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Sondrio
18 aprile | 18:26

"Sono viva, ma a casa ho coperto tutti gli specchi", la donna presa a sassate in faccia da uno sconosciuto per strada lascia l'ospedale: "Non ho il coraggio di guardarmi"

La donna, 54 anni, era stata aggredita a sassate da un senza fissa dimora nel pomeriggio dello scorso 3 aprile: dopo un delicato intervento chirurgico alla mandibola e due settimane di ospedale a Sondrio, è potuta tornare a casa. "Il percorso non sarà breve, ma non ho scelta"

di Redazione

SONDRIO. Una violenza insensata che porta con sé ferite non solo fisiche ma anche nell'anima

 

Dopo due settimane esatte ha potuto lasciare l'ospedale la donna di 54 anni, di Sondrio, aggredita al volto lo scorso 3 aprile: in quell'occasione, era il Venerdì Santo, uno sconosciuto incrociato per strada - un uomo senza fissa dimora che ora si trova in carcere e deve rispondere dell'accusa di tentato omicidio - l'ha colpita violentemente al volto e alla testa a sassate

 

Salvata grazie all'intervento di una passante e poi delle forze dell'ordine e dei sanitari, pochi giorni più tardi la donna è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico alla mandibola, fratturata in due punti: un'operazione andata bene, ma solo l'inizio di un lungo percorso di ripresa che la 54enne, affermata professionista valtellinese, sta affrontando con grande determinazione e coraggio, supportata dal marito. 

 

“Mi hanno detto che l’intervento è andato bene - ha raccontato la signora a Il Giorno -, ma io non ho ancora il coraggio di guardarmi. Ho fatto coprire tutti gli specchi di casa perché temo che l’immagine che mi rimandino non sia la mia, di non riconoscermi più e questa evenienza mi fa soffrire in un modo che non riesco a spiegare, ma che mi piacerebbe che, almeno, non venisse giudicato. Sono giorni non facili, ma voglio guardare avanti con fiducia. Il cammino non sarà breve, ma non ho scelta”.

 

La 54enne ha spiegato di avere ferite in testa, aver perso sensibilità alle labbra e dover mangiare "liquido" da una cannuccia, perché portare il bicchiere o il cucchiaio alla bocca è ancora troppo difficile: una quotidianità fatta di antidolorifici e medicinali di ogni sorta. 

 

"Sto soffrendo - ha spiegato -, ma penso anche al dolore che hanno provato i miei genitori, mia sorella e mio fratello, i miei nipoti, le zie e gli zii, mio marito che sopporta i miei malumori e le mie inquietudini. E ho tantissime persone a cui ho già espresso il mio grazie più sincero”. 

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