Insegnante, attivista e consigliera regionale: si è spenta a 100 anni Carla Grandi. Il ricordo del sindaco: "I suoi valori un'eredità preziosa per la città"
Negli scorsi mesi l'incontro con il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, che oggi la ricorda: "Per tutta la vita è stata un'attivista sociale, fino all'ultimo in prima linea con la Rete Radié Resch di Solidarietà internazionale impegnata dagli anni Sessanta negli aiuti al popolo palestinese”

TRENTO. Addio a Carla Grandi, il ricordo del sindaco di Trento Franco Ianeselli: “La sua testimonianza appassionata, la sua esperienza di attivista, i suoi valori profondamente umani costituiscono un'eredità preziosa per la città”. Grandi, che aveva compiuto nel 2025 100 anni, si è spenta ieri sera: già insegnante di Lettere, ricorda il Comune, è stata consigliera regionale nella legislatura 1964-1968, presidente diocesana della Gioventù femminile di Azione cattolica e collaboratrice del Manifesto.
“Soprattutto – ricorda ancora Ianeselli, che solo pochi mesi fa aveva incontrato Grandi dopo il suo centesimo compleanno – Carla Grandi è stata per tutta la vita un'attivista sociale, fino all'ultimo in prima linea con la Rete Radié Resch di Solidarietà internazionale impegnata dagli anni Sessanta negli aiuti al popolo palestinese”.
Proprio durante la chiacchierata con il sindaco, l'ex consigliera regionale si era soffermata sui temi che più le stavano a cuore: “Quello che sta accadendo a Gaza – aveva commentato – mi lascia senza parole, la politica internazionale di questi ultimi tempi è davvero terribile”. Grandi continuava infatti a tenersi informata, a leggere (“è il mio hobby, anche se gli occhi a volte mi tradiscono”), a usare il tablet.
Uno degli argomenti che più la appassionava, sottolinea l'Amministrazione del capoluogo, fedele alla propria vocazione di insegnante, era quello delle giovani generazioni: “E' per me incoraggiante vedere che i ragazzi non se ne stanno seduti, che si battono contro lo spegnimento della voglia di vivere e per far spazio al desiderio di intrecciare le nostre azioni per cambiare il mondo. Il problema sono i pomeriggi perduti, malinconici, il senso di vuoto. I ragazzi devono fare, devono trovare qualcosa in cui credere. Sono convinta che i giovani di oggi siano bravi, ho solo paura che si sentano un po' soli, che credano sia troppo difficile scegliere le cose giuste”.
Durante l'incontro con il primo cittadino, Grandi aveva accennato con leggerezza anche ai fondamenti di quella filosofia quotidiana che l'ha accompagnata fino al traguardo dei cent'anni. Diceva che “la vita è una cosa importante”, che “i rapporti con gli altri sono quello che ti fa la vita bella o brutta”, che “bisogna dare valore al bello che abbiamo” e che “anche quando senti la fiacchezza, non bisogna rinunciare a vivere con un pensiero”.
Cresciuta nel Ventennio fascista, dopo aver attraversato il secondo conflitto mondiale e gli anni duri del Dopoguerra, ricorda ancora Palazzo Geremia, Carla Grandi non aveva perso la sua visione positiva della vita: “Non è mai vero che non si può fare niente. È vero che il senso di insufficienza e di impossibilità spesso ti paralizza, ma se davvero non si potesse fare niente saremmo ancora all'epoca delle caverne. I tempi sono lunghi, ma il cambiamento arriva. L'importante è che si muovano i giovani: se loro si attivano qualcosa viene, altrimenti si ferma tutto”.
Alla domanda del sindaco su quale fosse il segreto per arrivare a 100 anni così lucidi, così agili mentalmente, così interessati al mondo, aveva risposto: “Io ho la passione. E sono un'ottimista di natura”.














