Ondata di caldo: “Da giugno oltre 350 accessi in pronto soccorso per colpi di calore e disidratazione. Anziani i più esposti, ecco come prevenire i rischi”
I dati dell'Ulss 9 Scaligera, che mette in guardia sul rialzo delle temperature che interesserà anche il Veronese nei prossimi giorni: “Gli anziani i più esposti, con l'età l'organismo perde progressivamente la capacità di adattarsi alle elevate temperature”

VERONA. Sono oltre 350 gli accessi che, da giugno, le autorità sanitarie del Veronese hanno registrato nei Pronto soccorso dell'Ulss 9 Scaligera per colpi di calore e disidratazione. A riportare il dato è la stessa azienda sanitaria, nel rilanciare un appello alla prudenza per i prossimi giorni, nei quali è atteso il ritorno di temperature particolarmente elevate.
Di fronte alla nuova ondata di calore – la quarta della stagione – per gli esperti bisognerà infatti mantenere un'attenzione speciale in particolare nei confronti delle persone anziane: “Che rappresentano la fascia di popolazione più vulnerabile agli effetti del caldo intenso. Le ondate di calore non sono soltanto un disagio. Costituiscono un vero e proprio fattore di rischio per la salute, in grado di determinare un aumento degli accessi ai Pronto soccorso e dei ricoveri ospedalieri”.
Un dato riportato anche dal sistema sanitario altoatesino (Qui Articolo), mentre in Provincia di Bolzano è scattata oggi (30 luglio) l'allerta arancione per le temperature estreme attese sul territorio.
“A San Bonifacio – continua l'Ulss 9 nel riportare una serie di dati sul fenomeno – dal 1 giugno ad oggi sono stati 150 gli accessi al Pronto soccorso per colpi di calore e disidratazione (di cui 33 anziani); oltre un centinaio quelli registrati al Pronto soccorso di Legnago; 88 a Villafranca e 33 a Bussolengo, per un totale di circa 360 accessi in meno di due mesi. Nelle scorse settimane, proprio per far fronte a questa emergenza, il Pronto soccorso di Legnago ha attivato un nuovo protocollo di intervento per gestire in modo sempre più rapido ed efficace il presentarsi di questi casi, cioè di una grave sindrome di alterazione della termoregolazione corporea che può comportare conseguenze molto serie”.
“Con l'avanzare dell'età – spiega la dottoressa Giorgia Cecchini, direttrice della Uoc Geriatria dell'ospedale 'Fracastoro' di San Bonifacio – l'organismo perde progressivamente la capacità di adattarsi alle elevate temperature. Si avverte meno lo stimolo della sete e la presenza di patologie croniche, insieme all'assunzione di alcuni farmaci, che può aumentare il rischio di disidratazione e di scompensi clinici. Per questo è fondamentale adottare semplici misure preventive prima che compaiano i sintomi”.
Fondamentale è quindi cercare di cogliere i primi segnali di allarme: debolezza improvvisa, vertigini, confusione, sonnolenza, nausea o riduzione della diuresi. In presenza di questi sintomi è importante rivolgersi tempestivamente al proprio medico o, nei casi più gravi, ai servizi di emergenza: “Quanto ai consigli utili – continuano le autorità sanitarie – a volte bastano pochi e semplici accortezze per evitare rischi alla salute. È consigliabile bere acqua frequentemente anche in assenza di sete, seguire un'alimentazione leggera ricca di frutta e verdura, evitare di uscire nelle ore più calde della giornata e mantenere gli ambienti domestici freschi, utilizzando ventilatori o climatizzatori quando possibile. È inoltre opportuno indossare abiti leggeri e di colore chiaro e limitare gli sforzi fisici nelle ore centrali della giornata. Per gli anziani che vivono soli, l'appello è rivolto ai familiari o vicini di casa”.
“Molti anziani – continua Cecchini – vivono soli e spesso tendono a sottovalutare il caldo o a non chiedere aiuto. Una telefonata, una visita o un controllo quotidiano possono consentire di individuare precocemente situazioni di difficoltà e fare realmente la differenza. La prevenzione non passa soltanto attraverso le cure mediche, ma anche attraverso la vicinanza e l'attenzione della comunità”.
Come anticipato, all'inizio dell'estate l'equipe diretta dalla dottoressa Sabina Favaro – con il supporto del direttore dell'Uoc Anestesista e rianimazione Federico Girardini –, ha messo a punto un nuovo protocollo per la gestione del colpo di calore, che definisce le azioni in capo ai medici, agli infermieri e agli operatori socio-sanitari: passaggi precisi da effettuare nel minor tempo possibile per evitare complicanze irreversibili.
“Nel concreto – conclude l'Ulss Scaligera – le azioni consistono nell'uso di un termometro faringeo per la misurazione esatta della temperatura corporea, nell’installazione di un frigo disposto vicino alla shock room, fornito di bottiglie d’acqua fresca, soluzioni fisiologiche e reidratanti e nella repentina spugnatura con acqua fredda della superficie corporea del paziente per raggiungere il target di 39°. Superata la fase più critica, i pazienti vengono ricoverati in rianimazione, mentre casi meno gravi che presentano forte disidratazione, vengono accolti in Osservazione breve intensiva (Obi) e sottoposti a monitoraggio clinico ed ematochimico oltre che a trattamento reidratante”.
Il protocollo d'intervento è stato predisposto dall'Unità operativa del Pronto soccorso di Legnago e verrà a breve esteso anche agli altri Pronto soccorso dell'Ulss 9.














