Stagione invernale, oltre 8 mila uscite dei mezzi di soccorso: più interventi sulle piste che incidenti stradali. “Fondamentale aver introdotto l’obbligo del casco”
Si conclude la stagione invernale e, come di consueto, l’Ulss 1 Dolomiti fa il punto sugli interventi effettuati al di là del lavoro olimpico. Dai nuovi servizi per i cittadini ai progetti dell’automedica di Alleghe e dell’infermiere in pista ad Arabba: ecco i dati

BELLUNO. Una stagione speciale per la presenza del tema olimpico, ma non c’è stato solo questo come invece le polemiche volevano alimentare”. Il punto sull’attività invernale dell’Ulss 1 Dolomiti parte inevitabilmente con questa puntualizzazione da parte del commissario Giuseppe Dal Ben: i dati forniti, infatti, vogliono evidenziare come il lavoro sanitario abbia continuato a registrare numeri simili, se non maggiori, dello scorso anno nell’attività ordinaria.
Si parte dall’implementazione dei servizi per i cittadini. “In questa stagione - prosegue Dal Ben - abbiamo inserito nei pronto soccorso un medico e un infermiere in più a turno, oltre a estendere l’attività del secondo elicottero, ormai diventato stabile”. Falco 2 ha infatti lavorato tra il 5 dicembre e il 18 marzo (lo scorso anno era 20 dicembre-20 gennaio), ma oltre all’elisoccorso sono state potenziate le ambulanze, con 8 mezzi in più tra Cortina, Auronzo, Alleghe, Falcade e Arabba/Livinallongo.
Vediamo allora alcuni dati per il periodo 1 dicembre-15 aprile. In totale, le chiamate al Suem sono state 18.848, che si sono tradotte in 8.303 uscite di mezzi - in aumento del +7% rispetto allo scorso anno. Di tali uscite, 376 sono state con elicottero - delle quali, a loro volta, 170 sulle piste. “Per le chiamate e le missioni Suem - specifica Cristina Barbarino, primario Suem - i giorni di punta sono stati il 26-27 dicembre e il 4 gennaio, tuttavia in molte giornate ci siamo tenuti sopra la media (109 chiamate), quindi i picchi sono stati numerosi. In tutto ciò abbiamo soccorso 8.592 persone”. Di questi pazienti, oltre 8 su 10 sono veneti (73% bellunesi e 8% dalla regione), mentre nel 10% di stranieri le nazionalità più diffuse sono Germania, Francia, Regno Unito, Usa e Polonia.
Sempre tra le persone soccorse, prevalgono gli over 80 (34,3%) perlopiù per patologie mediche (quindi ad esempio cause di tipo cardiocircolatorio, respiratorio o neurologico) mentre per i giovani si tratta soprattutto di traumi - che, da soli, hanno riguardato il 34% delle missioni.
Ma dove avvengono queste ultime? Se continua a prevalere il domicilio (4.185 casi, pari alla metà), crescono - lentamente ma in maniera continuativa - gli interventi in pista (1.193, 14%) che superano gli incidenti stradali (606, 7%). “Tale crescita è ciò che ci spinge a implementare i servizi, tuttavia siamo contenti - specifica Barbarino - dell’introduzione dell’obbligo del casco, perché abbiamo notato che i traumi cranici sono più lievi”. Quanto ai territori, a farla da padrone è il comprensorio Arabba/Marmolada (519 interventi), seguito da Cortina/San Vito (282) e Civetta (228). “Teniamo presente - aggiunge - che gli interventi in pista non riguardano solo patologie critiche, ma anche situazioni che richiedono un’evacuazione più rapida o la gestione dell’analgesia, la riduzione del dolore. Se la frattura a una gamba può non essere un’emergenza di per sé, infatti, il paziente è comunque sofferente e il soccorso in pista non può somministrare una terapia, per la quale serve il medico, che arriva in elicottero”.
Ci sono stati poi i due progetti speciali. Com’è andata l’introduzione dell’automedica ad Alleghe e dell’infermiere in pista ad Arabba? Ad Alleghe, il progetto, nato con il Coordinamento agordino e Dolomiti Emergency (qui), ha registrato 96 interventi, con prevalenza di Rocca Pietore (46) e Arabba (21). Per due weekend, inoltre, l’automedica è stata spostata in Val Zoldana per sperimentare dove sia più efficace la sua presenza: qui sono stati fatti 3 interventi, per cui rimane l’Agordino l’area da attenzionare.
Dall'altro lato, l’infermiere in pista finanziato da Dolomiti Emergency (qui). “Come centrale operativa - specifica Barbarino - abbiamo coordinato l'attivazione della risorsa e la connessione con i mezzi di soccorso. Si tratta di un progetto che aggiunge professionalità al soccorso sulle piste e la sua importanza risiede soprattutto nell’innalzamento dei criteri sanitari di valutazione del paziente, perché il professionista proviene dall’ambito dell’emergenza-urgenza e ha competenze più specifiche. Inoltre, su indicazione del medico della centrale operativa può somministrare la terapia analgesica e offrire quindi al paziente sollievo immediato”. Qui gli interventi sono stati 33 e si valuterà il suo mantenimento nella prossima stagione.
Infine, gli accessi al pronto soccorso, in crescita del +2% rispetto allo scorso anno. In totale siamo a 38.766, con una media giornaliera di 285. Otto, però, sono state le giornate con oltre 350 accessi, in particolare il 29 dicembre (399) e il 2 gennaio (403).












