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| 19 settembre | 10:45

Bollette ancora in aumento, è allarme per tre piccole imprese su quattro. La Cna: "Ridotti i margini e investimenti frenati, servono misure e non interventi tampone"

L’indagine CNA fotografa le difficoltà delle micro e piccole imprese: nell’ultimo semestre il 76,5% ha registrato un aumento della spesa energetica. I rincari erodono i margini e sottraggono risorse a investimenti e crescita. Cantisani: "La crisi energetica non può più essere affrontata come un’emergenza temporanea"

Bollette ancora in aumento, è allarme per tre piccole imprese su quattro

BOLZANO. "Tre piccole imprese su quattro hanno visto aumentare la spesa per l’energia negli ultimi sei mesi". Il caro bollette continua a pesare sulle micro e piccole aziende, erodendo i margini e sottraendo risorse a investimenti e crescita: a fotografare la situazione è l’indagine "Energia e piccole imprese" realizzata dalla Cna di Bolzano, secondo cui per quasi nove aziende su dieci nell’ultimo anno è cresciuto l’allarme legato ai costi energetici.

 

L’energia, specifica la Cna, è diventata una componente strutturale della competitività delle micro e piccole imprese: non soltanto per il livello dei prezzi, ma soprattutto per la loro volatilità, che rende più difficile programmare l’attività e sottrae risorse agli investimenti.

 

"Il costo dell’energia – evidenza l’indagine – incide in misura rilevante sull’attività dell’84% delle imprese: il 39,1% lo considera molto impattante e il 44,9% abbastanza impattante. La questione energetica non riguarda più soltanto i comparti tradizionalmente energivori, ma attraversa ormai l’intero sistema delle micro e piccole imprese e a preoccupare è soprattutto la persistenza del fenomeno".

 

E poi il focus. Nell’ultimo anno per l’86,7% delle imprese è aumentato il livello di allarme legato ai costi energetici, per il 25,9% è cresciuto molto, mentre soltanto l’1% segnala una diminuzione.

 

Le aspettative, spiega la Cna, trovano conferma nelle bollette: il 76,5% delle imprese dichiara di aver registrato un aumento della spesa energetica nell’ultimo semestre. Tra le aziende che hanno subito rincari, il 45,8% indica una crescita compresa tra il 10 e il 20% e il 19,1% segnala incrementi superiori al 20%. Quasi due imprese su tre tra quelle interessate dagli aumenti, poi, hanno sostenuto rincari superiori al 10%.

 

L’effetto principale? La riduzione, rimarca la Cna, della marginalità aziendale, indicata dal 56,8% delle imprese mentre soltanto il 20,4% è riuscito a trasferire almeno in parte i maggiori costi sui prezzi praticati ai clienti e il 2,7% ha dovuto ridurre la produzione o i servizi offerti.

 

“La nostra indagine – afferma il presidente di Cna Trentino Alto Adige Cristiano Cantisani – dimostra che la crisi energetica non può più essere affrontata come un’emergenza temporanea. Le piccole imprese continuano a pagare bollette più elevate ma, nella maggior parte dei casi, non hanno la forza contrattuale per trasferire gli aumenti sui prezzi. Assorbono i rincari riducendo i margini e, di conseguenza, le risorse disponibili per investire, innovare e creare occupazione”.

 

Cantisani spiega poi i motivi che hanno portato l'associazione a realizzare lo studio: non soltanto per fotografare le difficoltà, ma per costruire proposte fondate sui bisogni reali delle imprese, con Cna nazionale che porterà questi risultati al confronto con il Governo e con il Parlamento.

 

“La Cna regionale – prosegue il presidente – affronterà la questione con le Province di Bolzano e Trento. La politica energetica deve riconoscere la specificità del sistema produttivo italiano e regionale e prevedere strumenti realmente accessibili alle micro e piccole imprese. Servono maggiore trasparenza del mercato, misure capaci di ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi e interventi strutturali, non provvedimenti episodici adottati soltanto nelle fasi di emergenza”.

 

Per la Cna, specifica la nota diffusa, è necessario superare una politica energetica affidata prevalentemente a interventi congiunturali. “L’energia – conclude Cantisani – influenza ormai la redditività, le decisioni di investimento e le prospettive di crescita delle imprese. Garantire condizioni di approvvigionamento competitive e prevedibili deve diventare, pertanto, una componente centrale della politica industriale”.

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