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Addio ad Armando Aste, grande alpinista roveretano, uno dei rocciatori più grandi di sempre

Nel primo dopoguerra il suo nome si è legato indissolubilmente alle Dolomiti del Brenta, montagne che amava e sulle quali ha aperto in solitaria vie di estrema difficoltà. Tutto il mondo dell'alpinismo lo ricorda con ammirazione

 

Pubblicato il - 02 settembre 2017 - 10:45

ROVERETO. Si è spento ieri a Rovereto a 91 anni Armando Aste, alpinista dolomitico, uno dei rocciatori più grandi di sempre. Il suo nome come alpinista è legato ai grandi. Ripeté in solitaria le pareti del Brenta, nuove vie e itinerari aperti sempre su quelle rocce, ma anche a imprese dal respiro internazionali su pareti mitiche.

 

Da ricordare è sicuramente la prima ascensione della parete nord dell'Eiger nel 1962 insieme a Gildo Airoldi, Romano Perego, Andrea Mellano, Pierlorenzo Acquistapace e Franco Solina. Sulle Ande dove ha aperto numerose vie è stato anche uno dei primissimi a portare a termine la scalata della torre sud del Torres del Paine, in Patagonia.

 

Prima di essere alpinista Armando Aste nella vita è stato operaio presso le Manifatture, l'alpinismo è sempre stata una passione, ma non una professione. Questo non fa che accrescere davanti alle numerose imprese, innumerevoli, il suo valore, un uomo che per molti giovani alpinisti delle generazioni seguenti è stato il simbolo di un'epoca realmente eroica. Il suo allenamento giornaliero era spalare il carbone per alimentare il fuoco e produrre il vapore necessario alla lavorazione  del tabacco, più di cento quintali ogni giorno.

 

I compagni di cordata lo ricordano anche per la sua fede indissolubile. Nelle notti passate in parete, attendendo le prime luci dell'alba per ricominciare l'ascesa, pregava con grande fervore e invitava gli altri a seguirlo. Era per lui imprescindibile la preghiera, un vero e proprio corollario spirituale allo sforzo fisico.

 

Armando è stato uno scalatore leggendario, un operaio instancabile, un cattolico fervido e infine un marito affezionato. Negli ultimi anni dopo la morte della moglie Nedda ha trascorso molto del suo tempo scrivendo pensieri e libri di memorie dedicati alla coniuge scomparsa, e forse il pensiero più bello da dedicargli è quello che li vede ora finalmente ricongiunti.

 

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