Arabba-Marmolada, da dicembre oltre 370 interventi Suem sulle piste: parte da qui il progetto dell’infermiere in pista. “Garantisce maggiore tempestività nei soccorsi”
Grazie a un’idea di Dolomiti Emergency, è partita a gennaio la sperimentazione dell’infermiere in pista nel comprensorio Arabba-Marmolada. La postazione è a monte della funivia Porta Vescovo e il servizio permette di integrare il soccorso tradizionale ad esempio con la somministrazione di farmaci e l’immobilizzazione professionale sul posto

LIVINALLONGO DEL COL DI LANA. Superano quota 1000 le richieste di soccorso durante ogni stagione invernale, da chi ha difficoltà a scendere agli incidenti più gravi, nel solo comprensorio Arabba-Fodom, che coinvolge infatti circa la metà degli interventi Suem nel Bellunese. Per questo, è partita da qui la sperimentazione di un servizio sanitario integrativo: l’infermiere in pista.
Avviato a gennaio da un’idea di Dolomiti Emergency, il progetto pilota andrà avanti fino a marzo per poi tirare le somme: finora, però, i diretti interessati sono soddisfatti. “C’è ancora da lavorare - commenta l’infermiera Elisabetta Lorato - ma stiamo cercando di integrare il tradizionale lavoro di soccorso con la componente strettamente sanitaria, in sinergia con la centrale operativa. Finora infatti non si potevano erogare prestazioni sanitarie avanzate in pista, in primis somministrare farmaci, e credo invece sia utile soprattutto su un territorio vasto come Arabba-Fodom”.
Attualmente sono attivi 4 infermieri non solo specializzati nell'emergenza-urgenza, ma con capacità sciistiche ed esperienza in ambiente impervio per poter raggiungere le persone da soccorrere. D’altra parte, i numeri di Arabba parlano chiaro: dal 10 dicembre a oggi, su 903 interventi Suem in pista effettuati in provincia di Belluno (di cui 115 in elisoccorso), quasi la metà (41,9%) sono avvenuti in quest’area.
Perciò Dolomiti Emergency ha lanciato la proposta di integrare il servizio, mettendo a disposizione 28 mila euro per sostenere il costo del personale infermieristico. “L’idea era nata lo scorso anno - spiega il presidente Jacopo Gabrieli - e l’Ulss 1 Dolomiti l’ha subito accolta. Ero titubante nel riproporla ora visto il periodo intenso per noi, che stiamo oltretutto cambiando statuto, ma era troppo interessante per non provarci. Inoltre, ci siamo detti che andava fatto anche in relazione alle Olimpiadi, perché il territorio è più ampio della sola Valle del Boite”. Non è certo la prima volta che l’associazione interviene sul territorio: determinante è stato infatti anche il contributo economico al servizio di automedica attrezzata ad Alleghe, partito anch’esso a gennaio (qui l’articolo).
Ma cosa fanno nel concreto gli infermieri in più del soccorso tradizionale? “La loro postazione è a monte della funivia Porta Vescovo - spiega Maria Caterina De Marco, direttrice sanitaria - e la disponibilità copre l’orario di apertura degli impianti, più una notturna dalle 22 alle 6 a supporto del mezzo Blsd (ambulanza con autista e soccorritore). L'obiettivo è garantire maggiore qualità e tempestività degli interventi: l’infermiere in pista supporta il soccorso nella stabilizzazione primaria del paziente politraumatizzato, nella gestione della respirazione, nel monitoraggio delle emergenze internistiche e nell’immobilizzazione, oltre a poter somministrare alcuni farmaci. Il tutto in costante comunicazione con il Suem 118, fondamentale perché un professionista sa comunicare con il giusto linguaggio i bisogni dell’utente”.
Feedback positivi anche dal Consorzio impianti a funa Arabba Marmolada, il cui presidente Diego De Battista parla di servizio per l’intero territorio. “Una prima spinta al progetto - conclude - viene dal dare la giusta esperienza agli utenti delle piste. Abbiamo circa 350 mila skipass giornalieri venduti e siamo inseriti nel Giro dei quattro passi che, a livello sanitario, è sempre stato delicato perché gravita su tre province diverse: con questo progetto, possiamo quindi rendere il più agevoli possibile per le persone anche i momenti di infortunio o bisogno. Allo stesso tempo, un beneficio di questo tipo nato da un’esigenza turistica può ricadere sulla popolazione locale, poiché il presidio sanitario infermieristico è disponibile anche nel turno notturno per tutti i cittadini. Come Consorzio di un comune fuori dalle vie principali, infatti, le ricadute sul territorio sono il modo migliore per garantirci un futuro sociale e penso che tale progetto potrà tornare utile per tutta la provincia di Belluno”.












