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Attentato alla scuola di polizia di Brescia, indagati due anarchici trentini. C'è anche Sorroche l'uomo che aveva insultato a Genova Ignazio La Russa

La procura di Brescia dopo un anno di indagini ha iscritto nel registro degli inagati Juan Antonio Sorroche Fernandez e Manuel Oxoli entrambi residenti in provincia di Trento. L'accusa è di attentato con finalità terroristiche e detenzione e fabbricazione di esplosivo

Di Luca Pianesi - 10 gennaio 2017 - 11:30

BRESCIA. Sono trentini i due anarchici che sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Brescia per l'attentato esplosivo al portone della scuola di polizia della città lombarda. Il Giornale di Brescia riporta anche i nomi: sono Juan Antonio Sorroche Fernandez di 40 anni, spagnolo e il 35enne Manuel Oxoli nato a Brescia entrambi residenti in provincia di Trento. L'accusa è di attentato con finalità terroristiche e detenzione e fabbricazione di esplosivo. Fernandez è un anarchico spagnolo ritenuto appartenente al ‘gruppo di Rovereto’ ed era stato arrestato, in passato, anche in Spagna, nel 2006 nell'ambito di un’operazione condotta dai Carabinieri del Ros di Trento in collaborazione con la Guardia Civil in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dalla magistratura trentina.

 

All'epoca 29enne, era latitante, dopo essere evaso dalla comunità di Commessaggio (Mantova), dove si trovava dopo avere ottenuto l’affidamento ai servizi sociali per una condanna a 10 mesi di reclusione relativa a una colluttazione con i carabinieri avvenuta a Rovereto. Nel 2009 era salito, poi, agli onori della cronaca per aver insultato per strada l'allora ministro della difesa Ignazio La Russa ed essere stato picchiato dall'allora senatore Bornacin che accompagnava il ministro tra i vicoli di Genova.

 

 

 

 

L'attentato alla scuola di polizia di Brescia è avvenuto il 18 dicembre del 2015 con un ordigno costituito da otto chilogrammi di polvere da sparo che finì per danneggiare la porta della scuola. Un'esplosione che, secondo gli investigatori, avrebbe potuto provocare conseguenze ben più gravi se non fosse avvenuta all'alba intorno alle 4 del mattino. La rivendicazione arrivò alcuni giorni dopo da parte della cellula anarchica Acca, sigla fino a quel momento ignota agli investigatori della Digos che hanno condotto le indagini.

 

Grazie alle riprese dalle telecamere di video sorveglianza, che mostravano un individuo con il volto coperto mentre piazzava l’ordigno rudimentale, gli investigatori sono riusciti a risalire a quelli che sono i supposti attentatori. In possesso anche delle impronte digitali degli attentatori, adesso gli inquirenti le confronteranno con quelle dei due anarchici "trentini".

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