Entrano nel campetto senza permesso: scatta la multa. La mamma di uno di loro: "Assurdo e vergognoso". Il sindaco: "C'è un'ordinanza: la struttura è già stata vandalizzata"
Alcuni giovani, che stavano giocando a calcio all'interno del campetto comunale situato in paese, sono stati sorpresi e multati di 50 euro per non aver rispettato il divieto di utilizzare la struttura senza la necessaria autorizzazione da parte del Comune. L'ordinanza è in vigore da diversi mesi. Il sindaco Fasanelli spiega: "Per accedervi basta chiedere le chiavi in comune e indicare il nome di un responsabile maggiorenne. La struttura è stata vandalizzata, ci tuteliamo. E non era la prima volta che venivano ripresi"

POMAROLO. La polemica è divampata negli ultimi giorni sui social, raccogliendo centinaia di commenti.
Cosa è accaduto nei giorni scorsi a Pomarolo, comune di 2.500 situato lungo la Destra Adige lagarina, a pochi chilometri da Rovereto?
Semplice: alcuni giovani, che stavano giocando a calcio all'interno del campetto comunale situato in paese, sono stati sorpresi e multati di 50 euro per non aver rispettato il divieto di utilizzare la struttura senza la necessaria autorizzazione da parte del Comune.

"Non rispettava il divieto di utilizzare il campo sportivo comunale senza aver preventivamente acquisito la prescritta autorizzazione, secondo le Linee guida approvate con deliberazione della Giunta comunale numero 53 dell'8 giugno 2026" si legge sul verbale che la mamma di uno dei giovani sanzionati ha deciso di pubblicare sui social, allegando un proprio commento.
"Trovo davvero assurdo e vergognoso - scrive la mamma del giovane sanzionato - che mio figlio venga multato perché stava semplicemente giocando a calcio nel campetto di Pomarolo, senza aver prima chiesto l'autorizzazione al Comune.
Un ragazzo che vuole trascorrere del tempo giocando a pallone, in un luogo nato proprio per questo, viene sanzionato perché non ha chiesto un permesso. E intanto, di fronte a ragazzi che spaccano vetrine o si dedicano allo spaccio in paese, il messaggio sembra essere quello della comprensione, della rieducazione, dell'ascolto e delle seconde possibilità. Sia chiaro: non sono contraria alle regole e al rispetto delle stesse. Ma mi chiedo se non si stia perdendo di vista il senso delle proporzioni e, soprattutto, quali siano le priorità. Davvero vogliamo un paese in cui un ragazzo viene punito perché gioca a calcio, anziché incoraggiato a farlo? Perché giocare a pallone non dovrebbe mai diventare una colpa".
A Pomarolo, infatti, da qualche mese, il comune è dovuto correre ai ripari e regolamentare l'utilizzo del campetto a causa dei ripetuti atti di vandalismo compiuti da ignoti. Per tutelarsi l'amministrazione ha emesso un'ordinanza che prevede che si possa utilizzare la struttura, ma con l'obbligo di richiedere le chiavi del cancello al Comune, indicando il nome di un responsabile maggiorenne - che può essere uno dei presenti o un genitori, nel caso di minorenni - che funga da garante.
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Pomarolo Massimo Fasanelli, che ha spiegato - con un lungo intervento - il motivo per il Comune ha deciso di tutelarsi, introducendo una forma di "controllo" sui fruitori della struttura, pur permettendo a tutti di utilizzarla in forma gratuita.

"Credo sia opportuno fare un po' di chiarezza - spiega il primo cittadino del comune lagarino Massimo Fasanelli -, perché la questione merita di essere raccontata nella sua interezza e non soltanto attraverso una ricostruzione parziale dei fatti. Il campo di Pomarolo non è stato chiuso per impedire ai ragazzi di giocare a pallone, né tantomeno per ostacolare momenti di aggregazione e di svago. E' stato chiuso perché, nel tempo, era diventato purtroppo una sorta di immondezzaio, utilizzato da alcuni ragazzi, spesso anche provenienti da fuori paese, senza alcun rispetto per la struttura, per gli spazi comuni e per il lavoro di chi occupa di mantenerli decorosi e fruibili. Proprio per questo è stata introdotta una modalità di accesso molto semplice e alla portata di tutti: il campo è chiuso a chiave, ma chi desidera utilizzarlo può rivolgersi al Comune, ritirare le chiavi e indicare un responsabile maggiorenne, che si faccia carico del corretto utilizzo della struttura. Non si tratta quindi di un divieto di giocare, ma di una richiesta elementare di responsabilità e rispetto".

Poi Fasanelli parla di quanto accaduto recentemente: il dibattito sui social si è "scatenato", con la maggior parte degli utenti che si è schierata dalla parte dell'amministrazione comunale.
Nel caso specifico - prosegue il sindaco di Pomarolo -, suo figlio ha scelto di ignorare un divieto chiaramente segnalato, entrando in un'area chiusa a chiave, presumibilmente forzando l'accesso oppure scavalcando la recinzione. Sono comportamenti che, a prescindere dall'età di chi li compie e dalla finalità apparentemente innocua, non possono essere considerati normali o accettabili. Dispiace leggere che tutto venga ricondotto al fatto che un ragazzo volesse semplicemente giocare a calcio. Nessuno ha mai contestato questo diritto. Ciò che viene contestato è il mancato rispetto delle regole e, soprattutto, di un bene comune che appartiene a tutti e che tutti abbiamo il dovere di preservare. Le regole non sono un ostacolo alla libertà, ma lo strumento che permette a tutti di usufruire degli spazi pubblici in modo civile e ordinato. E il rispetto delle cose altrui, anche quando sono di proprietà pubblica, dovrebbe essere un insegnamento fondamentale. Mi auguro quindi che, prima di indignarsi per una sanzione, ci si sia preoccupati di spiegare al proprio figlio che entrare in un luogo chiuso, ignorando deliberatamente le indicazioni esposte, non è un comportamento da giustificare, ma da correggere. Il campo resterà accessibile a chiunque abbia voglia di utilizzarlo nel rispetto delle regole. Non abbiamo chiuso una porta ai ragazzi: abbiamo semplicemente deciso di chiuderla all'inciviltà".
E, infine, Fasanelli, senza voler entrare ulteriormente nel merito della vicenda spiega che "la multa non è stata comminata "tout court" senza un minimo di comprensione o spiegazione, perché non era la prima volta che i ragazzi venivano sorpresi all'interno della struttura, dove sono entrati non certamente dall'ingresso principale, in quanto chiuso. Era già stato detto loro che c'erano delle regole per accedere al campetto".


















