Inchiesta Università di Trento, assolto il professor Mosè Ricci perché "il fatto non sussiste". I legali: "Grande soddisfazione per la chiarezza finalmente ottenuta"
Nelle scorse ore è stato assolto anche il professor Giuseppe Scaglione. La vicenda giudiziaria è quella iniziata nel 2016 e che ha visto coinvolte una quindicina di persone tra docenti e personale amministrativo dell'Università, assieme ad alcuni liberi professionisti. Ad oggi tutti gli imputati sono stati assolti dai rispettivi capi d'accusa

TRENTO. “Assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste”. Mosè Ricci, ex professore dell'Università di Trento del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica è stato assolto dalla Corte d'Appello dal reato di peculato in relazione all'uso delle apparecchiature del Dicam per la progettazione del nuovo Polo sanitario trentino.
Stiamo parlando di una vicenda giudiziaria iniziata nel 2016 e che ha visto coinvolte una quindicina di persone tra docenti e personale amministrativo dell'Università, assieme ad alcuni liberi professionisti, e che riguardava presunti “appalti spezzatino” e un presunto “doppio lavoro”.
Nelle carte dell'inchiesta si parlava di incarichi affidati a professionisti esterni che sarebbero stati assegnati senza la verifica delle risorse disponibili dell'amministrazione universitaria. Poi ci sarebbero stati appalti “spezzettati” per rifare gli arredi della nuova biblioteca universitaria e per la ristrutturazione del Rettorato. Per quanto riguarda il filone sui doppi incarichi, si ipotizzava un ammanco nelle casse dell'Università trentina di 600 mila euro, con le strumentazioni dell'Ateneo usate per interessi privati.
Nel corso degli anni, però, parte delle persone imputate sono state assolte e nel 2024 crolla gran parte dell'impianto accusatorio sia perché alcuni reati cadono in prescrizione sia perché le accuse vengono considerate insussistenti.
Tutti gli imputati vengono assolti in primo grado, ma per Ricci l'unico capo di imputazione rimasto, (a seguito dell’assoluzione già ottenuta in primo grado assieme agli altri imputati), è quello di peculato. Ora la Corte d'Appello di Trento ha riformato la sentenza di primo grado ed ha escluso che la condotta del professor Ricci abbia integrato il reato di peculato d’uso in relazione all’utilizzo del Dicam Design Lab.
Dopo dieci anni dall’inizio di questa vicenda processuale si è quindi arrivati a un’assoluzione con formula piena. Soddisfazione è stata espressa dal team di legali che hanno difeso Ricci, l'avvocata Erica Orazietti (Foro di Trento) e l'avvocato Pierfrancesco Bruno (Foto di Roma): “Esprimiamo grande soddisfazione per la chiarezza finalmente ottenuta, pur non nascondendo una nota di rammarico per una vicenda che ha arrecato grave danno a stimati docenti universitari e alla stessa istituzione accademica”.
Nella scorse ore è stato assolto in appello anche un altro professore associato, Giuseppe Scaglione. Tutti gli altri imputati in questa inchiesta erano stati assolti da tutti i capi di imputazione.












