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Berlino, la docente trentina nella capitale: "Colpito un simbolo di pace". Il Sindaco Andreatta: "Contromisure anche al mercatino di Trento"

La cancelliera Merkel profondamente scossa: "Non vogliamo vivere nella paura anche se queste sono le ore della paura nel nostro Paese". L'attentato è avvenuto a Charlottenburg, quartiere gemellato da 50 anni con Trento. Dorigatti: "Ferocia fanatica. Solidarietà alle vittime. L'Europa deve restare unita per affrontare questi momenti" 

Di Luca Andreazza - 20 December 2016 - 12:27

TRENTO. La mattina berlinese segue la retorica del giorno dopo. La capitale tedesca si è svegliata sotto schock e spaventata. Alessandra Galizzi, docente trentina di storia dell'arte al dipartimento di Lettere e Filosofia dell'ateneo di Trento, vive a Berlino ancor prima della caduta del muro. "I morti per ora sono 12 - ci dice - e i feriti 48, alcuni dei quali molto gravi. I tedeschi sono ancora molto cauti e si parla al condizionale: si tratta di un probabile attentato e l'autore è probabilmente un rifugiato pakistano in Germania da circa un anno".

 

Un avvenimento che segue soltanto di pochi giorni l'arresto di un uomo turco di 31 anni, fermato ad Amburgo con l'accusa di spionaggio per conto dei servizi segreti di Ankara. "La convinzione che Berlino fosse nel mirino era ben presente - spiega Galizzi - ma si pensava che la sicurezza sarebbe riuscita a intervenire in tempo. Questo possibile attentato pone inoltre l'accento sulla difficoltà a gestire questi spazi così aperti, dove per quanto sia massima l'allerta è comunque difficile monitorare tutti gli aspetti".

 

In queste ore anche la politica tedesca si infiamma e la destra è partita subito all'attacco, definendo le vittime "i morti della cancelliera Merkel e della sua politica di accoglienza - continua la docente trentina - mentre altri rappresentanti invitano a misurare i toni in questi momenti di lutto". Dopo aver invocato l'unità della popolazione, la cancelliera ha affermato che si tratta del gesto di "un richiedente asilo, ma la politica sui profughi non cambia".

 


 

Intorno alle 20.15 di lunedì 20 dicembre, un camion ha invaso un marciapiede nei pressi della Gedächtniskirche (la Chiesa della commemorazione, ndr) che si trova proprio in mezzo al mercatino di Natale, una zona commerciale e molto frequentata: "La stampa ipotizza - conclude Galizzi - che la scelta di questo luogo non sia ovviamente casuale. La Chiesa, collocata al centro di Berlino Ovest, rappresenta un simbolo della pace e un monumento contro i conflitti, oltre che essere uno dei cuori della cristianità".

 

La chiesa, che fu gravemente danneggiata nel 1943 durante la seconda guerra mondiale a seguito di un bombardamento alleato e che ridusse questo edificio a una solitaria rovina ribattezzata der hohle Zahn ("il dente cavo"), si trova al centro del quartiere Charlottenburg, gemellato con Trento da 50 anni. Per questo anche il Sindaco Andreatta ha voluto inviare un messaggio di cordoglio al collega berlinese: "La violenza non è mai la risposta ai problemi. Siamo sgomenti e abbiamo manifestato la nostra solidarietà alle famiglie, alle vittime e ai feriti. Questo attentato ha colpito proprio Charlottenburg, una piazza che conosciamo bene per l'amicizia che ci lega con il quartiere. Questo atto ha creato allarme in tutta Europa e domani nel comitato di ordine pubblico verranno prese delle contromisure in termini di sicurezza e prevenzione anche in città e ai nostri mercatini. Sarà l'occasione per approfondire se ci sono nuove direttive da Roma".

 

 

 

 

Anche il presidente del consiglio provinciale Bruno Dorigatti partecipa al lutto di Berlino e riflette sul momento attuale: "Colpendo con l’usuale ferocia fanatica, ancora una volta il terrorismo ha versato sangue innocente sulla via della paura e della lotta folle contro i valori, la cultura e le fedi dell’Europa. Davanti all’ennesimo massacro, come quello di Berlino e all'omicidio a sangue freddo dell’Ambasciatore russo ad Istanbul due sono i sentimenti che ci debbono muovere - continua - da un lato la vicinanza solidale ed un senso di pietas verso le vittime, le loro famiglie e le comunità tedesca e russa ferite, come già lo fu negli scorsi mesi quella francese; dall’altro la consapevolezza che lo sdegno morale non è più sufficiente e che oggi la domanda complessa del presente impone all’Europa intera politiche nuove e maggiormente condivise, anziché chiusure nei singoli egoismi e nelle convenienze momentanee".

 

"Senza un’Europa unita - conclude Dorigatti - saremo infatti tutti più deboli ed esposti all'impazzimento della violenza cieca. Senza l’Europa, nonostante i suoi molti problemi, saranno le culture dei nazionalismi a prendere il sopravvento e senza l’Europa non ci sarà quindi nessun futuro per gli europei. Solo in un ritrovato senso dello stare insieme si potrà quindi sperare di arginare la deriva dell’orrore che sembra lambire, ogni giorno di più, i confini incerti del nostro quotidiano, per provare a costruire insieme un domani diverso e migliore.

 

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