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Bolzano
12 ottobre | 19:59

“Viviamo in 6 in 40 metri quadrati. Due figlie dormono sul divano, una sulla brandina e si studia in bagno”(VIDEO): la disperazione di Elisa da 10 anni in cerca di casa

Mamma, moglie, lavoratrice: nel vecchio studio veterinario trasformato in bilocale vive con il marito e quattro figli. E con 34 punti la graduatoria Ipes significa altri anni di attesa

“Viviamo in 6 in 40 metri quadrati

BOLZANO. Due ragazze di 18 e 20 anni che dormono su un divano, adattato al meglio.

 

I genitori dormono nel letto matrimoniale che si trova nell'unica stanza, minuscola, della casa, con accanto una brandina per la bambina di 8 anni e la culla del piccolo, che ha 7 mesi. Poi ci sono quelle scale, con in fondo il passeggino del bambino.

“Dobbiamo sfruttare ogni angolo, o non riusciamo nemmeno a girarci”.

 

A parlare è Elisa. Mamma, moglie. Una di quelle donne che ha sempre lavorato e che non ha mai avuto paura di fare tre lavori, di fare turni di notte, di rimboccarsi le maniche quando necessario.

 

E' disperata. La vita in sei in un bilocale minuscolo sta spezzando gli animi a tutti. Nessuno ha spazio, nessuno ha privacy.

 

“Una volta questa casa era uno studio di un veterinario – ci spiega Elisa – per questo è fredda d'inverno, calda d'estate e non è semplicemente a portata di famiglia. Perché non nasce come appartamento. All'inizio andava bene, doveva essere una situazione momentanea. E invece siamo qui. Da dieci anni cerchiamo casa, ma a quanto pare non siamo idonei per un alloggio dell'edilizia sociale altoatesina. O meglio, lo siamo. Ma non abbiamo abbastanza punti in graduatorio per ricevere in fretta una casa. E di certo non possiamo aspettare altri dieci anni”

 

A raccontarci quanto accade è una mamma di quattro tra grandi e piccoli. Ci accoglie in una casa ordinatissima e pulitissima. E ci mostra subito tutto quello che non funziona.

 

Quando ci fa entrare a casa ci sono lei, la figlia 18enne e l'ultimo arrivato. “Non c'è molto da farti vedere – ci dice – è tutto qui”.

 

Quaranta metri, o poco più. La vita di una famiglia di sei persone è veramente “tutta qui”.

 

Tutto lo spazio vitale che hanno a disposizione, in sei, si limita a un salotto cucina (che diventa anche stanza delle ragazze grandi, nottetempo). Li studiano, cucinano, mangiano, guardano la tv, passano il tempo libero.

 

In una stanza che basta allargare le braccia e la copri tutta. La percorri in due passi e mezzo in altezza, in un passo in larghezza.

 

La figlia più piccola non riesce a studiare e spesso, come ci racconta Elisa, porta a casa delle note perché non ha consegnato i compiti.

Si studia in bagno, sulle scale che separano la casa dalla porta d'ingresso. Oppure ci si chiude nella stanza dei genitori, se non è già occupata da qualcun altro.

 

Ma è tutto lì, attaccato, claustrofobico. Già in tre, più il piccolo, non c'è spazio per spostarsi.

 

“Io ho la maturità – ci dice la figlia 18enne – e non so più cosa fare. Non so dove mettermi per studiare. E' impossibile ripetere a voce alta, ad esempio. Senza contare che dormire su un divano non ci fa bene – racconta con una risata sconsolata – ogni mattina ci svegliamo un dolore diverso tra male alla schiena, male al collo, mal di testa”.

 

“I miei figli hanno bisogno di un minimo di privacy, le ragazze non hanno una stanza, la bimba piccola dorme su un lettino attaccata al letto mio e di mio marito. Che ogni tanto cede e la trovo in posizioni assurde”, prosegue Elisa.

 

“E non sappiamo più dove mettere le cose, non abbiamo nemmeno mezzo sgabuzzino, una cantina. E' tutto stipato al millimetro. Ma questa non è vita. Io e mio marito lavoriamo, ci siamo sempre fatti il mazzo. Non meritiamo questa situazione”.

 

Elisa prima abitava a Pineta di Laives, alle porte di Bolzano.

 

Era una mamma single, viveva con le figlie e i genitori che aiutavano in casa mentre lei lavorava. Una bella casa grande, dalla quale però la famiglia viene mandata via. Il più classico dei casi: il proprietario decide di vendere l'appartamento e Elisa ha pochissimo tempo per trovare un nuovo alloggio.

 

“Avevo sempre fatto richiesta per la casa Ipes (edilizia sociale) ma avevo sempre un punteggio basso. La presenza dei miei genitori in questo senso non aiutava. Ho deciso di farli rientrare a casa loro e sono andata a fare richieste visto che ero single e con tre figlie. Ma non c'è stato nulla da fare. Stavamo per finire in albergo, quando abbiamo trovato questa casa. Sapevamo già che era piccola, ma per il momento andava benissimo. Meglio una casa piccola che nessuna casa, no?”.

 

Nel frattempo Elisa trova una persona con la quale si sposa, e con la quale ha poi il figlio numero quattro. La casa è sempre la stessa e la famiglia con il passare del tempo si è adattata agli spazi ridottissimi.

 

“Tra il matrimonio e il nuovo arrivo, abbiamo maturato più punti nella graduatoria Ipes. Quindi pensavo fosse finalmente arrivato il nostro turno. Quando mi hanno chiamato, due settimane fa, ero ottimista. Ho chiesto subito quale casa avessero trovato. E invece mi hanno risposto che con i miei 34 punti dovrò avere pazienza. Per anni. Dieci? Quindici? Chi lo sa”.

 

“Ho pianto dalla rabbia – ci dice – sono andata negli uffici e ho detto che tornerò ogni settimana fino a quando non mi danno una casa. Mi hanno risposto che sono ancora fortunata e che c'è di peggio”.

 

Ma il sovraffollamento non dovrebbe dare diritto a qualche punto in più? Magari quelli utili a scalare la graduatoria?

 

“Si – ci dice – ci darebbe un punto in più. Ma devono passare sei mesi dal momento della richiesta e io quella l'ho avanzata da troppo poco tempo. Ma a cosa vuoi che serva un punto? Che invece che 15 anni ne aspetto 10? 9? Non cambia nulla. Noi abbiamo bisogno adesso. Loro hanno bisogno adesso – ci dice guardando i suoi bambini.

 

“Non chiedo aiuti che non mi spettano, non chiedo favori, non chiedo di pagare cinquanta euro di affitto, come fanno tanti. Sono disposta a pagare quello che c'è da pagare. Basta avere una casa. Basta che le mie figlie abbiano una stanza”.

 

“Ti andrebbe bene anche la casa di un privato?”

 

“Beh, appena sentono che siamo in sei, storgono il naso. E devo essere sincera: io ho paura di andare a vivere da un privato perché, come mi è già successo, posso essere mandata via perché il proprietario decide di vendere. E ho il terrore di ritrovarmi di nuovo nella stessa situazione. Vorrei una sistemazione definitiva per la mia famiglia. Dove potrei vivere senza l'ansia di non essere cacciata da un momento all'altro. E dove i miei figli possono avere uno spazio vitale”.

 

“Però dai, il bagno è grande”, le diciamo per sdrammatizzare.

“Si vero? - dice ridendo - È grande quanto il salotto cucina”

 

Ma nessuno può dormire in bagno.  O continuare a studiare in bagno.  O chiudersi in bagno per avere un minimo di privacy, di respiro. Di aria.

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