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Bolzano
08 aprile | 20:00

"Il ghiaccio cede ma i turisti continuano a camminare sul lago: ignoranza e corsa al selfie, con questi presupposti andiamo verso una delle peggiori estati di sempre"

La riflessione del presidente del Cai Alto Adige Carlo Alberto Zanella: "Al di là del caso di Braies, sono preoccupato dall'ignoranza che vedo dilagare da chi sale in montagna noncurante di regole e sicurezza. Se queste sono le premesse, andiamo verso un'estate drammatica"

di Redazione

BRAIES. "Sono preoccupato. Preoccupato e un po' sconfortato dall'ignoranza che vedo dilagare. Se queste sono le premesse, il rischio è di andare verso una delle peggiori estati di sempre". 

 

A parlare è il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella: uno che quando ha letto la notizia delle cinque persone soccorse dopo il cedimento della superficie ghiacciata del lago di Braies su cui stavano camminando a Pasqua, quasi non poteva crederci. Il suo timore è che il turismo "cafone" che tanti problemi ha prodotto e produce nelle zone ad altissima attrattività possa presto tornare a portare con sé un gran numero di problemi di vario genere.

 

Intanto il caso specifico di Braies ha lasciato Zanella senza fiato. "Ci ho creduto solo perché qualche anno fa ho visto scene del genere con i miei occhi. Ci sono tante cose, di questa vicenda, che non mi riesco a spiegare. Prima di tutto: ma come è possibile che il giorno dopo un episodio del genere, sul lago passeggino ancora decine di turisti che si scattano foto e video peri social noncuranti dei cartelli e delle regole? E che addirittura mentre intervenivano i soccorsi, a pochi metri dal luogo del cedimento, ci fosse ancora tantissima gente sul ghiaccio?". 

 

"Altra questione - prosegue Zanella -. Ma la gente lo sa che con il caldo il ghiaccio fonde? E ancora: ma che gusto c'è a camminare sulla superficie ghiacciata del lago? Io personalmente, evito: un po' per un discorso di sicurezza, ma anche perché non ha il minimo senso. Capisco fare il giro del lago, godersi il panorama, ma perché farlo dove c'è l'acqua?". 

 

L'inverno è alle spalle (più o meno) ed è stata una stagione drammatica, costellata da incidenti e tragedie in quota: "Lo vediamo in queste settimane: quanti alpinisti provetti o scialpinisti stanno subendo gli effetti del caldo rimanendo travolti dalle valanghe o andando in difficoltà in quota? Tantissimi. Eppure i bollettini valanghe continuano a ribadire l'altissimo rischio che si corre in certe zone, e si rincorrono dappertutto gli appelli alla prudenza e al buonsenso. Se questo è quello che succede con scialpinisti e scalatori, con chi dovrebbe avere almeno una base di conoscenza e di esperienza in materia di montagna, che cosa può succedere in estate quando i numeri di turisti in quota torneranno ad esplodere?".

 

"Ecco perché sono preoccupato. Perché qua è una corsa al selfie e al video da mettere sui social, e ci si dimentica che le regole servono per la sicurezza delle persone prima ancora che dell'ambiente o di qualsiasi altra cosa. Non ci sarà la neve, certo, ma i pericoli non mancano: mi preoccupa per esempio il numero di vie ferrate che sono state aperte in Alto Adige e che sono difficili e per esperti, ferrate dove sono purtroppo sicuro che anche quest'anno leggeremo di tanti 'incrodati', magari senza imbragatura e con scarpe da ginnastica". 

 

"Contromisure? È difficile trovarle quando il problema è così profondo e radicato - conclude laconico Zanella -. Le regole ci sono, ma qui è un discorso di cultura e, in assenza di cultura, di ignoranza. Speriamo bene".

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