Il coraggio di due giovani pakistani: denunciano per caporalato un 50enne che picchiava, minacciava e sfruttava gli operai. L'uomo è stato arrestato. Una storia terribile
Un 50enne di nazionalità italiana, di origine pakistana, è stato arrestato con accuse pesantissime. L'uomo è indagato per i reati di intermediazione illecita aggravata e sfruttamento del lavoro, tentata estorsione aggravata in concorso, lesione personale aggravata in concorso, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato. Due giovani connazionali erano stati giudicati "colpevoli" dall'indagato di prestare la propria manodopera senza aver usufruito della sua "intermediazione"

BORGO VALSUGANA. E' una storia terribile, fatta di violenze, minacce e prevaricazioni nei confronti di chi si trovava in una condizioni d'indigenza e bisogno. Il tutto in maniera "diretta" o con l'ausilio di persone reclutate per picchiare e intimidire chi diceva "no".
Un 50enne di nazionalità italiana, di origine pakistana, è stato arrestato con accuse pesantissime e condotto in carcere dai carabinieri della compagnia di Borgo Valsugana e della sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura di Trento.
L'uomo è indagato per i reati di intermediazione illecita aggravata e sfruttamento del lavoro, tentata estorsione aggravata in concorso, lesione personale aggravata in concorso, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato.
Gli accertamenti nascono dalle violente aggressioni perpetrate nei confronti di alcuni connazionali, denunciate nel 2025 da due giovani e coraggiosi cittadini pakistani, che lavoravano in aziende vitivinicole del Trentino.
I due erano stati giudicati "colpevoli" dall'indagato di prestare la propria manodopera senza aver usufruito della sua "intermediazione". Non erano, dunque, entrati a far parte delle sue "squadre di lavoro" - che operavano spesso "in nero" - che l'indagato smistava in varie aziende del territorio durante il fine settimana
Nel primo fatto denunciato un giovane bracciante era prima stato aggredito verbalmente dal 50enne sul luogo di lavoro e poi, alcuni giorni dopo, era stato picchiato da un gruppo di 6 persone, incaricate dallo stesso arrestato, mandante della spedizione punitiva, con calci e pugni con alcuni bracciali di ferro utilizzati a mo' di tirapugni.
Il malcapitato era stato trasportato in ospedale e dimesso con una prognosi di 30 giorni. Un collega della vittima, che aveva assistito al pestaggio, era stato stato minacciato - con tanto di coltello puntato al petto - di gravi ritorsioni nel caso in cui avesse rivelato alle autorità quanto accaduto.
Nel secondo caso l'altra vittima era stata minacciata e sottoposta ad insistenti richieste di denaro e, successivamente, aggredita con l'utilizzo di uno spray urticante e un paio di forbici da potatura.
Le successive e dettagliate indagini condotte dai carabinieri del Radiomobile di Borgo Valsugana e dai colleghi della sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Trento hanno documentato come la condotta dell'indagato si sia protratta dal maggio del 2025, senza soluzione di continuità, sino ad oggi.
L'arrestato, esperto del settore e da anni dipendente di un'azienda agricola, si dedicava in maniera "imprenditoriale" all'intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro "in nero" dei propri connazionali, talvolta con l'uso di minacce e violenze, che esercitava direttamente o "delegando" a connazionali di fiducia.
Il reclutamento della manodopera era finalizzato a svolgere lavoro agricolo in diverse aziende della provincia di Trento, in vigneti e frutteti, in condizioni di sfruttamento e assoggettamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori straniera, costretti ad operare anche per 11 ore al giorno, con riposo settimanale non garantito, una pausa pranzo di appena mezz'ora e misure di sicurezza scarse o assenti, senza il rispetto delle norme previste dall'ordinamento.
L'indagato corrispondeva ai lavoratori che reclutava una paga oraria di 8 euro, trattenendo per sé una cospicua percentuale sugli emolumenti corrisposti dai titolari delle imprese agricole. I lavoratori erano costretti anche a pagare profumatamente tutti i servizi "extra" forniti, quali i trasporti sul luogo di lavoro a bordo della sua auto ed erano obbligati anche a lavorare nel fine settimana, anche contro la loro volontà: in caso di rifiuto venivano minacciati di ritorsioni immediate anche nei confronti dei parenti che risiedono in Pakistan.
Durante le indagini operate dai militari, è emerso anche che - in seguito ad un infortunio su lavoro patito da un operaio da lui reclutato, caduto dall'alto - il 50enne ha corrisposto la somma di circa 1.000 euro per le cure al di fuori dei canali ufficiali, inducendo la vittima a non denunciare l'accaduto per evitare ogni possibile conseguenza.
Sono ancora in corso ulteriori accertamenti per l'identificazione di altre parti offese emerse durante le investigazioni; nonché riguardo le posizioni delle aziende agricole che hanno impiegato i lavoratori reclutati dall’indagato.












