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| 13 aprile | 18:44

Troppo alto il rischio che commetta nuovi reati: l'ex magnate René Benko resta in carcere

La Corte Suprema austriaca ha respinto l’ultimo ricorso presentato dai legali dell’ex magnate tirolese, confermando la detenzione preventiva nel carcere di Innsbruck

VIENNA. La caduta di René Benko non accenna a fermarsi.

 

La Corte Suprema austriaca ha respinto l’ultimo ricorso presentato dai legali dell’ex magnate tirolese, confermando la detenzione preventiva nel carcere di Innsbruck.

 

Dopo 15 mesi di reclusione, iniziati il 23 gennaio 2025 in seguito al crac del gruppo Signa, i giudici supremi hanno ribadito una motivazione pesantissima: se liberato, sussisterebbe un “concreto rischio di recidiva”.

 

Come riportato dai media austriaci, secondo quanto emerso dagli atti del tribunale superiore di Vienna la personalità dell’ex imprenditore viene descritta come “profondamente radicata nel crimine dei colletti bianchi”.

 

I giudici sono convinti che la fitta rete di contatti e le competenze finanziarie di Benko potrebbero permettergli di compiere nuovi gravi reati finanziari se tornasse in libertà prima della chiusura definitiva dei processi.

 

Il fallimento del colosso immobiliare Signa, che ha lasciato un buco finanziario stimato in oltre 10 miliardi di euro, è solo una parte del baratro giudiziario che circonda il 48enne.

 

Già nell’ottobre 2025, Benko era stato condannato a due anni per bancarotta fraudolenta in relazione a una donazione sospetta alla madre, ma i fronti aperti rimangono molteplici, inclusa l'accusa di aver occultato beni per milioni di euro per sottrarli ai creditori.

 

Parallelamente ai guai in patria, Benko deve fare i conti con la giustizia italiana.

 

La Dda di Trento lo ha inserito al centro di una vasta inchiesta su un presunto "gruppo affaristico" capace di condizionare gli appalti pubblici e la speculazione edilizia in Trentino Alto Adige.

 

L’operazione, scattata nel dicembre 2024, ha coinvolto figure di primo piano come la sindaca di Riva del Garda, Cristina Santi, l'imprenditore Heinz Peter Hager e la dirigente del Comune di Bolzano, Daniela Eisenstecken.

 

Le accuse in Italia vanno dall'associazione per delinquere alla corruzione e turbativa d'asta, legate in particolare alla gestione di aree strategiche come l'ex Cattoi a Riva del Garda.

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