Bollette ancora in aumento, è allarme per tre piccole imprese su quattro. La Cna: "Ridotti i margini e investimenti frenati, servono misure e non interventi tampone"
L’indagine CNA fotografa le difficoltà delle micro e piccole imprese: nell’ultimo semestre il 76,5% ha registrato un aumento della spesa energetica. I rincari erodono i margini e sottraggono risorse a investimenti e crescita. Cantisani: "La crisi energetica non può più essere affrontata come un’emergenza temporanea"

BOLZANO. "Tre piccole imprese su quattro hanno visto aumentare la spesa per l’energia negli ultimi sei mesi". Il caro bollette continua a pesare sulle micro e piccole aziende, erodendo i margini e sottraendo risorse a investimenti e crescita: a fotografare la situazione è l’indagine "Energia e piccole imprese" realizzata dalla Cna di Bolzano, secondo cui per quasi nove aziende su dieci nell’ultimo anno è cresciuto l’allarme legato ai costi energetici.
L’energia, specifica la Cna, è diventata una componente strutturale della competitività delle micro e piccole imprese: non soltanto per il livello dei prezzi, ma soprattutto per la loro volatilità, che rende più difficile programmare l’attività e sottrae risorse agli investimenti.
"Il costo dell’energia – evidenza l’indagine – incide in misura rilevante sull’attività dell’84% delle imprese: il 39,1% lo considera molto impattante e il 44,9% abbastanza impattante. La questione energetica non riguarda più soltanto i comparti tradizionalmente energivori, ma attraversa ormai l’intero sistema delle micro e piccole imprese e a preoccupare è soprattutto la persistenza del fenomeno".
E poi il focus. Nell’ultimo anno per l’86,7% delle imprese è aumentato il livello di allarme legato ai costi energetici, per il 25,9% è cresciuto molto, mentre soltanto l’1% segnala una diminuzione.
Le aspettative, spiega la Cna, trovano conferma nelle bollette: il 76,5% delle imprese dichiara di aver registrato un aumento della spesa energetica nell’ultimo semestre. Tra le aziende che hanno subito rincari, il 45,8% indica una crescita compresa tra il 10 e il 20% e il 19,1% segnala incrementi superiori al 20%. Quasi due imprese su tre tra quelle interessate dagli aumenti, poi, hanno sostenuto rincari superiori al 10%.
L’effetto principale? La riduzione, rimarca la Cna, della marginalità aziendale, indicata dal 56,8% delle imprese mentre soltanto il 20,4% è riuscito a trasferire almeno in parte i maggiori costi sui prezzi praticati ai clienti e il 2,7% ha dovuto ridurre la produzione o i servizi offerti.
“La nostra indagine – afferma il presidente di Cna Trentino Alto Adige Cristiano Cantisani – dimostra che la crisi energetica non può più essere affrontata come un’emergenza temporanea. Le piccole imprese continuano a pagare bollette più elevate ma, nella maggior parte dei casi, non hanno la forza contrattuale per trasferire gli aumenti sui prezzi. Assorbono i rincari riducendo i margini e, di conseguenza, le risorse disponibili per investire, innovare e creare occupazione”.
Cantisani spiega poi i motivi che hanno portato l'associazione a realizzare lo studio: non soltanto per fotografare le difficoltà, ma per costruire proposte fondate sui bisogni reali delle imprese, con Cna nazionale che porterà questi risultati al confronto con il Governo e con il Parlamento.
“La Cna regionale – prosegue il presidente – affronterà la questione con le Province di Bolzano e Trento. La politica energetica deve riconoscere la specificità del sistema produttivo italiano e regionale e prevedere strumenti realmente accessibili alle micro e piccole imprese. Servono maggiore trasparenza del mercato, misure capaci di ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi e interventi strutturali, non provvedimenti episodici adottati soltanto nelle fasi di emergenza”.
Per la Cna, specifica la nota diffusa, è necessario superare una politica energetica affidata prevalentemente a interventi congiunturali. “L’energia – conclude Cantisani – influenza ormai la redditività, le decisioni di investimento e le prospettive di crescita delle imprese. Garantire condizioni di approvvigionamento competitive e prevedibili deve diventare, pertanto, una componente centrale della politica industriale”.


















