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15 gennaio | 17:12

Corteo Pro-Pal, al grido di ''blocchiamo tutto'' sfondano le vetrate per raggiungere la stazione: 9 persone perquisite, proseguono le indagini

I fatti erano successi il 2 ottobre. A margine della manifestazione gruppi antagonisti avevano cercato di raggiungere i binari per bloccare il servizio ferroviario

di Redazione

TRIESTE. Il grido di battaglia era ''blocchiamo tutto''. Era il 2 ottobre e in buona parte d'Italia scendevano in piazza migliaia di persone la stragrande maggioranza in buona fede per portare la propria solidarietà al popolo palestinese, altri per creare caos e problemi. A Trieste si erano verificati degli scontri. Le porte a vetri di uno degli ingressi della stazione di viale Miramare erano state infrante nel tentativo dei manifestanti di raggiungere il viale, tentativo respinto dalle forze di polizia lì schierate a protezione dell'obiettivo. 

 

Nella mattina odierna personale della polizia di Stato di Trieste, nello specifico personale della locale Digos, ha eseguito nove decreti di perquisizione personale e locale emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trieste nei confronti di soggetti gravitanti negli ambienti dell’antagonismo locale indagati, in concorso, per i reati di danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata, interruzione di pubblico servizio e per violazione delle disposizioni del T.U.L.P.S. in materia di svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico.

 

Il contesto, come detto, era quello della più ampia mobilitazione organizzata nell’ambito della campagna pro-Pal, durante la quale gli stessi, muovendosi in corteo non autorizzato, hanno raggiunto la stazione ferroviaria centrale per occuparla all’insegna del noto slogan “Blocchiamo tutto”, infrangendo le porte a vetri di uno degli ingressi di viale Miramare nel tentativo di accedervi.

 

Le accurate indagini svolte dalla Digos della Questura di Trieste in raccordo con questa Procura della Repubblica, hanno consentito di rinvenire nella disponibilità degli indagati accessori personali e capi di vestiario, utilizzati dagli stessi nella circostanza anche per ostacolare il loro riconoscimento, allo scopo di confermare l’identità degli autori dei reati contestati.

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