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| 16 marzo | 17:38

Trovato con una vertebra rotta alla base del collo dopo essersi scontrato con una recinzione, capriolo curato dai veterinari e ora c'è ottimismo

L'episodio la scorsa settimana nel Modenese: l'animale era stato preso in cura dal personale del centro fauna selvatico “Il Pettirosso”, che ora conferma a il Dolomiti come l'animale sia stato salvato: “Tra circa un mese le lastre di controllo, se tutto va bene in un paio di mesi speriamo di poterlo liberare in natura. Rilanciamo però l'appello: segnalate le recinzioni nella speranza di poter salvare gli animali”

MODENA. Si era rotto una vertebra alla base del collo dopo essersi scontrato con una recinzione nel bosco: il capriolo ferito la scorsa settimana nel Modenese è stato salvato dal personale del centro fauna selvaticoIl Pettirosso”, che spera ora di poterlo liberare nuovamente in natura nel giro di un paio di mesi.

 

 

L'episodio era stato riportato giovedì scorso per sensibilizzare su un tema, dicono dal centro faunistico modenese, che mette a rischio il benessere di molti animali selvatici: la presenza, nei contesti boschivi, di recinzioni e barriere realizzate dall'uomo, contro le quali ungulati – ed altre specie – spesso si scontrano, riportando conseguenze anche molto gravi.

 

“Negli ultimi mesi – dice infatti a il Dolomiti Piero Milani, responsabile della struttura – abbiamo preso in cura due lupi e un altro capriolo proprio per la stessa ragione: tutti avevano portato la frattura di diverse vertebre dopo essersi scontrati con strutture del genere. Tutti si sono ripresi bene, fortunatamente, e siamo quindi ottimisti anche per il capriolo infortunatosi la scorsa settimana”.

 

L'animale, dopo le cure, è stato sistemato bendato in un piccolo box, per ridurne la capacità di movimento e quindi i potenziali rischi nella delicata fase in cui si attende la saldatura della vertebra rotta nello scontro: “Tra un mesetto – continua Milani – effettueremo le lastre di controllo e, se tutto andrà bene, lo sposteremo in un recinto più grande dando inizio al percorso che, dopo un altro mese circa, dovrebbe portarlo verso la liberazione in natura”:

 

Se invece l'animale dovesse riportare deficit di qualunque genere, continua il responsabile de “Il Pettirosso”, rimarrà nei circa 10 ettari protetti che la struttura stessa ha a disposizione. “In tutto – precisa ancora Milano – gestiamo circa 5-7mila animali l'anno. Purtroppo i casi di incidenti simili sono molto frequenti, come lo sono ovviamente gli investimenti: per la fauna le strade rappresentano infatti spesso un'altra forma di 'barriera'. Un altro grande fattore di rischio è rappresentato dalla cementificazione dei canali: quando la presenza di acqua è abbondante, per gli ungulati risalire le pareti in cemento dopo esser finiti in un canale è molto difficile”.

 

Per quanto riguarda in particolare le recinzioni e le reti, l'appello lanciato dal centro fauna è sempre lo stesso: “Per quanto possibile, segnalatele. I caprioli in particolare sono animali che si muovono spesso al crepuscolo, se non di notte. Una rete plastificata di colore verde è difficilmente visibile per loro in un contesto boschivo. Posizione qualche fettuccia di nastro da cantiere per esempio, quello bianco e rosso per intenderci, può sicuramente aiutare; un po' come le sagome degli uccelli sulle vetrate”.

 

Nelle prossime settimane, intanto la struttura ha in programma una grossa liberazione di capriolicirca 12 esemplari – in montagna: “Si tratta di animali che abbiamo curato e riabilitato – conclude Milani – o addirittura allevato. Ogni anno infatti arrivano diverse chiamate da parte di persone che trovano dei cuccioli lasciati soli e, credendoli abbandonati, li portano a casa per poi affidarli a noi”.

 

La realtà, però, è ben diversa: i cuccioli di capriolo infatti hanno diversi mezzi di difesa dalla predazione, come il mimetismo e l'assenza di odori particolari in grado di attirare i carnivori. “Confidando in queste protezione fornite dalla natura – spiega per esempio il parco naturale regionale dell'Aveto nel lanciare un appello agli escursionisti – per necessità di alimentazione o in caso di pericolo le femmine si allontanano temporaneamente dai cuccioli, che rimangono in apparenza soli e indifesi. L'abbandono è quindi solo apparente e momentaneo: la madre resta sempre nelle vicinanze, e ritorna da loro appena possibile”.

 

L'eventuale intervento umano rischia invece di compromettere seriamente le possibilità di sopravvivenza dei giovani animali, che una volta 'marchiati' da un odore diverso non vengono più riconosciuti dalla madre, spiega ancora il parco: “Che quasi sicuramente smetterà di prendersi cura di loro”.

 

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