Il Centro Sociale Bruno festeggia i 20 anni: tra lotte, occupazioni e cultura, il rischio di sfratto continua: “Non ce ne andiamo, il Comune può fermare la demolizione”
Il Centro Sociale Bruno festeggia 20 anni, dall'autunno del 2013 si trova nello stabile di lungadige San Nicolò a Piedicastello. Dal 7 all'11 ottobre, cinque giorni di musica, cultura, socialità e antifascismo

TRENTO. “Eh… già, sembrava la fine del mondo, ma… siamo ancora qua”. Il Centro Sociale Bruno festeggia i 20 anni. Lo fa citando Vasco Rossi, chiamando a raccolta chiunque, in questi vent'anni, abbia attraversato anche una sola volta questo spazio ma soprattutto rimarcando che non ha nessuna intenzione di andarsene.
LA NASCITA DEL CENTRO SOCIALE BRUNO
Il 10 ottobre 2006, nell'area dell'ex Zuffo, nasceva ufficialmente il Centro Sociale Bruno. Ma la sua storia comincia prima: nell'onda lunga di Genova 2001, quando una generazione ha preteso a Trento “un luogo liberato dalle logiche del profitto”. La prima occupazione del 2002 sempre nel parcheggio sotto il viadotto, poi la “Tana Libera Tutti/e” di via Roma nel 2003, la Palazzina Liberty in piazza Dante e tante altre iniziative.
“Il nome nasce da Bruno (JJ1) – viene spiegato - un orso ucciso in Baviera pochi mesi prima: già allora, per noi, fu un simbolo di libertà di movimento, vittima dell'arroganza del potere contro chi non si fa addomesticare e non sta nel suo recinto”. Da lì un cammino ostinato e determinato, dall’ex studentato Mayer, all'ex Dogana e infine, dall'autunno del 2013, lo stabile di lungadige San Nicolò a Piedicastello, auto recuperato con il lavoro collettivo e restituito alla città.
“Tredici anni in un quartiere – spiegano gli attivisti del Bruno - sottraendo uno spazio al degrado e alla speculazione per riconsegnarlo alla cooperazione sociale e alla solidarietà. Un quartiere all'inizio titubante per la propaganda della destra, con i banchetti della Lega per raccogliere (poche) firme contro la nostra presenza. Una comunità che negli anni ha imparato a conoscerci e che noi abbiamo imparato a conoscere, fino a sentirci parte, fino a ad essere coinvolta in prima persona nell'opposizione al Cpr che Fugatti e Piantedosi vogliono costruire nonostante il parere contrario della Circoscrizione”.
In vent'anni il Bruno è stato palco, casa e luogo naturale di incontro per chi fa cultura e si attiva dal basso. Ci sono stati gruppi musicali nazionali e internazionali, si sono momenti per associazioni locali, rassegne cinematografiche, presentazioni, reading, incontri. In questi anni, inoltre, nello spazio sono state erogate migliaia di ore di servizi accessibili e aperti a chiunque: lezioni di scuola di italiano per persone con background migratorio, colloqui dello sportello casa e dello sportello di orientamento legale. Ore di lavoro volontario, non pagate da nessuno e restituite a tutte e tutti.
“Come si misura tutto questo? Non con il metro del profitto e della performatività al quale questa società ci vuole costantemente abituare. Un centro sociale produce legami sociali e cambiamento nelle relazioni e nelle politiche locali, grazie a forme di mutualismo, autorganizzazione e autogestione. È un valore che nessun bilancio economico registra, ma che il territorio raccoglie ogni giorno, e si traduce in coesione sociale e servizi che altrimenti non esisterebbero. Ma lo spazio non sarebbe mai rimasto aperto e vivo senza le migliaia di persone che lo hanno attraversato: per un'assemblea, per le rassegne di Cinemafutura, per assistere a un concerto, per un pranzo sociale, per la ciclofficina popolare CiclOstile, per i percorsi transfemministi e antirazzisti, per organizzare una manifestazione o in solidarietà a chi lotta per la casa contro Itea e palazzinari, a chi resiste alla guerra globale e alla necropolitica dei confini”.
LO SFRATTO
Da anni il Centro Sociale Bruno è sotto sfratto. “Lo siamo ancora oggi – spiegano in una nota - e lo ribadiamo mentre la deriva autoritaria e gli sgomberi degli spazi sociali in questo Paese non si fermano. Non abbiamo grandi novità: l'iter dello sfratto segue il suo corso, ma è ancora possibile interromperlo e trovare una soluzione politica. Non chiediamo di essere “salvati”, ma azioni concrete: l’amministrazione comunale può usare le proprie competenze urbanistiche per cambiare la destinazione d'uso della parte dell’area ex Italcementi dove c’è l’immobile, questo eviterebbe la demolizione e potrebbe tutelare la funzione sociale e culturale”.
Il futuro è ancora tutto da immaginare e progettare. Cambiano le generazioni, si aggiungono nuove lotte, ma “noi siamo ancora qua, come canta Vasco Rossi, il cantante preferito dalla giunta provinciale. E questo, per chi ci vorrebbe abbattere, è la vera notizia. Festeggeremo come sappiamo fare noi: con la musica, il pensiero, l’incontro e la festa. E chiamiamo a raccolta chiunque. Perché il Bruno siamo tutte e tutti”.
Dal 7 all'11 ottobre, cinque giorni di musica, cultura, socialità e antifascismo.
Mercoledì 7 ottobre
Ore 19:30 - Proiezione di "OP Genova 2001" di Genoa Legal Forum (Italia, 80 minuti) a cura di Cinemafutura.
Ore 21:30 - Chain Cult e Astio live, in collaborazione con Dirty Carpet.
Giovedì 8 ottobre
Ore 18:30 - Onda Nera. Nuovi fascismi e cultura di destra. Con Francesco Filippi e Leonardo Bianchi.
Venerdì 9 ottobre
Ore 21:00 - The Dirty Krcma live. Balkan Turbo Folk.
Sabato 10 ottobre
Dalle 14:00 - Pomeriggio sociale con merenda, spazio bimbi, spazio libreria a cura di Sherbooks, e laboratorio di serigrafia a cura di Trame Quartiere Artistico.
Ore 21:00 - Zu e Ongon live, in collaborazione con Equilibrio Precario.
Domenica 11 ottobre
Sentiero della Resistenza con Sentieri Partigiani. Da Malga Sorgazza al Lago di Costa Brunella, sulle tracce della brigata partigiana "Gherlenda".
A seguire pranzo al sacco e Matu Mati live - Cumbia Bombo en Negra Sabrosura. Iscrizione obbligatoria.
Ore 21:00 - Proiezione di "Fascisti su Marte" di Corrado Guzzanti (Italia, 100 minuti) a cura di Cinemafutura














