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'Antenne Migranti' sulla protesta dei profughi in via al Desert: "Un esercizio di democrazia. Un'occasione di confronto sereno"

Il gruppo di attivisti volontari che assieme alla fondazione Alexander Langer Stiftung, stanno promuovendo un monitoraggio della situazione dei migranti nelle stazioni e nelle città da Verona al Brennero, prende posizione su quanto accaduto ieri. Molto critica la Lega Nord: "Anziché ringraziare per ciò che viene dato loro protestano per ottenere di più"

Di Luca Pianesi - 16 marzo 2017 - 19:36

TRENTO. Nessun sequestro o violazione, piuttosto "un esercizio di democrazia". Definisce così la protesta inscenata ieri, nel centro d'accoglienza di via al Desert, da parte di alcuni profughi l'associazione "Antenne Migranti". Un gruppo di attivisti volontari che conoscono bene la questione e che, assieme alla fondazione Alexander Langer Stiftung, stanno promuovendo un monitoraggio della situazione dei migranti nelle stazioni e nelle città sulla tratta Verona-Brennero. E, chiaramente, quella che da qualcuno è stata definita "rivolta" e che anche a noi, invece, è parsa, piuttosto, una protesta (giusta o sbagliata ma pur sempre una protesta), non poteva lasciare indifferenti chi da tempo si batte per prevenire eventuali violazioni dei diritti dei migranti.

 

"Avendo presenziato parte dell'incontro avvenuto a Trento - spiega Antenne Migranti - tra i richiedenti asilo in protesta alla residenza Fersina e figure autorevoli del sistema di accoglienza trentino, ci sentiamo in dovere di fare alcune considerazioni che possano andare un po' oltre le banalizzazioni quotidiane. La giornata di ieri c'è sembrata un'occasione di confronto e di dibattito anche sereno. Tra un sistema di accoglienza, quello trentino, che, seppur con molti difetti e contraddizioni, di cui sarebbe giusto iniziare a parlare, porta avanti da tempo un grande sforzo per generare un'accoglienza che sia utile a tutti, migranti e cittadini italiani. Ed un gruppo di persone che vivono una situazione di privazione della loro dignità. Prima di tutto: non corrisponde ai fatti scrivere, come riportato su un sito locale di dis-informazione, che la questura ha dovuto sfondare i cancelli della struttura. Non appena la questura e i rappresentanti della Provincia si sono presentati ai cancelli, gli ospiti li hanno fatti entrare. Questa modalità di agire, diciamolo, è l'unico modo che i richiedenti asilo hanno di richiamare l'attenzione e potere incontrare i massimi responsabili dell'accoglienza. Attirando l'attenzione con una protesta. Non avrebbe più senso pensare che, ogni tanto, siano le stesse autorità a presentarsi nelle grandi strutture a verificare la situazione, dialogare con le persone, spiegare le difficoltà dell'accoglienza, senza lasciare soli gli operatori e senza aspettare le proteste?"

 

"Secondo - prosegue l'associazione - la protesta di ieri è nata innanzitutto come richiesta di rispetto della legge e per poter lasciare più velocemente le strutture pagate 'con i soldi degli italiani'. La legge prevede che l'esame della domanda di asilo si svolga in termini ragionevoli, che nei migliori dei casi dovrebbe limitarsi a 36 giorni, mentre nella realtà le persone attendono anche due anni prima di avere una risposta dalla Commissione Territoriale competente, ingolfando così il sistema d'accoglienza. E' assolutamente vero che la Provincia non ha alcuna responsabilità in questi ritardi, ma bisogna interrogarsi su quanto sia giusto accettare questa inefficienza del sistema come fosse una calamità naturale? Ad esempio, i tempi d'attesa per la domanda di protezione internazionale in questura (il cosiddetto Mod. C3) dovrebbero essere da normativa di un massimo di 10 giorni. Perché a Trento la questura fa attendere per questa fase "preliminare" anche più di 3 mesi? Un anno fa, a maggio, ci fu una protesta analoga: i tempi di attesa si sono dimezzati, ma rimangono ancora troppo lunghi".

 

E poi c'è il tema del vitto che tanto ha fatto arrabbiare partiti di destra e centro-destra. La frase che circola (assieme al "ma c'hanno il cellulare e non si vestono di stracci") è "ma come, già li accogliamo, li ospitiamo e li nutriamo e questi si permettono pure di dire che una cosa non gli piace?". Della serie: zitti e muti che già vi stiamo facendo un piacere. Eppure sarebbe bene ricordarsi che prima di essere profughi, migranti, persone in cerca di un visto o di un futuro diverso, questi sono esseri umani ed è nel loro pieno diritto di uomini cercare di migliorare la loro condizione. Pacificamente, senza sforare nella violenza. Ma protestare è un diritto, anche dell'ultimo degli ultimi. Poi, ovviamente, è un nostro contro diritto dirgli "non si può, questo è il massimo che possiamo fare", spiegargli, cercare altre soluzioni.

 

"Chiunque abbia avuto a che fare con il mondo dell'accoglienza prova un certo fastidio quando si viene accusati di fornire cibo di scarsa qualità - spiega a riguardo Antenne Migranti -. Ma bisogna considerare il valore fattuale e simbolico del cibo per le persone dentro ad un sistema di accoglienza. Mangiare per un anno sempre gli stessi cibi, sempre aspettando in coda, e senza mai potere cucinare da soli ed avere in tal senso un minimo margine di autonomia nella propria vita, tutto questo, sul lungo periodo, diventa fonte di stress. Nonostante la consapevolezza di questo problema da parte dei responsabili e l'impegno nel cercare di garantire il prima possibile alle persone la possibilità di cucinare in autonomia, è importante che via sia anche la disponibilità a non passare subito a giudicare come inaccettabile ogni forma di protesta. Ogni tanto confliggere è sano, permette di 'sedersi in cerchio' e provare a confrontarsi. Questo è quello che, a nostro avviso, è successo ieri: un'assemblea partecipata, non un sequestro od una violazione. Ci piacerebbe vivere più momenti di questo tipo, e non solo nel sistema d'accoglienza per i richiedenti asilo".

 

Di parere diametralmente opposto la Lega Nord che davanti al centro di accoglienza di via Fersina oggi ha tenuto una conferenza stampa per manifestare il proprio dissenso circa quanto accaduto, rimarcando quelle che, a detta loro, sono le responsabilità politiche del governo provinciale (e nazionale) circa le fallimentari politiche di accoglienza messe in campo fino ad ora. "Le proteste di ieri hanno dimostrato e sancito ancora una volta il fallimento di questa politica di accoglienza - hanno detto Maurizio Fugatti, Devid Moranduzzo, Gianni Festini Brosa e Cristina Linardi - di questa Provincia che non ha fatto altro che alimentare le pretese di coloro che sono i destinatari di queste politiche, anziché ringraziare per ciò che viene dato loro e sempre più spesso protestano per ottenere di più. I profughi che la nostra Provincia ha tanto a cuore, per cui spende una quantità di risorse che ha dell’incredibile, sono giovani spavaldi e ben vestiti, che passano le giornate a bighellonare per la città, con cellulari di ultima generazione. E sono gli stessi che protestano per la cattiva qualità e varietà del cibo, per la sistemazione in residenze collettive e per i tempi di attesa nell’esame delle domande di accoglienza, alla faccia di tutte quelle famiglie e di quei trentini che si trovano sotto la soglia di povertà e che da questa Provincia e da questo Governo non ottengono certo la medesima attenzione. Questo buonismo che ha caratterizzato le politiche di accoglienza messe in campo dalla sinistra autonomista deve finire, è venuto il momento di dire basta a quest’immigrazione incontrollata, le risorse che abbiamo a disposizione vanno utilizzate per i nostri anziani, i nostri giovani e le nostre famiglie".

 

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