Croci incise sulla pelle e baci rituali: fermato un presunto uomo della Sacra Corona Unita, è accusato di tentato omicidio e porto abusivo di armi da guerra
L'uomo sarebbe coinvolto in un’articolazione dell’associazione mafiosa Sacra Corona Unita scoperta nel Nord Salento. Il 31enne originario della provincia di Bari si era trasferito nel bellunese da poche settimane, dove aveva trovato un’occupazione regolare come operaio edile

BELLUNO. E' stato fermato nel bellunese uno dei destinatari di una misura cautelare coinvolto nella vasta operazione condotta dal comando provinciale dei carabinieri di Lecce attraverso al quale è stata colpita un'articolazione mafiosa attiva nel Nord Salento.
Si tratta di una grossa operazione che ha dato esecuzione a 30 misure cautelari nell’ambito di un procedimento penale che conta complessivamente 52 indagati. Dei 30 destinatari delle misure, alcuni raggiunti in altre province e regioni del territorio nazionale, 27 sono stati sottoposti alla custodia cautelare in carcere e 3 agli arresti domiciliari.
Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio in concorso, associazione finalizzata al traffico illecito e alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, incendio, violenza privata e minacce con l’uso delle armi, tutti reati aggravati dal metodo mafioso.
L’attività investigativa ha consentito di documentare l’operatività di un’articolazione dell’associazione mafiosa Sacra Corona Unita, nonché l’esistenza di una parallela associazione dedita al traffico di cocaina, hashish e marijuana.
Le attività investigative hanno consentito di far emergere tre “summit” criminali, svoltisi all’interno di una masseria diroccata nelle campagne tra Squinzano e Torchiarolo e, in alcuni casi, anche in un’abitazione del centro storico di Lecce, nel corso dei quali sarebbero stati celebrati veri e propri riti di affiliazione mafiosa.
Il rito di affiliazione documentato dai carabinieri prevedeva l’incisione di una croce sulla spalla destra, sul petto o sull’addome dell’affiliando, seguita dal bacio sulle labbra tra i partecipanti al rito, elementi riscontrati anche nel corso delle attività investigative su alcuni degli indagati successivamente arrestati. In altri casi, il rituale veniva ulteriormente rafforzato dal dono di una collanina recante un crocefisso e dalla celebrazione dell’evento con dolci e spumante.
Una delle persone coinvolte è stata localizzata e catturata dai militari del reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Belluno. Il presunto affiliato, un 31enne originario della provincia di Bari, si era trasferito nel bellunese da poche settimane, dove aveva trovato un’occupazione regolare come operaio edile. L’uomo è ritenuto contiguo al sodalizio mafioso della Sacra Corona Unita ed è gravemente indiziato di svariati e gravi reati, tra i quali: tentato omicidio, porto abusivo di armi da guerra, violenza privata, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.
Tra i fatti specifici contestati dagli inquirenti, emerge un episodio in cui l’uomo, armato di un fucile d'assalto AK-47 Kalashnikov, avrebbe esploso diversi colpi ferendo un individuo, con l'intento di affermare l’egemonia del proprio clan sul territorio pugliese.
L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Belluno.
“Si ritiene doveroso precisare che i fatti criminosi per i quali sta procedendo l’Autorità Giudiziaria salentina non hanno alcun nesso con la provincia di Belluno, territorio nel quale l’uomo risultava domiciliato da breve tempo ed esclusivamente per motivi di lavoro” è stato spiegato dai carabinieri.












