Chiude la sede periferica dell'Università di Bolzano, è polemica: "Costi della vita troppo alti e trasporti insufficienti. Gli studenti scappano"
Una decisione molto criticata anche se da alcuni definita comprensibile. Il calo degli iscritti non ha lasciato scelta

BRUNICO. Nulla da fare per la sede di Brunico della Libera università di Bolzano, che chiude i battenti.
Una decisione che non solo ridisegna l'offerta formativa della Facoltà di Economia e Management, ma accende anche un aspro dibattito politico sul futuro delle periferie.
Il polo pusterese si prepara così a un addio definitivo: già dal prossimo autunno, infatti, non ripartirà il Master in Management del Turismo, mentre dall’anno accademico successivo cesserà anche il corso di laurea triennale in Management del Turismo, dello Sport e degli Eventi.
Una decisione forzata, causata da un calo degli iscritti e dalla necessità di una maggiore efficienza logistica, andando così ad evitare che i docenti debbano costantemente fare la spola con il capoluogo.
Tutte le attività accademiche verranno dunque accorpate nella sede centrale di Bolzano.
Quella che per l'ateneo è un'operazione di "ottimizzazione", per molti osservatori rappresenta il sintomo di un fallimento strutturale della politica provinciale. Critiche nette sono giunte dalla Junge Generation (JG) della SVP, che vede nella fine dell'esperienza brunicense la prova dell'insostenibilità delle condizioni per gli studenti.
Secondo gli esponenti della JG, una sede universitaria non può prosperare se i collegamenti stradali sono congestionati dal turismo e i trasporti non garantiscono cadenze rapide, spingendo di fatto i giovani fuori dal comprensorio a causa di un costo della vita e di affitti diventati ormai insostenibili.
Il sindaco di Brunico, Bruno Wolf, ha espresso il suo rammarico, pur comprendendo le motivazioni che hanno portato alla decisione. Fortunatamente, sottolinea il primo cittadino, gli spazi non rimarranno vuoti: gli edifici universitari verranno infatti destinati a una scuola superiore locale che oggi accoglie 680 studenti in una struttura dimensionata per soli 450.
In questo contesto, come sottolinea La Sinistra – Die Linke, il dibattito si sposta sulla necessità di una visione strategica che non si limiti alla ritirata. Invece di chiudere i poli periferici, la discussione si sta estendendo verso nuove possibilità, come un potenziale insediamento universitario a Merano.
La città del Passirio, infatti, corre il rischio di trasformarsi in una località prettamente turistica. Un campus universitario, secondo il partito, rappresenterebbe in questo senso una necessità economica per garantire il ringiovanimento del tessuto sociale e attirare imprese innovative che vadano oltre il settore alberghiero tradizionale, contribuendo al contempo a migliorare il controllo sociale e il senso di sicurezza nelle piazze.
“Questa situazione deve rappresentare il punto di partenza per una politica che intenda finalmente la mobilità e l’alloggio come requisiti fondamentali per l'istruzione”, aggiunge Lukas Gioga de La Sinistra – Die Linke, ribadendo che la chiusura di Brunico non dovrebbe essere nemmeno oggetto di discussione se si volesse davvero puntare sulla tutela dei territori e delle nuove generazioni.












