Hydro, tavolo di crisi al Ministero. I sindacati: “Condivisione nella ricerca di un acquirente. La chiusura non è dovuta a crisi di mercato, ma decisioni prese altrove”
Si è tenuto nella giornata di martedì 20 gennaio, il tavolo di crisi per lo stabilimento Hydro di Feltre presso il Ministero delle imprese e del made in Italy. All’incontro hanno partecipato le segreterie nazionali e territoriali di Fim, Fiom, Uilm, le Rsu aziendali, i rappresentanti dell’azienda e le istituzioni locali, cioè Regione Veneto e Comune di Feltre

FELTRE. “Non è una crisi di mercato. Ci troviamo di fronte al paradosso di uno stabilimento che ha clienti che richiedono i prodotti: la situazione attuale deriva esclusivamente da decisioni della casa madre svedese, slegate dalle logiche industriali locali”.
Lo ribadiscono con forza i sindacati, a margine del tavolo di crisi per lo stabilimento Hydro di Feltre che si è tenuto nella giornata di martedì 20 gennaio al Ministero delle imprese e del made in Italy. All’incontro hanno partecipato le segreterie nazionali e territoriali di Fim, Fiom, Uilm, le Rsu aziendali, i rappresentanti dell’azienda e le istituzioni locali, cioè Regione Veneto e Comune di Feltre.
Com’era già purtroppo chiaro dopo l’ultimo tavolo (qui l’articolo), la volontà aziendale è di procedere con la reindustrializzazione del sito. Sarà perciò nominato un advisor specializzato per la ricerca di un soggetto che voglia subentrare.
Pur prendendone atto, le organizzazioni sindacali hanno però voluto ribadire la loro posizione politica e industriale chiedendo anzitutto priorità al mantenimento nel Gruppo Hydro. “L’opzione maestra - scrivono Fim, Fiom e Uilm - resta la permanenza all'interno del perimetro di Hydro. Riteniamo infatti inaccettabile che una multinazionale decida di dismettere un sito sano, con competenze elevate e ordini attivi. La richiesta primaria resta perciò che la multinazionale riveda le proprie scelte strategiche e continui a investire su Feltre”.
Tuttavia la cessione pare ormai irrevocabile: perciò i sindacati hanno posto come condizione vincolante che l’advisor sia nominato non dall’azienda, ma all’interno di un protocollo di intenti del quale il Ministero stesso sarà coordinatore. “È necessario che la ricerca di un acquirente - proseguono - avvenga dentro regole condivise e monitorate dalle istituzioni, per assicurare un progetto industriale di lungo periodo e non una mera operazione finanziaria”.
A sostegno di tali posizioni anche la sindaca di Feltre Viviana Fusaro, che ha sottolineato come lo stabilimento rappresenti un patrimonio imprescindibile per il territorio e come la città non sia disposta ad accettare passivamente decisioni prese altrove che impoveriscono il tessuto economico locale. L'amministrazione si è quindi unita alla richiesta di vincolare l'advisor tramite un accordo quadro ministeriale, ritenendo che il coinvolgimento diretto delle istituzioni sia l'unica garanzia per evitare speculazioni e assicurare un futuro occupazionale alle famiglie.
“Le Rsu - aggiungono i sindacati - hanno inoltre denunciato forti criticità operative causate dalle uscite di personale. È dunque fondamentale invertire questa tendenza per garantire l'evasione degli ordini: mantenere il sito efficiente e produttivo è la condizione necessaria per la sua sopravvivenza e per renderlo credibile agli occhi di potenziali investitori”.
Nel frattempo, mentre il Ministero ha confermato che monitorerà il processo, il tavolo è stato aggiornato al prossimo 11 febbraio. “In quella data - concludono - ci aspettiamo risposte chiare sia sul piano di lavoro dell'advisor sia su eventuali ripensamenti della multinazionale o, in subordine, sui primi riscontri concreti di interesse industriale”.












