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Belluno
21 febbraio | 09:05

Dolomiti Emergency diventa Fondazione. Il presidente Gabrieli: “Non solo assicurazione per chi va in montagna: i soci devono conoscere i nostri progetti sul territorio”

Il Dolomiti ha intervistato Jacopo Gabrieli, presidente di Dolomiti Emergency che ha recentemente indetto un'assemblea straordinaria dei suoi 20 mila soci per decidere il passaggio da Onlus a Ets. Inoltre cambia forma, diventando Fondazione: Gabrieli ci spiega le motivazioni e il “sogno” sul futuro dell’ente

BELLUNO. A inizio febbraio, Dolomiti Emergency, associazione nata nel 2002 e diventata Onlus nel 2005, ha convocato i suoi soci per un'assemblea straordinaria legata alla necessità di cambiare il proprio statuto e la propria costituzione. Una decisione definita “non facile, ma necessaria per il nostro futuro comune”.

 

Da un lato, infatti, con la riforma del terzo settore le Onlus devono diventare Ets (Enti del terzo settore), per continuare a beneficiare delle agevolazioni fiscali, e iscriversi al Runts - quindi, di fatto, cessano di esistere come tali. Dall’altro, la decisione di Dolomiti Emergency è di diventare Fondazione. Il modello di associazione, infatti, non risponde più alle esigenze di un ente che ha raggiunto oggi circa 20 mila soci distribuiti in molte regioni italiane. La scelta quindi è stata necessaria, per non rischiare la paralisi decisionale nel momento in cui si dovessero indire assemblee che prevedono da statuto un quorum costitutivo (e rispetto ai 20 mila soci, la partecipazione reale è solitamente infinitesimale).

 

Il Dolomiti ha incontrato il presidente Jacopo Gabrieli per capire cosa c’è nel loro presente e nel loro futuro. “Con i nostri numeri - afferma Gabrieli - per raggiungere il 20-25% dei soci alle assemblee dovrebbero partecipare in 4 mila, ed è impossibile. È però anche vero che di fatto agiamo già come Fondazione: raccogliamo i soldi dei soci ed eroghiamo un servizio in termini sia di assicurazione sia soprattutto di progettualità di vario tipo, come l'infermiere in pista (qui l’articolo). L’obiettivo dei prossimi anni è dunque essere sempre più presenti nel territorio ed essere un volano per situazioni sperimentali di tipo innovativo”.

 

Lo definisce tra le righe “un sogno”: far sì che Dolomiti Emergency non sia più vista solo come assicurazione contro gli infortuni per chi va in montagna (avere il soccorso gratis insomma), ma diventare motivo di orgoglio perché le quote versate sono reinvestite in progetti. L’esempio portato da Gabrieli è quello della Rega, fondazione svizzera che offre un servizio permanente di soccorso aereo. “In Svizzera - afferma - tutti coloro che vanno in montagna fanno l’assicurazione, ma non è solo questo. I piloti mi spiegavano che anche l’anziano che vive in paese è orgoglioso di tesserarsi: non per avere l’elicottero gratis, ma perché sa di finanziare una struttura ampia in termini di servizi al territorio”.

 

“Lo stesso deve valere per noi: chi versa la quota - conclude Gabrieli - deve essere consapevole e orgoglioso che i suoi soldi finiscono nel servizio sanitario ad Arabba, nell’automedica di Alleghe o nei corsi di primo soccorso con i ragazzi delle scuole medie. È sempre stato così, ma deve diventare più chiaro. Portiamo avanti i progetti in sinergia con altri enti, soprattutto Ulss, soccorso alpino e Cai: certo il servizio sanitario non ha bisogno del nostro contributo economico o di competenze perché arriva ovunque, ma magari può avere difficoltà a fare cose sperimentali più marginali. È proprio lì che vogliamo sempre di più dare il nostro supporto in qualità di collettore e facilitatore per progetti in favore della collettività”.

 

 

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