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Belluno
08 aprile | 20:03

Crolla il tetto del lavatoio, il Comune risponde alle accuse: "Non basta la buona volontà dei cittadini. Sui beni storici si interviene solo con un iter preciso"

Crolla il tetto di uno storico lavatoio di Castion e si solleva la polemica, con alcuni cittadini che accusano il Comune di aver impedito ai volontari di intervenire per sistemare il bene. Arriva pronta la replica dell’assessore Marco Dal Pont, che sottolinea la necessità di seguire un iter preciso in questi casi, ribadendo inoltre che l’incuria si protrae da anni

BELLUNO. "Le scelte pubbliche non possono essere fatte sulla base dei desideri o delle polemiche del momento, ma devono poggiare su regole, responsabilità e fattibilità concreta". Così Marco Dal Pont, assessore alle frazioni del Comune di Belluno, ha risposto alle accuse sollevate nei giorni scorsi in merito al lavatoio di Pagagnoi. "E' con questo spirito che intendiamo lavorare per dare una risposta alla frazione e ai capi frazione, senza prestare il fianco a strumentalizzazioni".

 

Si parla di un bene storico con oltre 70 anni di vita, che si trova in zona Castion. Pochi giorni fa è crollato e si è sollevata la polemica, cui il Comune non ha tardato a rispondere.

 

“Comprendiamo il valore affettivo e storico che questo manufatto rappresenta per la frazione e per la comunità - dichiara Dal Pont - e per questo riteniamo doveroso affrontare la questione con serietà, evitando semplificazioni e polemiche che rischiano solo di generare confusione”.

Il tema era già approdato a Palazzo Rosso con una recente interrogazione di alcuni consiglieri di minoranza che chiedevano come mai non si fosse finora programmato un intervento contro il degrado del bene, adducendo anche motivazioni legate alla sicurezza. Ora, con il crollo inevitabilmente avvenuto, il movimento Proposta per Belluno ha riacceso la questione accusando l’assessore di aver impedito ai volontari, disponibili a farlo, di intervenire direttamente per sistemare il bene.

“È doveroso essere chiari: in questo caso un intervento svolto dal volontariato - precisa ora Dal Pont - non sarebbe stato possibile e avrebbe esposto le persone a rischi significativi per la sicurezza. L’amministrazione ha infatti il dovere di tutelare l’incolumità di tutti e non può permettersi scorciatoie perché la sicurezza viene prima di tutto. Nessuna amministrazione può permettersi di mandare dei cittadini a operare in un contesto potenzialmente pericoloso, senza un progetto firmato da un professionista e senza le autorizzazioni previste. Quanto accaduto in Friuli dovrebbe insegnare”.

 

Secondo l’amministrazione, dunque, per intervenire bisogna seguire un percorso preciso e obbligato previsto dalla normativa, partendo dalla valutazione dell’interesse culturale del bene come passaggio indispensabile per definire modalità e limiti del recupero. “Non si può procedere - spiega l’assessore - con interventi improvvisati o sulla base della buona volontà, pur apprezzabile, di alcuni cittadini. Un recupero di questa portata richiede necessariamente la predisposizione di un progetto da parte di professionisti qualificati, l’acquisizione di tutti i pareri e delle autorizzazioni previste dalla legge e, solo successivamente, l’affidamento dei lavori a una ditta specializzata”.

 

“Inoltre, il cedimento del tetto - conclude Dal Pont - è il risultato di una mancanza di manutenzione protrattasi per oltre vent’anni, quindi è evidente che non ci troviamo di fronte a un problema nato oggi. Per questo sorprende che da parte di chi da molti anni partecipa al dibattito politico e amministrativo locale arrivino oggi accuse e ricostruzioni che non tengono conto della storia di questo bene”.

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