Dalla nuova laurea in Scienze della formazione al piano edilizio da 200 milioni: l’Università prepara il futuro e punta a collegare meglio Mesiano e Povo
La nuova laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria a Rovereto partirà con l'anno accademico 2027/2028 con un'ottantina di posti. Per quanto riguarda le opere edilizie, tra le priorità c'è la collina di Mesiano, un migliore collegamento tra le strutture anche per rendere più 'vivibile' il trasporto pubblico ma anche lo Student Center nell'area ex Cte da 49,5 milioni

TRENTO. “Rimarrò impegnato fino all’ultimo giorno a portare avanti i progetti che sono in corso e per preparare tutto in modo che chi arriverà trovi le partite pronte per essere portate avanti, anche con le sue nuove idee e gli eventuali probabili cambiamenti”. Il rettore Flavio Deflorian ha presentato questa mattina in una conferenza stampa in Rettorato le sfide dell'anno accademico 2026/27, affiancato dal direttore generale Alex Pellacani.
Un percorso importante e di impegno collettivo per accompagnare l'Ateneo trentino verso un nuova guida. Il rettore Flavio Deflorian, infatti, terminerà il proprio mandato il 31 marzo 2027 e a settimane prenderanno il via le prime procedure per l'elezione della nuova rettrice o del nuovo rettore, che entrerà ufficialmente in carica il primo aprile 2027.
Tra le novità importanti c'è il nuovo corso di laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria a Rovereto che partirà con l'anno accademico 2027/2028 fino al grosso piano edilizio da quasi 200 milioni di euro per il decennio 2026-2035, con un co-finanziamento dell'Ateneo pari al 25%, che vedrà importanti novità per la città di Trento, sia in centro che in collina.
IN TRENTINO ARRIVA LA LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE
“L'avvio della laurea in Scienze della formazione – ha spiegato Deflorian – è un progetto ambizioso e impegnativo visto che stiamo parlando di un corso di 5 anni. L'obiettivo è quello di formare personale per la scuola primaria”. La sede sarà a Rovereto e la tabella di marcia prevede tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027 il passaggio negli organi accademici e l'invio della proposta al Mur per l'accreditamento.
Nel 2027 si avvierà il reclutamento del personale docente, una ventina di persone, e la definizione delle convenzioni per le attività di tirocinio nelle scuole del territorio, in vista dell'inizio delle lezioni nell'autunno 2027 per le prime 80 iscritte e i primi 80 iscritti a Palazzo Damiano Chiesa.
“Riteniamo fondamentale – ha spiegato ancora il rettore – formare il personale che a sua volta formerà le bambine e i bambini. Sono un centinaio i giovani che in Trentino stanno seguendo questo percorso di studio e che escono dalla nostra provincia. Vogliamo dare una risposta al territorio”.
Si vuole quindi dare anche una risposta concreta al ricambio generazionale della classe docente – che in Italia vede oltre il 50% degli insegnanti sopra i 50 anni – abilitando ogni anno 80 nuovi docenti per le scuole dell’infanzia e primaria.
Il percorso quinquennale (che prevede 300 crediti formativi universitari) integrerà le competenze delle scienze cognitive con le metodologie didattiche più avanzate. Porrà forte attenzione alle discipline Stem, al pensiero computazionale, all'intelligenza artificiale applicata all'insegnamento e all'inclusione scolastica. Questa non sarà l'unica sfida che l'Ateneo si troverà davanti nei prossimi mesi e anni.
OPERE EDILIZIE: UN PIANO DA 200 MILIONI DI EURO
L'Università mette in campo un piano per lo sviluppo degli investimenti edilizi per 200 milioni di euro. A rilanciare il tema, la firma recente del Protocollo d'intesa con la Provincia autonoma di Trento, che definisce un investimento complessivo programmatico di quasi 200 milioni di euro (195,95 milioni per la precisione) per l’arco temporale di un decennio (2026-2035). L’accordo con il governo provinciale poggia su un modello di co-finanziamento che vede l’Ateneo partecipare con il 25% delle risorse circa.
Le opere, orientate al consumo di suolo zero e all'efficientamento energetico, vedono tra le iniziali priorità la collina di Mesiano. Si partirà con la sopraelevazione dell'autorimessa. Si tratta di un progetto da oltre 28 milioni di euro per la creazione di un nuovo edificio di 8.300 metri quadrati lordi destinato ad aule, uffici e laboratori leggeri, che potrà rispondere alla richiesta di spazi per la didattica e la ricerca anche scaricando la pressione da altre sedi universitarie come il polo scientifico e tecnologico di Povo.
A questo intervento si affiancano, sempre a Mesiano, la rifunzionalizzazione a fini didattici dell'ex Biblioteca (4,4 milioni di euro) e il collegamento delle sedi di collina attraverso l'integrazione con la mobilità cittadina grazie alla connessione con l’ascensore inclinato verso la città.
L'obiettivo è anche quello di creare un migliore collegamento tra Mesiano e Povo. “Ci sono alcuni terreni di proprietà dell'Università nella zona di Villa Gherta. L'intenzione – ha spiegato il rettore – sarebbe quella di creare un percorso ciclopedonale con anche esempi di mobilità elettrica leggera per collegare Mesiano e Povo in modo da dare nuova vita anche alla villa”.
Nel piano edilizio, tra le tante opere, rientrano lo Student Center nell'area ex Cte (49,5 milioni) e la digitalizzazione energetica del patrimonio tramite tecnologia Digital Twin (30 milioni).


















