Braccia robotiche e organi in 3D: il futuro della chirurgia è realtà. A Belluno inaugurate due nuove sale operatorie: “Con il robot più interventi e meno lesioni”
Sono operative due nuove sale operatorie dell’ospedale San Martino di Belluno, dedicate all’urologia: gli ambienti sono ora più confortevoli, grazie a un investimento di quasi 170mila euro, e le tecnologie all’avanguardia. All’interno, infatti, c’è una console da dove, con appositi joystick e occhiali per la visione 3D, il chirurgo può manovrare le braccia robotiche, operando nella maniera meno invasiva possibile

BELLUNO. Sono operative e all’avanguardia due nuove sale operatorie dell’ospedale San Martino di Belluno, all’interno di un blocco con cinque sale totali. “È in atto un processo di risistemazione iniziato qualche tempo fa. Abbiamo completato la rivisitazione delle due sale dedicate all’urologia, mentre sta partendo quella per l’ortopedia. L’obiettivo è utilizzare al meglio le strutture per avere migliori risultati a livello clinico” spiega il commissario generale Giuseppe Dal Ben.
I lavori sono stati completati in tre mesi, con un investimento complessivo di poco meno di 170mila euro (167.730 euro). Consegnate formalmente il 25 gennaio scorso, hanno già determinato un incremento delle prestazioni nei primi mesi del 2026 e l’adozione del 95% di procedure laparoscopiche (per rene, prostata, vescica, correzione di prolassi femminili), oltre all’introduzione del robot Versius.

Cosa si è fatto nel concreto? I lavori hanno permesso di rifare l’illuminazione a led, nuovi impianti elettrici e teli su gres nei pavimenti per eliminare battiscopa e fughe, mentre alle pareti sono stati applicati teli anche qui omogenei e paraspigoli. Inoltre, sono state sostituite le porte con nuove scorrevoli automatizzate a tenuta d’aria (quindi c’è maggiore sterilità) e sistemato l’interfono per la comunicazione tra tutte le sale operatorie.
"L'intervento - spiega Marcello Repele, direttore dell’urologia - è stato propizio per il personale e i pazienti. Da un lato medici, anestesisti e assistenti possono usufruire di porte che recuperano spazio e agevolano il passaggio del paziente dalla sala di preparazione a quella operatoria, mentre l’assenza di battiscopa e un pavimento senza fughe consentono una più facile sanificazione degli ambienti. Dall'altro lato, i pazienti trovano un ambiente più sereno già dal pre-intervento, oltre a colori tranquillizzanti per agevolare l’anestesia”.
La strada è verso una chirurgia sempre più all’avanguardia: si punta in particolare alla laparoscopia (tecnica che riduce al minimo l’incisione) e alla robotica. “Grazie alla collaborazione con la direzione - prosegue il medico - possiamo noleggiare la piattaforma Versius per interventi laparoscopici robot-assistiti. Questo ha portato un’impennata delle prestazioni dell’unità operativa”. Nel 2025, infatti, le prestazioni ambulatoriali hanno superato quota 9 mila (9.188), mentre nei primi quattro mesi del 2026 sono già 2.790 anche grazie all’attrattività regionale ed extraregionale. Per quanto riguarda invece i ricoveri per intervento, nel 2025 sono stati 603 (di cui 40 in chirurgia robotica) e nel 2026 già 136, di cui 13 con il robot.

“Nelle sale - spiega - operiamo due giorni: il lunedì facciamo circa 8 interventi, ma l’idea di portarli a 12, mentre il martedì facciamo circa tre interventi più complessi, che cercheremo di portare a 5. Con la possibilità di estendere il contratto di noleggio, potremo avere ulteriori miglioramenti della performance e garantire il massimo degli standard di copertura”.
Nella pratica, il chirurgo si siede a una console e, grazie all’uso di joystick e di occhiali per la visione 3D, può manovrare le braccia meccaniche attorno al tavolo operatorio e intervenire sul paziente nella maniera meno invasiva possibile. Ad oggi tale tecnica è utile soprattutto sul fronte oncologico, ma interviene anche per prolassi degli organi pelvici femminili e in presenza di calcoli importanti nelle vie urinarie: in questi casi, ad esempio, permette di effettuare un solo intervento anziché tre o quattro per rimuoverli, riducendo il trauma.
E l’intelligenza artificiale? “Al momento non c’è nella nostra macchina - conclude - ma ci sono già esperienze su altri tipi di macchinario. I sistemi di intelligenza artificiale hanno la caratteristica di proiettare sull’organo, che si sta guardando in 3D, le immagini della risonanza magnetica, per gestire in maniera sempre più millimetrica ad esempio le neoplasie renali. Questo consente di essere guidati perfettamente sopra la lesione ed effettuare interventi estremamente precisi con poco sanguinamento e preservazione del tessuto renale integro. Esistono software in cui addirittura si accende un semaforo se ti stai avvicinando troppo ai tessuti: c’è quindi sempre di più la possibilità di avere dei filtri per diminuire le complicanze”.












