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| 06 luglio | 13:39

Intelligenza artificiale: 6 psicologi su 10 (e metà dei pazienti) la usano. I professionisti: "Rischio autodiagnosi e illusione di cura, servono formazione e linee guida"

Quasi il 60% degli psicologi utilizza l'intelligenza artificiale nella pratica professionale, oltre la metà dei pazienti vi ricorre per affrontare aspetti emotivi e relazionali: ecco cosa dice la prima indagine nazionale su usi, rischi e prospettive dell'uso dell'Ia in ambito psicologico

TRENTO. "Quasi sei psicologi italiani su dieci utilizzano l'Intelligenza artificiale e oltre la metà dei pazienti la usa per affrontare aspetti emotivi e relazionali: insomma, l’IA è già entrata nella pratica professionale e, sempre più spesso, anche nella relazione terapeutica". A dirlo è la prima indagine nazionale promossa dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e che ha coinvolto 5.900 psicologhe e psicologi con l'obiettivo di offrire la prima fotografia del rapporto tra professione psicologica e Intelligenza Artificiale generativa in Italia.

 

I dati, viene spiegato, parlano di una professione aperta all’innovazione ma anche consapevole che la trasformazione digitale richiede competenze, riferimenti etici e regole condivise. "L’Intelligenza Artificiale – sottolinea il Cnop – viene percepita non come un sostituto dello psicologo, ma come uno strumento da comprendere, governare e integrare responsabilmente nella pratica professionale".

 

Entrando nel merito, il 58,76% dei professionisti dichiara di aver utilizzato strumenti di Intelligenza Artificiale nella propria attività, soprattutto per la gestione documentale, la ricerca scientifica e le attività amministrative, mentre l’impiego nei contesti clinici più direttamente connessi alla relazione di cura – come psicodiagnostica, supervisione e attività terapeutica – rimane invece ancora limitato.

 

Ma ciò che spicca è come l’Intelligenza Artificiale sia già entrata nella relazione terapeutica: il 55,04% degli psicologi riferisce infatti che i propri pazienti utilizzano strumenti di IA per affrontare aspetti emotivi e relazionali, la solitudine o per ricercare informazioni diagnostiche. "Un dato – viene sottolineato – che porta l’Intelligenza Artificiale all’interno del percorso di cura e apre nuove questioni sul piano clinico, etico e deontologico".

 

Non mancano però le preoccupazioni della categoria, che sono abbastanza chiare: il 79,45% degli psicologi individua nell’illusione di cura e nell’autodiagnosi il principale rischio, con la possibilità che strumenti automatizzati vengano percepiti come equivalenti a un professionista, ritardando o sostituendo l’accesso a un percorso di cura qualificato. Seguono il rischio di una riduzione della relazione umana (65,4%), la dipendenza emotiva dai chatbot (52,6%) e la diffusione di contenuti non accurati (47,1%).

 

L’atteggiamento prevalente degli psicologi nei confronti dell'innovazione tecnologica resta comunque quello della curiosità (75,89%), anche se il 36,20% dei partecipanti dichiara di provare timore e il 7,52% esprime un rifiuto esplicito. Curioso è analizzare quali sono gli ostacoli principali, a detta dei professionisti, per una buona integrazione tra Ia e Psicologia: a spiccare è la mancanza di formazione specifica (62,03%), i timori di natura etica (57,63%) e l’assenza di linee guida condivise (54,48%). "Il quadro che emerge – sottolinea il Cnop – è quello di una professione non contraria all’innovazione, ma consapevole della necessità di accompagnarla con competenze, regole e riferimenti deontologici".

 

Il segnale più forte arriva però guardando al futuro." L’86% degli psicologi – prosegue il Cnop – si dichiara disponibile a partecipare a percorsi di formazione e supervisione dedicati all’utilizzo consapevole dell’Intelligenza Artificiale in psicologia. Segnale interpretato come la richiesta di accompagnare la professione in questa trasformazione, attraverso formazione qualificata, linee guida nazionali e un quadro etico condiviso".

 

Ad approfondire l'argomento è stato Enzo Amich, promotore dell’Intergruppo parlamentare per la Sostenibilità Digitale e la Sovranità Tecnologica della Camera dei deputati, che ha specificato come l’Intelligenza Artificiale rappresenti una "sfida strategica" per il nostro Paese in quanto "può rafforzare i servizi, sostenere il lavoro dei professionisti e ampliare le opportunità di accesso alle conoscenze".

 

"Ma soprattutto in ambiti delicati come quello della salute psicologica – specifica – non potrà mai sostituire il valore dell’ascolto, dell’empatia e della relazione umana. I dati di questa indagine dimostrano che il mondo della psicologia sta affrontando questo cambiamento con apertura e consapevolezza ed è compito delle istituzioni accompagnare questa transizione, promuovendo competenze, regole condivise e un utilizzo dell’innovazione che metta sempre al centro la persona, tuteli i diritti e rafforzi la qualità della relazione di cura”.

 

Ad analizzare alcune sfaccettature del fenomeno è anche Francesca Schir, consigliera segretaria del Cnop che osserva come la sfida dell’Intelligenza artificiale ci obblighi a ridefinire ciò che vogliamo proteggere dell’umano. "Non solo il posto di lavoro o la prestazione professionale – spiega – ma la possibilità che le persone siano viste nella loro complessità, non ridotte a profili, previsioni, categorie di rischio o segmenti di mercato. La psicologia può dare un contributo fondamentale perché conosce, studia e si interroga da sempre sulla complessità della persona e sostiene che il benessere non coincide con l’efficienza, che la relazione non coincide con l’interazione, che la scelta non coincide con l’output, che la cura non coincide con la risposta, ma c’è sempre molto di più".

 

E poi la puntualizzazine. "Per questo – proseghe Schir – dobbiamo normare questi strumenti, non per frenare il futuro, ma per renderlo abitabile e per difendere la qualità della relazione tra innovazione e dignità umana. L’Ia ci pone una domanda collettiva: vogliamo una tecnologia che sostituisca progressivamente il giudizio umano, o una tecnologia che renda il giudizio umano più competente, più responsabile, più equo?".

 

Valentina Di Mattei, consigliera nazionale del Cnop e referente del Gruppo di lavoro 'Intelligenza Artificiale: innovazione, applicazione ed etica', osserva infine come questa sia la prima indagine nazionale che misura il rapporto tra psicologi e Intelligenza Artificiale generativa. "Per la prima volta – chiosa – disponiamo di dati che ci consentono di superare impressioni e timori, comprendendo come la tecnologia stia già entrando nella pratica professionale e nella relazione di cura. Da qui vogliamo partire per costruire formazione, linee guida e strumenti che accompagnino un’innovazione responsabile”.

 

Riassumendo le indicazioni emerse dall'indagine, a spiccare sono: "La definizione di linee guida nazionali per l’utilizzo dell’Ia nella professione psicologica, il rafforzamento della supervisione umana nei processi decisionali, lo sviluppo di competenze critiche ed etiche, l’investimento nella formazione continua e la promozione della ricerca sull’applicazione dell’Intelligenza Artificiale alla salute psicologica".

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