Bambino di 5 anni prende due note a scuola, la mamma protesta, il preside viene minacciato di morte da telefonate anonime: "Ti riempio la testa di proiettili"
L'episodio, avvenuto nella zona di Pordenone, è al centro di un processo per concorso in tentata violenza privata: l’imputata è la madre del bambino

PORDENONE. Storia folle a Pordenone tra note disciplinari sul registro elettronico, una mamma che in disaccordo con la decisione dell'insegnante chiede al preside di annullarle, poi una serie di gravissime minacce al dirigente scolastico arrivate da numeri nascosti e telefonate anonime.
L'intricata vicenda è al centro del processo, in corso proprio a Pordenone, a una donna accusata di concorso in tentata violenza privata. L’imputata, difesa dall’avvocato Gloria Favret, è la madre del bambino.
I fatti risalgono al febbraio 2023. Un bambino di appena 5 anni (frequentava la "primina" in una scuola elementare), in classe si sarebbe rivolto ad un'insegnante dicendole che se avesse ricevuto altri compiti le avrebbe tirato addosso la sua borraccetta di Spiderman. La docente, per richiamare all'ordine l'alunno, riporta due "note" sul registro elettronico.
La madre del bambino però non ci sta: secondo quanto ricostruito nelle indagini prima invia una mail alla maestra per chiederle di rimuovere le note, poi incontra direttamente il preside per ottenere la cancellazione dei due provvedimenti, senza successo.
Come riportato dal suo avvocato Gloria Favret, "anche se ha minacciato che non se ne sarebbe andata e che avrebbe chiamato i giornali, la mia assistita voleva soltanto che fossero annullate le note. Non ha ingaggiato nessuno per far pressioni nei confronti del dirigente scolastico".
Da quel momento in poi, stando a quanto riportato in aula, la situazione diventa carica di tensione: il giorno successivo all'incontro il preside avrebbe cominciato a ricevere delle chiamate minatorie, prima sul telefono poi su Whatsapp, da parte di un uomo che con un italiano caratterizzato da un accento dell'est Europa avrebbe detto frasi come "Adesso tu stai zitto che io devo parlare", "Ascolta bene, tu ieri hai trattato male una signora, oggi devi chiedere scusa", "Non sai cosa ti succederà".
Nonostante i tentativi del preside di bloccare i numeri stranieri con cui lo sconosciuto lo contattava, arrivano ulteriori messaggi: "Hai due opzioni adesso, uno chiedi scusa e continui la tua vita. Se non lo fai partiamo adesso, vengo lì e ti porto dall’altra parte del confine e ti riempio la testa di proiettili che non ti riconoscerà neanche tua madre".
A quel punto il dirigente scolastico sporge denuncia, pensando che dietro alla serie di minacce ci fosse la madre di quel bambino di 5 anni.
Nelle aule del tribunale di Pordenone il preside ha ricostruito l’episodio davanti al giudice e l'accusa ha portato come prove davanti al magistrato le registrazioni telefoniche fra il dirigente scolastico e lo sconosciuto. Alla prossima udienza saranno sentiti gli operatori di polizia giudiziaria.


















