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Casa Pound in piazza Dante per la legalità, una serata surreale tra polizia, 'tossici' e un ubriaco che canta Faccetta nera e l'Internazionale

Sette furgoni della polizia, agenti in tenuta antisommossa ovunque, la via di fronte al Grand Hotel Trento bloccata da una macchina della polizia locale messa di traverso. Ma la vita, di quelli ai margini dell'umanità, resiste e assiste allo strano spettacolo di una piazza militarizzata

Di Donatello Baldo - 08 June 2017 - 10:19

TRENTO. Il "Presidio per la legalità" che i militanti di Casa Pound hanno organizzato in piazza Dante si è svolto in un clima surreale. I giardini della stazione circondati da sette furgoni della polizia, agenti in tenuta antisommossa ovunque, la via di fronte al Grand Hotel Trento bloccata da una macchina della polizia locale messa di traverso. Impossibile passare. Hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato legalità.

 

Ai margini della piazza, nei pressi della stazione delle autocorriere e all’incrocio tra via Pozzo e via Torre Vanga due distinte manifestazioni di protesta: una quarantina di anarchici e una decina di appartenenti ai sindacati di base, un paio di striscioni, qualche slogan lanciato a distanza.


I militanti di Casa Pound, capitanati dal loro leader Filippo Castaldini arrivano in macchina e parcheggiano nella via vuota davanti al palazzo del Consiglio regionale, scendono e si ammassano al centro, sotto al monumento di Dante. Senza bandiere, nessuno slogan, posizione da riposo, nessun atteggiamento militaresco. Da soli al centro della scena cercano nervosamente di apparire naturali, come un attore al centro di un palcoscenico cerca di chiudere la quarta parte per non sentirsi addosso gli occhi del pubblico.

 

Perché anche in piazza Dante c’è un pubblico, spettatori senza biglietto seduti comodi sulle panchine in attesa che succeda qualcosa. Ma nordafricani non se ne vedono. “No fratello - spiega un ragazzo tunisino che passa in bici a fare una ricognizione - qui stasera non c’è nessuno. Si sono spostati tutti, sono in Santa Maria. Niente ‘fumo’ qui”. Oggi è altrove, semplicemente a pochi passa da lì.

 

Non ci sono nemmeno i centroafricani, “quelli neri non ci sono mai la sera”. Ci sono solo la mattina, il pomeriggio. Ce lo dice sempre lui, il tunisino in bici. In piazza, ad assistere allo spettacolo, i rimasugli di un’umanità ai margini, qualche ubriaco, una ragazza sfinita dall’eroina, curiosi e giornalisti.

 

La ragazza, bionda, occhi azzurrissimi, cerca disperatamente che qualcuno le cambi dieci euro. Chiede due pezzi da cinque a tutti quelli che incontra, manifestanti o poliziotti che siano. Si avvicina anche al comandante dei Carabinieri Iacopini che gentilmente le consiglia di rivolgersi a qualche bar aperto. Ma la ragazza non desiste, continua barcollante il suo giro nella piazza biascicando la richiesta a chiunque incontri.

 

Altri due ragazzi, italianissimi, si fermano un poco sulla panchina. Si informano: “Ditemi - chiede uno di loro ai giornalisti presenti - questi sono ‘fasci’ e quelli giù in fondo sono anarchici, vero?”. Parlano tra loro mentre rollano una canna. Si raccontano che uno è senza lavoro, che l’altro abita in una casa Itea ma per l’Icef dovrebbe pagare di più. Si rollano la canna in faccia a tutti, poliziotti, Casa Pound. Poi se ne vanno, arrabbiati col mondo, stanchi a vent’anni.

 

Il più allegro è Giorgio, ubriaco. Non gli sembra vero di essere al centro di qualcosa che succede per davvero. Spudorato affronta tutti, seduto comodo sulla panchina più vicina ai militanti dell’estrema destra: canta Faccetta Nera, poi intona provocatorio l’Internazionale, “Compagni, avanti il gran partito noi siamo dei lavoratori…”. Ma lo slogan che gli piace gridare più forte di tutti è questo, “La lotta di classe non ha confini/viva Gimondi/viva Altafini”.


Ridono tutti, giornalisti e poliziotti. Nervosamente anche quelli di Casa Pound. La serata è proprio strana, sembra sospesa nell’attesa, un vuoto interrotto soltanto dalle grida “Fascisti, fascisti” che arrivano da lontano, mente i ragazzi di Casa Pound (le ragazze si contano sulle dita di una mano) si fanno selfie a gruppetti cercando di mettere anche Dante nell’inquadratura.

 

Lo spettacolo annoia la coppia di studenti che abbracciati erano seduti su una panchina poco distante: “Sì - ammettono sorridendo mentre se ne vanno - siamo venuti qui per goderci lo spettacolo, credevamo si andasse allo scontro ma non succede niente”. Lui studia Ingegneria, lei Scienze sociali. Sulla panchina si erano portati anche il gelato, “sarebbero andati meglio i pop-corn”, dice lui con ironia.

 

Ma la panchina più strana è un’altra. Lì dove c’è il consigliere della Lega Nord Vittorio Bridi che parla con uno studente di Scienze internazionali. “Ha la maglia rossa, è siciliano e si sta facendo una canna”, dice Bridi divertito. “Che mondo, non avrei mai detto di passare una serata così”. Il ragazzo ride mentre rolla la cartina col tabacco: “Ma non è una canna, è una sigaretta”. E la T-shirt è quella della birra Duff, quella preferita da Homer Simpson.


Piazza Dante è surreale, comunque viva. La ragazza ‘tossica’, i giovani italiani che si fumano le canne, la coppia che si abbraccia sulla panchina, l’ubriacone con la sbornia allegra che fa ridere tutti e il consigliere Bridi della Lega che con il giovane di sinistra trova un punto in comune, l’odio per Matteo Renzi e per il Pd.

 

In ogni deserto, come la natura insegna, la tenacia della vita, anche dell’umantà ferita e messa ai margini, resiste comunque. Anche in piazza Dante. Semmai si sposta un poco verso Santa Maria, per poi tornare con il suo carico di contraddizioni che una manifestazione militarizzata non risolve di sicuro.

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