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Annegati dopo lo schianto, parla un testimone: "Siamo entrati in acqua, li abbiamo estratti e soccorsi con massaggio cardiaco"

Matteo Bonazza, che era con le vittime alla cena aziendale ricostruisce quanto avvenuto questa notte a Campodazzo: "Questa mattina sono comparse le reti di protezione ma ieri non c'erano. Era buio e loro con l'auto hanno sbagliato a imboccare il piccolo ponte"

Queste le reti di protezione apparse in mattinata nel punto in cui la macchina è uscita di strada
Di Donatello Baldo - 20 novembre 2016 - 15:53

BOLZANO. “Eravamo tutti ad una cena aziendale, una serata bellissima a cui era presente anche il datore di lavoro”. E' Matteo Bonazza a raccontare quello che è successo questa notte a Campodazzo. Una tragedia che ha visto Alessandro Conti e Giulia Valentini perdere la vita. Sono annegati in un torrente dopo che la vettura su cui viaggiavano è precipitata dalla strada secondaria che porta al maso Wasserer, un'osteria della zona.

 

“Non c'entra l'alcol, non c'entra nemmeno la velocità – assicura Matteo – alla cena non si è ecceduto e nel ritorno verso casa, appena imboccata la strada che scenda dal maso, eravamo in carovana, una macchia dietro all'altra”.

 

Ma allora cos'è successo, come ha fatto la vettura su cui viaggiavano i giovani trentini a finire nel greto del torrente e rimanere annegati? “Due delle automobili hanno passato il ponticello, ma la terza ha sbagliato l'imbocco: lì non c'era luce, non c'erano guard-rail, nessuna protezione. È bastato poco che sono volati per otto metri, ruote all'aria, sul fondo del torrente”.

 

Il ricordo della notte passata è troppo vivo e Matteo deve farsi forza per continuare il racconto. A volte tossisce per nascondere l'emozione, si scusa, prosegue: “La strada era scoscesa, era uno sterrato, per questo era impossibile correre, ve l'assicuro. Ma non si vedeva, non c'era nessuna segnalazione di pericolo, nessuna protezione”

 

“I primi a dare i soccorsi siamo stati noi della comitiva. Siamo riusciti a estrarre le due ragazze intrappolate nella parte posteriore dell'automobile: una di loro era incolume, mentre all'altra abbiamo iniziato a praticare la respirazione bocca a bocca e e il massaggio cardiaco”. Ma per le altre due persone, quelle sedute sui sedili anteriori, il recupero è stato molto più difficile.

 

“Siamo riusciti a estrarre solo uno di loro – racconta Matteo – e ci siamo messi a praticare anche su di lui il massaggio cardiaco. Senza esito però”.

 

Poi la corsa all'ospedale, anche per uno dei ragazzi che si è ferito nel tentativo di prestare soccorso. Per gli altri, per i due che non ce l'hanno fatta, il trasporto alla camera mortuaria.

 

Una serata splendida quella passata tutti assieme alla cena aziendale – ripete Matteo Bonazza – e che nessuno dica che c'entra l'alcol o la velocità. Sul tracciato dove ieri notte è uscita di strada la macchina non era presente alcun guardrail, nessuna rete rete di protezione, alcuna segnaletica, e il tratto non era illuminato”.

 

La cosa strana, che Matteo Bonazza ci tiene a segnalare, è che questa mattina – come si vede dalla foto che ci ha inviato - è comparsa la segnaletica, la rete di protezione e tutte le accortezza necessarie per impedire ad un'automobile di finire nel fossato sottostante.

 

Se tutto questo fosse stato fatto prima – afferma commosso e arrabbiato insieme Matteo – questa tragedia si sarebbe potuto evitarla”. E oggi non saremmo qui a piangere le giovani vite di un ragazzo e di una ragazza che ora non ci sono più. 

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