Chico Forti resta in carcere: la Cassazione respinge il ricorso per la libertà condizionale
Il 67enne trentino rimane dunque rinchiuso nel carcere di Montorio a Verona e potrà uscire dalla struttura per lavorare nell'azienda agricola che lo ha assunto, ma anche per salire a Trento per far visita all'anziana madre e per dedicarsi alle attività di volontariato a cui ha aderito, tra cui l'insegnamento del windsurf (disciplina di cui è stato campione in gioventù) ai ragazzi con disabilità

VERONA. Chico Forti resta in carcere.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso che Alessandro Favazza e Carlo Dalla Vedova, i legali del 67enne trentino (ha compiuto gli anni poche settimane fa), avevano presentato contro la decisione del tribunale di sorveglianza di Venezia, che a settembre aveva rigettato la richiesta della liberazione condizionale.
Forti rimane dunque rinchiuso nel carcere di Montorio a Verona e potrà uscire dalla struttura per lavorare nell'azienda agricola che lo ha assunto, ma anche per salire a Trento per far visita all'anziana madre e per dedicarsi alle attività di volontariato a cui ha aderito, tra cui l'insegnamento del windsurf (disciplina di cui è stato campione in gioventù) ai ragazzi con disabilità.
La liberazione condizionale è una misura alternativa alla detenzione che permette al condannato, che abbia tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento e che abbia già scontato metà della pena (l'ex imprenditore trentino è stato condannato all'ergastolo in America, dove ha trascorso 24 anni e la sentenza è stata, ovviamente, recepita dall'ordinamento italiano prima del suo rientro in Italia), di scontare la parte residua della pena in regime di libertà vigilata.
Una possibilità della quale Forti, almeno per il momento, non potrà godere. Il tribunale di sorveglianza aveva già riconosciuto a Forti uno sconto di 6 anni e mesi, pari a 45 giorni per ogni 6 mesi trascorsi in carcere












