Nuova emergenza, sostanze sintetiche aggiunte alla canapa light? "Un danno al settore, noi venditori i primi a dire 'no': ma i controlli siano mirati, non 'sequestrare oggi e chiarire domani'”
L'alert del Dipartimento anti-droga, la morte di un 23enne a Milano e "controlli a tappeto" in tutto il Paese: cosa sta succedendo nel mondo della canapa light in Italia? Facciamo chiarezza insieme a uno dei suoi protagonisti, il presidente di Canapa Sativa Italia Mattia Cusani

TRENTO. Un giovane morto tragicamente, un potente cannabinoide sintetico – il cosiddetto 'Mdmb-pinaca' – un'intensa campagna di “controlli a tappeto” in tutto il Paese e, in definitiva, un settore intero che chiede “regole chiare e controlli sensati”, ribadendo di operare da sempre “alla luce del sole, con fatture, tracciabilità documentale e fiscalità ordinaria” e di trattare “prodotti non stupefacenti”. L'appello era arrivato nelle scorse settimane dall'associazione Canapa Sativa Italia, una delle principali nel settore della cosiddetta “cannabis light” – cioè le infiorescenza di canapa industriale a basso tenore di Thc, il principio attivo responsabile degli effetti stupefacenti della marijuana – dopo una serie di episodi che hanno causato sconquassi nel comparto. Ma procediamo con ordine.
La morte del giovane e l'alert del dipartimento anti-droga
Innanzitutto, il fatto di cronaca. Nella notte tra il 28 e il 29 novembre, a Milano, un 23enne è morto dopo essersi lanciato nel vuoto dalla finestra di una camera al secondo piano del bed and breakfast dove alloggiava. Il giovane, è emerso un paio di settimane dopo, aveva consumato una sostanza venduta come “cannabis light” in uno shop di Firenze, all'interno della quale è stato però rinvenuto il cosiddetto 'Mdmb-pinaca' – il cannabinoide sintetico non ha alcun legame con il prodotto, al quale viene aggiunto in seguito – la cui potenza è “molto superiore a quella del Thc” e che causa “effetti imprevedibili, pericolosi, gravi e letali tra cui confusione, allucinazioni, vomito, perdita di coscienza e sedazione profonda”.
A riferirlo è stato il Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze della presidenza del Consiglio dei ministri, che in una nota ha citato proprio il tragico caso di Milano sottolineando che “in Europa sono già stati segnalati casi di intossicazione grave e letale e, di recente, un decesso avvenuto in Italia è stato collegato al consumo di prodotti contenenti questa sostanza”. L'Mdmb-Pinaca, continua l'alert: “Può essere presente in infiorescenze, resine o prodotti venduti come cannabis 'light' e non è possibile riconoscerne la presenza a vista”.
La risposta del settore
Il giorno stesso Canapa Sativa Italia è a sua volta intervenuta sul tema, ribadendo “con la massima fermezza che qualsiasi cannabinoide di sintesi o prodotto 'potenziato' non appartiene alla filiera della canapa legale: sono pratiche illegali e pericolose che mettono a rischio la salute pubblica e danneggiano l'intero settore”. Proprio per questo l'associazione mette a disposizione dei soci un “pacchetto trasparenza (autodichiarazione e cartello informativo) per comunicare in modo semplice ai clienti che nel punto vendita non sono trattati prodotti sintetici o adulterati”, rafforzando al contempo le indicazioni operative su tracciabilità e controlli (documentazione di lotto, analisi riferite al lotto, verifica dei fornitori e via dicendo) e confermando la “piena disponibilità a collaborare con le autorità per isolare chi opera fuori dalla legalità”.
Allo stesso modo però, scriveva Csi: “Questa crisi non può trasformarsi nell'ennesima 'giostra' dove si sequestra oggi e si chiarisce domani: serve un protocollo unico nazionale per distinguere rapidamente frodi/sintetici da filiere lecite e tracciate; altrimenti si colpiscono gli onesti e si favorisce il sommerso. Quando le regole di controllo cambiano da città a città (o da pattuglia a pattuglia), si ottiene solo un risultato certo: caos, sfiducia e danno collaterale agli operatori corretti, mentre chi opera nel sommerso si adatta e continua”.
“Controlli? Ben vengano, ma siano effettuati per verificare l'aggiunta di sintetici”
Se infatti dopo l'episodio, scrive Csi, le forze dell'ordine hanno agito tempestivamente nei confronti del negozio fiorentino coinvolto – sequestrando circa 10 chilogrammi di infiorescenze –, il cui titolare avrebbe affermato di aver comprato quel particolare lotto a una fiera estera dicendosi all'oscuro dell'eventuale adulterazione del prodotto, le maggiori associazioni che riuniscono gli imprenditori del settore hanno denunciato proprio in dicembre “una nuova ondata di sequestri di canapa industriale e di prodotti derivati, accompagnata da contestazione penali gravissime ('detenzione ai fini di spaccio') nei confronti di commercianti della filiera”.
In altre parole, dice a il Dolomiti il presidente di Canapa Sativa Italia Mattia Cusani: “A molti questa operazione è sembrata una sorta di 'risposta' a quanto accaduto a Milano. In molti casi i controlli sono però stati eseguiti a livello generale, non erano mirati a verificare la presenza del 'pinaca'. In tutto sono stati circa 120 i punti vendita coinvolti a livello nazionale (cinque dei quali anche in Alto Adige, lo avevamo riportato il 20 dicembre ndr), in alcuni casi, ci hanno riferito i nostri soci, l'annullamento del procedimento è arrivato prima delle analisi, in altri le analisi stesse sarebbero state effettuate con semplici 'narco-test', strumenti che verificano la presenza del cannabinoide ma non forniscono indicazioni sulla tipologia o sulla concentrazione. Non ci sarebbe stato quindi un accertamento specifico sulla presenza di sostanze sintetiche per distinguere gli operatori onesti da quelli disonesti”.
L'articolo 18 e il ricorso
Per Cusani, infatti, questi ultimi episodi si inseriscono nel più ampio contesto normativo che, a partire dall'introduzione del decreto sicurezza – con l'articolo 18 – ha preso di mira proprio il settore della cannabis light, tentando – tra ricorsi e sentenze – di vietarne importazione e commercializzazione: “Da un punto di vista legale però – continua il presidente di Csi – equiparare di fatto le infiorescenze di canapa a basso contenuto di Thc alle droghe, riconducendole al Testo unico sugli stupefacenti (Dpr 309/90), apre una problematica di fondo: la 309/90 fa riferimento, appunto, alle sostanze stupefacenti e la cannabis light non rientra tra queste”. In sintesi, dopo il ricorso delle aziende del settore il Consiglio di Stato aveva di fatto consentito di nuovo la vendita di prodotti a base di Cbd, in considerazione delle possibili conseguenze economiche sul comparto, e ora la questione è in mano alla Corte di Giustizia europea, il cui pronunciamento potrebbe ribaltare la situazione.
“Per questo – continua Cusani – ai sequestri seguono quasi inevitabilmente i dissequestri del prodotto. Come abbiamo sempre ribadito però, non siamo contrari ai controlli, anzi: ben vengano se sono appunto effettuati per verificare l'eventuale aggiunta di componenti sintetici ai prodotti”.
“Il fenomeno in Italia non è diffuso, ma bisogna vigilare”
D'altra parte, continua il presidente di Canapa Sativa Italia: “Bisogna ragionare anche su quale sia il punto di partenza, per così dire, di queste sostanze. La pratica è infatti tipica del mercato nero, che da anni utilizza cannabinoidi sintetici per aumentare la potenza di marijuana e hashish. Nel mondo della canapa light il fenomeno in Italia non è diffuso come in altri Paesi (Francia e Repubblica Ceca in particolare) ma è necessario vigilare”.
Spesso però, conclude Cusani, a essere truffati sono gli stessi rivenditori: “I commercianti possono essere convinti da rappresentanti ad acquistare lotti che, si assicura, sono legali e che in realtà magari contengono sostanze non ammesse. Per questo chiediamo a tutti gli operatori di segnalarci situazioni potenzialmente dubbie: come associazione non possiamo certo intervenire direttamente o attivare delle indagini, ma possiamo favorire il coordinamento con le forze dell'ordine e le istituzioni per combattere questi fenomeni”.
E alla luce di quanto accaduto, Csi ha come detto deciso di intensificare ulteriormente il proprio impegno, lanciando una campagna di sensibilizzazione e autoregolamentazione rivolta sia agli operatori che ai consumatori. In particolare, si legge sul sito dell'associazione, Csi sta chiedendo a tutti i suoi associati (rivenditori, produttori, distributori) di aderire a iniziative come l'affissione nei negozi di cartelli “No sintetici” e ad attività di formazione specifiche.












