati sono stati registrati in passato in Trentino, anche se si tratta di eventi rari. La possibilità che il virus si diffonda, comunque, esiste"

TRENTO. Prima un caso di West Nile, poi uno di Chikungunya – con relative disinfestazioni – nel giro di qualche settimana a Trento. Nel frattempo in Veneto, nel Bresciano e in molti altri territori italiani sono diversi i casi, anche autoctoni, registrati questa estate per infezione da malattie virali causate dalla puntura di una zanzara - l'ultimo proprio negli scorsi giorni, a Sondrio. Insomma le arbovirosi – questo il nome tecnico delle patologie trasmesse dai fastidiosi insetti –, un tempo derubricate essenzialmente a malattie 'esotiche', d'importazione, si stanno diffondendo sempre di più anche nel nostro Paese, favorite dai cambiamenti climatici e dalla presenza massiccia delle zanzare.

 

Ma quali sono le differenze tra le varie patologie causate dai virus? Da quali zanzare vengono trasmesse? Quali i rischi e le modalità di gestione? Per fare chiarezza, il Dolomiti ha contattato Francesco Pizzo, del Dipartimento di prevenzione dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari.

 

Innanzitutto – spiega – diciamo che esistono diverse malattie virali che possono essere trasmesse dalle zanzare. Normalmente le arbovirosi in questione si dividono in due gruppi: il primo comprende le malattie virali trasmissibili dalla cosiddetta zanzara tigre (Aedes albopticus), Dengue, Zika e Chikungunya. Il secondo comprende invece le malattie virali trasmesse dalla zanzara comune (Culex pipiens): Usutu e West Nile”.

 

Al momento nessuna di queste malattie si è presentata in Trentino con casi autoctoni – diversa, come detto, la situazione nelle Regioni e nei territori limitrofi – ma i cambiamenti climatici, continua l'esperto, incidono sulla situazione e rendono più probabile un possibile outbreak futuro anche in Provincia. Per quanto riguarda però i due gruppi di patologie, le modalità di trasmissione sono leggermente diverse.

 

“Per quanto riguarda Dengue, Chikungunya e Zika – continua Pizzo – gli esseri umani rappresentano un bacino per il virus e le zanzare tigre rappresentano il vettore: in altre parole, quando una zanzara punge una persona infetta può successivamente infettare altre persone, che però non possono a loro volta trasmettere il virus ad altri esseri umani”.

 

Proprio per questo si parla di casi “autoctoni” e “importati”: in caso di contagio in Paesi in cui queste arbovirosi sono endemiche, al ritorno a casa è possibile rappresentare fonte di contagio ulteriore come bacino virale per le zanzare dell'area. “Diverso è il caso per esempio del West Nile Virus – continua l'esperto – o dell'Usutu. I virus in questione non vengono infatti trasmessi alla zanzara da una persona infetta: i serbatoi biologici sono altri animali, prevalentemente uccelli”.

 

Per questo a seconda delle infezioni riscontrate cambia anche la gestione da parte delle autorità sanitarie: “Innanzitutto – spiega Pizzo – Apss è impegnata insieme alle Amministrazione comunali della Provincia per ridurre il più possibile il numero di zanzare presenti sul territorio. Si tratta di una progettualità di respiro nazionale per il controllo delle arbovirosi a livello di prevenzione. In presenza di un caso accertato di Dengue, Zika o Chikungunya si procede poi con la disinfestazione in un'area compresa tra i 100 e 200 metri dal luogo del contagio”.

 

L'obiettivo è naturalmente quello di eliminare le zanzare che, avendo punto la persona infetta, potrebbero diffondere il virus. “In Trentino eventualità del genere si sono già verificate in passato, anche se si tratta di eventi piuttosto rari. La possibilità che il virus si diffonda, comunque, esiste: ne sono testimonianza eventi come l'outbreak di Dengue verificatosi lo scorso anno nelle Marche”.

 

Quando la trasmissione avviene direttamente nel territorio si parla di casi autoctoni: “E a maggior ragione in queste circostanze è necessario dare il via il prima possibile alla disinfestazione”. Per quanto riguarda invece West Nile e Usutu la situazione è più complicata: i serbatoi biologici del virus sono come detto uccelli ed è quindi estremamente difficile avere un'indicazione precisa per comprendere l'esatta origine dell'infezione. "In presenza di un numero alto di casi in una particolare zona - dice Pizzo - si procede comunque alla disinfestazione per ridurre la densità del vettore, le zanzare Culex, ma normalmente non è necessario. Facendo tutti gli scongiuri del caso comunque, finora in Trentino non abbiamo avuto casi autoctoni di nessuna di queste arbovirosi”.

 

Come detto però, i cambiamenti climatici, in particolare l'aumento delle temperature e delle condizioni di umidità nella – sempre più lunga – stagione estiva, stanno portando a un aumento della presenza delle zanzare anche in Provincia, facendo in molti casi anche delle zone di media montagna un possibile habitat per i fastidiosi insetti: “Le azioni da attuare a livello di prevenzione sono quindi multilivello. Per chi viaggia all'estero, in Paesi a rischio, è consigliabile attuare tutte le strategie del caso per ridurre l'esposizione alle punture di zanzara. Sul territorio è invece necessario lavorare per ridurre il più possibile la presenza degli insetti mentre, su un livello ancora più ampio, è importante cercare di arginare la deriva del cambiamento climatico che osserviamo oggi”.

 

Fortunatamente, a livello generale comunque tutte le malattie tendono a manifestarsi in modo blando, risultando anzi spesso asintomatiche: "I problemi - conclude Pizzo - sorgono normalmente quando l'infezione colpisce soggetti particolarmente fragili. In particolare il virus Zika però è il più aggressivo e pericoloso, rappresentando un rischio specialmente per le donne incinta: il virus causa infatti effetti neurologici che, potenzialmente, possono colpire il feto". 

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